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Straperetana e la riscrittura ad arte del borgo contemporaneo

di Barbara Martusciello

Nel panorama della riattivazione e valorizzazione delle aree interne della penisola, la manifestazione Straperetana a Pereto, borgo in provincia dell’Aquila – arroccato nella regione storica della Marsica e affacciato Piana del Cavaliere – rappresenta un paradigma d’indagine critica non riducibile alla semplice categoria della mostra diffusa o d’intervento site-specific.

Infatti, questa kermesse ciclicamente proposta ha operato e opera come un vero e proprio dispositivo di decodifica territoriale e d’infiltrazione estetica nei vuoti, nelle stratificazioni architettoniche e nelle maglie antropologiche del borgo medievale anche noto come La porta d’Abruzzo.

Le stradine, alcune abitazioni abbandonate, le cantine, le piazze e le architetture storiche come Palazzo Maccafani sono diventate, nel corso degli anni e nelle diverse edizioni della kermesse, matrici semantiche con cui gli artisti invitati hanno dialogato in un regime di risonanza o di cortocircuito visivo.

L’approccio teorico che sottende la manifestazione, eludendo le insidie della folklorizzazione e della monumentalizzazione dell’arte pubblica tradizionale, ha problematizzato il concetto di periferia culturale, riattivando la memoria materiale del luogo, innescando nuove geografie di senso e in qualche misura rigenerandolo.

Straperetana ha ospitato oltre centosessanta artisti e ha richiamato migliaia di visitatori; giunta alla sua X edizione, è stata fondata nel 2017 da Paola Capata – Galleria Monitor – e Delfo Durante e, dopo le prime curatele di Saverio Verini, le ultime due sono state dalla stessa Paola Capata e con Annalisa Inzana.

Passeggiare per il borgo durante la rassegna significa fare un percorso di scoperta, dove l’arte si trova sia camminando per strada, sia entrando nei luoghi; per questo 2026, nelle sale intime del Palazzo Maccafani.

La novità di quest’anno vede un punto di svolta fondamentale: gli interventi artistici realizzati per le vie del paese non sono più solo temporanei, ma vanno a costituire l’inizio di una collezione permanente a cielo aperto.

La scelta degli artisti protagonisti è caduta quindi su Elisa Montessori e Flavio Favelli le cui ricerche sanno interrogare i temi della memoria, del frammento, dell’abitare e dell’affioramento poetico: sia in dialogo con lo spazio urbano di Pereto sia tra di loro a Palazzo Maccafani.

La ricerca artistica di Montessori (Genova, 1931) si basa da sempre sulla forza del disegno, sul gesto fluido della mano e sulla capacità di trasformare intuizioni intime e spunti letterari in segni visivi leggeri ed essenziali.

Per Montessori il valore della metamorfosi non è solo afferente alla poetica ma anche all’etica. La linea non serve a chiudere ma a raccontare un movimento libero, ispirato alla natura, al mutare delle stagioni e alla calligrafia.

La ricerca di Favelli (Firenze, 1967; vive a Montepastore, Bologna) si lega agli oggetti del passato, alla materia, la memoria collettiva e le icone della cultura visiva italiana.

Da tempo interessato a portare la sua investigazione verso una pubblica fruizione, ha spesso realizzato murales accanto ad opere con materiale di recupero modificato e riassemblato per riportare a galla le storie, le nostalgie e le contraddizioni della nostra cultura visiva e domestica.

A Palazzo Maccafani i due artisti si sono trovati insieme: la contenuta personale di Montessori ha raccolto carte storiche e recenti e opere tridimensionali.

Le minute ceramiche (realizzate insieme alla ceramista Elisabetta Seber) dipinte, dalla foggia di scarpe femminili antiche, alludono a tematiche femminili e “a quella costante lotta di emancipazione portata avanti per tutta la vita” proprio dalle donne (e dalle donne artiste).

Un’installazione ha invece giocato sul colpo d’occhio dell’effetto-labirinto per originare un percorso serpentino fatto dallo srotolamento ambientato di un cartone di 30 metri dipinto con tracce d’esistenza: il richiamo è alla memoria, perchè questo Labirinto (1989) è stato esposto per la prima volta dopo quasi quarant’anni.

Ha mostrato un’edificazione mai verticistica perché posta come un cammino lirico e significativo come quello aperto dall’arte, che qui ha fatto un riferimento “al continuo svolgersi e riavvolgersi nel ricordo”.

immagine per Straperetana X Edizione - Installation view, Elisa_Montessori. ph.Giorgio Benni
Straperetana X Edizione – Installation view, Elisa Montessori – ph. Giorgio Benni

Favelli ha proposto il video Bologna Centrale (2026), commovente come lo sono certi ricordi del passato e quelli familiari; e sculture e assemblaggi.

in particolare, Black&Ivory (2024) e San Vitale (2026) sono resi adattando piccoli mobili in legno o parti di essi riassemblati e dipinti; Fondazza (2026) usando una cassetta che conteneva spumante come superficie per un dipinto nei toni cerulei; soft Arancio Rosso Antico (entrambe inedite, datate 2026) usano vecchie confezioni di bibite: una vecchia scatola di Oransoda, assemblata con pezzi provenienti da altre scatole e dipinta in arancione per la prima, una vecchia confezione di birra dipinta nei toni del rosso per la seconda.

Tutte nobilitano materiali di scarto attraverso il linguaggio dell’arte.

Gli interventi permanenti per le vie di Pereto dei due artisti sono difformi ma entrambi poetici e di facile godimento, ma da quella leggerezza pensosa che, italocalvinianamente, non è semplicismo ma essenzializzazione.

Così, Elisa Montessori ha scelto di puntare sulle mani: altamente simboliche, le mani sono operose; possono indicare, stringere e stringersi, abbracciare (ma anche allontanare se necessario); in questo caso si fanno laboriose e accoglienti.

L’opera – che riproduce su una lastra di metallo uno dei suoi primi disegni, La mano sinistra, realizzato nel 1948 – si mimetizza e allo stesso tempo spicca sul muro, integrandosi con la luce e lo scorrere quotidiano del tempo del paese.

Nulla di impositivo: non è un monumento ma un segnale, un’impronta delicata che invita chi cammina a fermarsi e osservare da vicino. Del resto, la poesia – come indicavano Rilke, pascoli e i crepuscolari – è nelle piccole cose

Flavio Favelli è tornato al murale: stavolta, su un muro lungo 36 metri al Belvedere del paese. Ha qui usato il colore e una composizione accattivante dal carattere decorativo, che sa di antico, come certi merletti realizzati a mano dalle e dagli abitanti del borgo (alcuni di questi manufatti tessili sono ancora oggi visibili stesi tra i vicoli).

Sui toni chiari dell’azzurro vibrante e di un verde desaturato, Favelli ha preso a pretesto una stella attinente originariamente a una parte della grafica di un “antico liquore abruzzese”, come l’artista ha raccontato.

Attingendo a questo repertorio di archeologia visiva e commerciale locale (Francesco Jannamico Liquori, dal 1888 ancora produttivo), ha trasformato l’elemento dell’etichetta in una grande pittura che ha, sì, una sua lontana memoria ma ormai decontestualizzata e posta nell’attualità di un luogo e di una fruizione collettiva.

Gli abitanti e il pubblico sono così portati a riflettere sulla labilità del confine tra tradizione e storia recente, tra ricordi privati e spazio pubblico: un processo che l’artista innesca normalmente in ogni suo lavoro.

Ci dice: “Il ruolo della buona arte è mettere le cose dove di solito non ci stanno, e metterle in un modo diverso, con equilibrio”.

L’edizione 2026 di Straperetana, in quanto progetto di sedimentazione strutturale, dimostra ancor di più come l’arte contemporanea possa inserirsi nei territori senza alterarli, lasciando tracce permanenti capaci di parlare un linguaggio potenzialmente per tutti, mai neutrale – men che meno oggi – e sempre trasformativo.

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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