L’Aquila non è purtroppo solo Panorama Italics, la mostra diffusa che, dalla sua prima concretizzazione (2021 a Procida), confermata nella seconda (a Monopoli nel 2022) è attenta al confronto, a creare dialoghi: in ogni e per ogni città in cui si organizza, per i cittadini, il mondo dell’Arte e i visitatori.
La collettiva annuale –organizzata dalla rete istituzionale di gallerie d’arte attive italiane consorziate in Italics – intende di volta in volta descrivere, rivelare o immaginare la Penisola attraverso l’Arte e un evento di grande richiamo. Bene. In attesa di un prossimo appuntamento, ipoteticamente nel Nord Italia, anche quest’anno (dal 7 al 10 settembre 2023 in 20 sedi espositive e più di questo capoluogo abruzzese: lo abbiamo qui precedentemente trattato) ha funzionato.
Ma proprio pensando al luogo prescelto, piagato dal terribile terremoto del 2009, di cui porta drammaticamente ancora tutti i segni, ebbene: ci vorrebbe un’azione programmatica e continua, che lo faccia diventare presidio sociale, artistico, culturale e urbanistico per risollevarne le sorti: non solo attraverso eventi, pur eccellenti, come il citato Panorama L’Aquila, che però è solo un’iniziativa temporanea.
È stato terribile vedere e vivere a L’Aquila la perfetta relazione tra etica ed estetica da una parte (quella palesata dalle tante opere degli artisti in questo progetto) e le macerie e le ferite ancora sanguinanti dall’altra, con responsabilità e oscurità, oltretutto, di cui sappiamo solo in parte, ancora oggi.
Dunque? Dunque non abbiamo un Paese a doppia velocità ma sull’ottovolante…
Detto ciò, abbiamo visto installazioni meravigliose e spazi ottimamente utilizzati. Tratto qui, per scelta riassuntiva, essenzialmente quanto si è caratterizzato come extra-espositivo. Ad esempio: un mosaico open air, su muro (di Alberto Di Fabio), in dialogo con lo spazio ospitante e un albero di fronte e che ha indicato come sia possibile superare la prassi del murale basic da street art, che troppo spesso è pura cosmetica ma manca di etica; ciò che è stato allestito a Palazzo Rivera in restauro, risorto temporaneamente grazie all’arte portata lì in luminosa connessione con una sorta di cantiere: tantissime installazioni e opere convincenti, emozionanti, particolarmente belle e significanti: cito, tra le tante, Mircea Cantor con uno strepitoso video di un’Aquila che non cattura mosche ma droni, fiera contrapposizione vittoriosa della Natura sulla pervasività umana (Tecnologia); Christian Frosi con un audio a sorpresa che ha fatto sobbalzare tanti, me compresa, che ha richiamato, con il verso dei pavoni, ad altissimo volume, il pavoneggiamento di molto mondo fatuo, compreso quello dell’Arte (social?!); Chiara Camoni, con un’installazione meravigliosa, ma presente anche in Palazzetto dei Nobili con Disco Tornio, una performance in attivazione periodica, che purtroppo ho perso; Nunzio con una poderosa scultura-avvolgente avvoltoio; Mario Merz con una scritta al neon politica, d’antan, 1970; Marco Tirelli con opere fotografiche raffinate; Giuseppe Stampone con una mappa biro in cui c’è tutto l’Abruzzo artistico-culturale e oltre; Shadi Harouni e la sua casa ricamata in alfabeto pericoloso, quello curdo, perché proibito in Turchia: lavoro prodigioso, ammirevole, pieno di struggente poesia e vis politica forte e chiara; Diego Perrone e l’omaggio a Adolfo Wildt e alla sua Maschera dell’idiota; pittura pittura non molta: quadri, disegni, tecniche miste a parete di Enzo Cucchi, Tatiana Trouvè, Nicola Pecoraro, Chantal Joffe, Vincenzo Schillaci], l’opera/azione di Gianni Caravaggio per l’articolazione degli step, con una performance fatta dall’artista stesso che ha sventolato una bandiera all’entrata del Castello e realizzata con teli con i colori e il profilo delle montagne intorno e poi collocata, ferma e muta, come installazione nel palazzo.
Alla Fondazione Giorgio De Marchis – in attesa di tornare in Palazzo de Marchis già Simeonibus, ancora in attesa della ristrutturazione, spostato in un nuovo luogo, a Palazzo Cappelli Cappa – ci ha meravigliato la quantità e qualità di libri del lascito del grande Storico dell’Arte e intellettuale (oltre che scrittore e giornalista) de L’Aquila (9 luglio 1930 – Roma, 1º gennaio 2009) e di una biblioteca piena di storia, memoria, energia, cultura e di… Fabio Mauri vs Futurismo.
Tante le azioni: performance da brivido di Jacopo Benassi intenso, scuotente, con l’immancabile sound stavolta vissuto addosso dal pubblico; e i passi, passi, passi di Luca Trevisani che, oltre a una piccola, bellissima mostra di sculture dalla forma di suole di pane e doratura, ha anche impresso una marchiatura sulla pasta lievitata – legata ad antiche tradizioni della panificazione – di vero pane poi venduto da una panetteria locale. Infine, Darren Bader ha realizzato una straniante interazione tra musica rock e classica.
Il MAXXI L’Aquila si è connotato in gran spolvero (in corso fino al 5 novembre 2023 Visibileinvisibile | Marisa Merz e Shilpa Gupta a cura di Bartolomeo Pietromarchi e Fanny Borel) con un capolavoro di Paolo Icaro che per Panorama Italics L’Aquila ha collocato sul pavimento del cortile una lunga putrella di acciaio a spigolo che poggia le estremità su due cuscini, con una scritta “Il sogno dello spigolo”, ovvero quello della completa ricostruzione della città e del suo tessuto urbano e sociale.
Non facile vedere in tempo tutto, né agilissimo visitare ogni proposta espositiva ma nel complesso tutto era, come è stato, possibile. Enorme partecipazione di pubblico, sia locale sia di fuori, sia del settore sia non, e sostanziale gradimento e anche quando più di qualcuno, inevitabilmente, ha avuto una prima, immediata perplessità dovuta a qualche (in)comprensione delle opere. Ma l’eterogeneità della proposta e la possibilità di coinvolgimento anche fisico in essa e, forse, anche un’atmosfera festosa che si è andata a creare hanno facilitato la lettura e la sensazione di inclusione; un aiuto è arrivato dalle giovani guide, studentɜ dell’Accademia di Belle Arti de L’Aquila (dove ha insegnato anche Fabio Mauri).
Insomma, questo Panorama Italics 2023 a L’Aquila (curato da Cristiana Perrella) a noi è apparso anche una possibilità per aprire nuove prospettive e ipotesi di cura attraverso l’Arte: come ha suggerito anche Maurizio Nannucci, che ha fatto volare in cielo un poetico ma anche perentorio striscione con la scritta Let’s talk about art (Parliamo di arte). Certamente: Ça va sans dire…
Tutto intorno – e per tacere dei paesi limitrofi –, nei vicoli, nella piazza del Duomo, persino al Castello Spagnolo, è però ancora tutto case diroccate, macerie, ponteggi, teli, gru da pugnalate al cuore. Smontate le mostre, svuotati i palazzi, i cortili e le piazze, quando, come canta una famosa struggente canzone, la musica è finita, gli amici se ne vanno…, servono una visione di futuro e atti costanti per una purtroppo ancora inevitabile lunga degenza di un luogo da risistemare ma direi anche da riprogettare: ricordando che, in ogni caso, l’arte dice meglio, diversamente, profondamente tutto e proporla come linguaggio non transitorio ma sempre presente e soprattutto condiviso può solo migliorare la vita della collettività, l’immagine di una città e come essa è comunicata e percepita. Per non lasciarla sola, più di prima…
Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.





































