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Elisabetta Benassi. L’ottava Testa nel Chiostro di Michelangelo è mash-up vivo.

di Barbara Martusciello

Già vincitrice di premi connessi ad alcuni importanti Art Prize e commissioni – si pensi a Empire, 2018, installazione per il Museo Nazionale Romano, dal 2022 nella sede di Crypta Balbi – e celebrata per i suoi vent’anni di carriera con la sua prima ampia antologica in un museo pubblico, il MACRO di Roma, Elisabetta (Betta) Benassi è tornata in un museo romano.
Più precisamente, si tratta del Chiostro di Michelangelo, che si trova al centro delle Terme di Diocleziano, uno dei gioielli archeologici della Capitale. Vi è entrata in pompa magna, ma con il garbo del confronto con il luogo e la sua storia antica.

immagine per Elisabetta Benassi -l'ottava testa - Terme Diocleziano, Roma, 2024 -ph. Paolo Di Pasquale
Elisabetta Benassi -l’ottava testa – Terme Diocleziano, Roma, 2024 -ph. Paolo Di Pasquale

Il passato ha una sua forza peculiare e parla continuamente, va fin dentro il futuro; e le sue radici sono profonde, quindi è fondamentale non solo e non tanto onorarle con la dovuta attenzione, ma riportarne in luce il lascito, traccia di appartenenza comune e di un’identità artistica, culturale ed emotiva in cui possiamo riconoscerci un po’ tutti cercando di ravvedere ciò che unisce e non solo i distinguo. Sembra un po’ anche questo ciò che ha mosso il lavoro di Elisabetta Benassi (Roma, 1966) per realizzare la sua ottava testa.

Questo site specific ha primeggiato su altre proposte – di Giorgio Andreotta Calò, di Monica Bonvicini, di Paola Pivi e di Francesco Vezzoli – connesse a un concorso promosso dal Museo Nazionale Romano e dall’Associazione Mecenati Roman Heritage, onlus dalla missione virtuosa: prima, dall’anno della sua nascita, il 2013, esordisce come Associazione Mecenati Galleria Borghese per la valorizzazione e tutelare del patrimonio della stessa Galleria, poi, dal 2017, con visione più ampia, intesa a sostenere musei, monumenti, archeologia e parchi storici prevalentemente della Capitale, e strutturata da una lista di Soci forti (e fondi non indifferenti: ad oggi dichiarano un investimento totale di 104.000 euro, e di budget dedicato a progetti urgenti e special pari a26.600 euro). La  struttura, come si legge negli intenti comunicati, assai pregevoli, svolge e appoggia “attività di studio, ricerca scientifica e documentaria di rilevante valore culturale; realizza progetti di recupero e restauro con l’impegno di responsabilizzare e coinvolgere i privati in una logica moderna di cooperazione con il pubblico; organizza e sostiene iniziative volte a creare reti relazionali che possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi prefissati.” Come questa iniziativa, che ha coinvolto, in un comitato scientifico apposito, Maite Bulgari, regista, produttrice indipendente, nonché mecenate e collezionista d’arte, Damiana Leoni, Contemporary Art Consultant, Massimo Osanna, Direttore generale Musei presso il Ministero della Cultura, Ludovico Pratesi, curatore e critico d’arte e Stéphane Verger, Direttore del Museo Nazionale Romano.

Come ha raccontato proprio Verger, l’ottava testa si lega “all’importante percorso di restauro innovativo – con uso di biocidi naturali e oli essenziali – sostenuto proprio dall’Associazione Mecenati Roman Heritage per riportare allo splendore originale sette sculture in marmo che dalla fine dell’Ottocento sono negli spazi del chiostro”; si è voluto quindi creare un dialogo, una sorta di ponte tra scultura antica e contemporanea, completando qualcosa di mancante.

Infatti, sette teste preesistenti in loco sormontano ognuna un pilastro ma l’ottavo alto basamento, pur presente, non era ancora adornato da alcuna scultura: come fosse in attesa di un suo compimento futuro, quasi un richiamo per i secoli e le generazioni a venire. Compimento che è finalmente arrivato, presentato a giugno 2024 e celebrato da una conferenza stampa e da un elegante evento di gala (alla presenza dell’allora Capo di Gabinetto del Ministero della Cultura Francesco Gilioli, del Direttore del Museo Nazionale Romano, del Presidente di Mecenati Roman Heritage Ugo Pierucci, del membro del comitato scientifico de L’ottava testa Maite Bulgari, del Direttore generale Musei presso il Ministero della Cultura Massimo Osanna, da Ludovico Pratesi, dal Presidente della Commissione Cultura alla Camera dei Deputati Federico Mollicone).

L’opera della Benassi è stata giudicata meritevole di realizzazione e collocazione per capacità di “relazione tra la testa di animale e il suo supporto” – e ovviamente! – e attivando “riflessioni sulla capacità dell’artista di affrontare il soggetto attraverso un utilizzo consapevole della forza innovativa dei linguaggi del contemporaneo in rapporto all’arte classica” quindi inserendosi “in maniera perfetta con l’insieme delle opere presenti nel Chiostro – e ci mancherebbe il contrario! –, fornendo, in ultima analisi, “una soluzione originale, di alto valore semantico e simbolico” e “profondamente legata alla storia di Roma”.

Andiamo ora più nei dettagli.

Al centro delle meravigliose Terme di Diocleziano c’è un accattivante chiostro forse non abbastanza conosciuto persino dai romani. Inaugurato nel 1565, di matrice michelangiolesca, è segnato da quattro itinerari principali contraddistinti da quattro coppie di pilastri che alla fine dell’Ottocento, quando l’edificio viene deputato a Museo Nazionale Romano, sono abbelliti ognuno da una monumentale scultura in marmo raffigurante una testa di animale diverso; la provenienza delle opere è “differente” e un pilastro è mancante della sua sistemazione… animalesca.

Le sculture ritrovate sono un cavallo, due tori e un dromedario, dagli esperti ritenute più antiche e, provenienti dagli scavi cinquecenteschi che interessarono l’area della Colonna Traiana (recuperate dall’attuale Palazzo Valentini, probabilmente facevano parte di una decorazione di fontana o di un frontone), rappresentavano l’Impero romano.

Sono successivi un ariete, un elefante e un rinoceronte, quest’ultimo in particolare ispirato a un disegno di Albrecht Dürer: sono tutti di artisti della fine del Cinquecento e “completano il gruppo scultoreo in un’allusione all’universo rinascimentale e alla sua espansione a seguito delle grandi esplorazioni” che, come sappiamo, comportarono l’ingresso, nell’arte e nella cultura, di un certo esotismo, equilibrato con la tradizione classica e medievale già assorbita.

Questa considerazione del passato all’interno di una riflessione sul presente, ha spinto sin da subito il procedere di Elisabetta Benassi, in maniera più o meno palese e sempre in modalità problematica, critica, di messa in discussione della regola darwiniana e verticistica in favore di una libera contaminazione linguistica (e cronologica).

Qui, con il suo Camelopardalis (testa di Michelangelo), la sua indagine ha la forma di una specie di bucranio, un teschio originariamente di ruminante che era adottato come elemento decorativo nell’arte greca e romana, e che proprio il Rinascimento ripropose in diverse configurazioni creative.

La componente orrorifica richiamata dal cranio come elemento e simbolo – del tempo, della morte, ma anche di vanitas – si stempera, pare persino portare su di sé un controcanto ironico, di un’artista che sembra giocare con la tradizione e con le potenzialità del principio di metamorfosi (ricordate anche i suoi Motomen uomo/macchina?).

Ma non è finita qui: la sua testa animale scarnificata e mostrata nella sua impietosa, ma a suo modo poetica e allegorica essenzialità, è innalzata e fissata perfettamente su uno sgabello: di quelli semoventi, qui intenzionalmente bloccato.

Rimandando solo casualmente e vagamente – eppure con imprevedibile persistenza dell’associazione d’idea – alle “piramidi animali” dell’arte e di manufatti antichi e di certi Bestiari medioevali, quel citato sgabello – che non è una bestia, ovviamente – ha una precisa presenza: è di quelli usati solitamente negli atelier degli artisti, nelle scuole d’arte, negli studi degli architetti…

Seppure tutta basata su elementi e canoni storicizzati, la Benassi, con questo suo originale mash-up, ha dato il suo avvio a una riattualizzazione che è e sarà perennemente in corso attraverso quest’opera continuamente comunicante. Del resto, non è anche su questo principio che agisce l’Arte?

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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