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Gianni Celati, atipico pioniere alla ricerca dell’altrove italiano insieme con Luigi Ghirri. Benedetto pure da Calvino

di Barbara Martusciello

Gianni Celati è stato intellettuale e figura originale della nostra letteratura del dopoguerra, uno sperimentatore di linguaggi e un grande traduttore (ad es. di Céline e Joyce), attento e sagace studioso della lingua italiana e – come ha ricordato il Ministro della Cultura, Dario Franceschini – “delle sue sonorità”.

Scomparso nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2022, a 84 anni (in Inghilterra, a Brighton, dove aveva scelto di vivere dal 1990 e dove era ricoverato da qualche tempo), è stato un atipico pioniere in molti campi e uno che scrivendo, andando sul campo, documentando, imparava. In questo, ci ha lasciato un testamento e una lezione da cui trarre insegnamenti preziosi.

Celati ha dialogato mirabilmente con il Cinema, che praticò in una declinazione documentaristica particolare (e in parte ghirriana, come diremo); e con la Fotografia: grande amico di Luigi Ghirri e dei fotografi di Viaggio in Italia, è stato un sagace narratore del nostro Paese meno noto, quello “dell’altrove”, dei terzi paesaggi, delle tante realtà.

Fu Ghirri a volere che Celati prendesse parte, con un suo testo, al lavoro fotografico straordinario che divenne un libro e una mostra, quel Viaggio in Italia (1984) palesatosi poi come seminale.

Quell’impresa è stata e resta un paragrafo fondamentale della Storia della Fotografia italiana e rappresenta anche “l’inizio di una nuova avventura letteraria per Gianni Celati” (Marco Belpoliti, “doppiozero”, 03 agosto 2016), fotografato egli stesso, e più e più volte, da Ghirri nelle loro numerose peregrinazioni e collaborazioni (dal 1981) da cui Celati trarrà anche molti dei suoi racconti e documentari.

Così, ad esempio, ecco la raccolta Narratori delle pianure, 1985, ambientata sulla valle del Po, “un libro che ha al suo centro la rappresentazione del mondo visibile, e più ancora una accettazione interiore del paesaggio quotidiano in ciò che meno sembrerebbe stimolare l’immaginazione”, come scrisse Italo Calvino nell’annuncio della pubblicazione; ecco Quattro novelle sulle apparenze, 1987; i diari di Verso la foce, 1989, che egli stesso definì “racconti d’osservazione”, nati seguendo Ghirri e i fotografi del citato Viaggio in Italia nella val Padana in cui, scrisse, “si respira un’aria di solitudine urbana” e dove la mattina molto presto “la luce è tutta assorbita dai colori del suolo. Il colore azzurrino fa svanire le distanze”.

Questa modalità narrativa dell’osservare, del mostrare, senza troppo precisare, descrivere, spiegare, è esattamente quello che Ghirri e l’esperienza dei fotografi di Viaggio in Italia hanno portato nella Fotografia; un carattere che ritroviamo anche nei suoi documentari.

In Strada provinciale delle anime, 1991 (mosso da una richiesta di Angelo Guglielmi, allora direttore di Rai3), Celati percorre ancora l’area del delta del Po, ma stavolta su una corriera azzurra, accompagnato da amici e parenti e, in auto, l’inseparabile Ghirri che scatterà durante tutto il percorso: diverrà una sorta di road movie, dialogo, reportage, diario fatto di appunti visivi e linguaggio contaminato. Una bomba, dal titolo incantevole, derivato da un cartello stradale, forse indicazione per un cimitero di campagna o legato a un qualche cammino spirituale, chissà…

Case sparse. Visioni di case che crollano, 2002, è imperniato sulla tragedia e la perdita di valori in un paesaggio di desolazione pure attorno al delta del Po. Ma è anche una conferma il paesaggio è quell’incrocio tra natura e cultura dal delicatissimo confine.

Tutti i suoi documentari/documenti, come tutte le sue opere, sono fortemente visivi più che narrativi e sono politici, pur se in una maniera molto personale; cercano, e cercano di capire, condividendo con lo spettatore – e nei libri con il lettore – questa ricerca in progress.

E’ un po’ anche quello che fa, nel 1999, realizzando il commovente, pregevole documentario Il mondo di Luigi Ghirri (secondo dei tre titoli che compongono Cinema all’aperto): omaggio affettuoso all’amico prematuramente scomparso qualche anno prima e testimonianza storico-critica, con immagini, aneddoti, visioni, interventi di amici e intellettuali, sul lavoro del grande fotografo ma soprattutto sul suo procedere creativo.

immagine per Gianni Celati e Luigi Ghirri
frame del documentario Il mondo di Luigi Ghirri, di Gianni Celati

Celati chiarirà: “Il documentario è sviluppato con il modo di guardare che Ghirri ci ha suggerito ed insegnato con le sue fotografie: sviluppare una visione ambientale, che sia un modo affettivo di guardare alle cose.”

Entrambi, diversamente ma con una sensibilità affine, desideravano liberare il paesaggio italiano dalla visione e considerazione stereotipata della bella cartolina.

Non a caso, Celati scriverà, a proposito delle fotografie dell’amico, che esse non documentavano niente di preciso perché volevano farti vedere; e proprio grazie a questo “farti vedere anche le cose più insignificanti, meno fastose” egli dava “alle cose la dignità dell’essere”.

Nessuna tentazione predatoria, men che meno colonialista, nel lavoro di entrambi, lasciato libero in un peregrinare per l’Italia; e muovendosi insieme, Celati prendeva appunti sulle piccole cose, sulla campagna, le persone, odori, suoni, percezioni, vita quotidiana delle persone…, dicendo a se stesso: “Questo non è letteratura, (…), è un reportage sulla visione che abbiamo dei posti”, immagini trovate piuttosto che cercate; e infatti, il suo testo di accompagnamento a Viaggio in Italia sarà da lui indicato proprio come “reportage” (Verso la foce. Reportage per un amico fotografo).

L’autore delle Comiche e di Narratori delle pianure, apprezzato anche da Italo Calvino, che l’aveva pubblicato in una delle collane sperimentali dell’Einaudi nel 1971 e che divenne suo mentore e sodale, fu punto di riferimento egli stesso: di “Enrico Palandri, Claudio Piersanti e Pier Vittorio Tondelli, suoi allievi al mitico Dams di Bologna , che a Celati rimasero legati per stima e amicizia” (Marco Belpoliti, “La Repubblica”, 03 gennaio 2022).

Si può dire che, “come un altro autore cui somiglia, seppure in modo antitetico e rovesciato, Pier Paolo Pasolini, Gianni Celati sia stato uno specialista in umiltà” (cit.).

Già; e “la sua capacità d’ascoltare gli altri e di dialogare con tutti si mescolano a un carattere imprevedibile, bizzarro e unico e senza dubbio affascinante. Non sarà facile dimenticarlo proprio per questa sua personalità eccezionale”. (cit.)

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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