Costantino Nivola: distrutto il suo Wise Towers a New York. L’esule dall’Italia fascista e antisemita alla Grande Mela non trova pace

Sembra proprio che l’Italia che non conti (più) nulla, ovvero che non goda di adeguata credibilità e di peso politico ed economico, quindi nemmeno a livello artistico e culturale, come invece era  (eccome se lo era!) nella sua storia, quella del passato.
Così, ad esempio, e come se nulla fosse, ne viene rimossa una sua parte a New York: del suo figlio della terra di sardegna, quel Costantino Nivola (Orani, Nuoro 1911 – New York  1988) che dall’isola natìa si era dovuto infine trasferire proprio negli accoglienti Stati Uniti.
Stimatissimo da LeCorbusier, di cui fu amico, nella convinzione che arte e architettura potessero concorrere unite nel rendere migliore la vita quotidiana, fu parte integrante della scena newyorkese tra amici queli Pollock e Lee Krasner, ad esempio.

Dall’Italia Costantino Nivola dovette andar via nel 1939, scappando dal fascismo e dall’antisemitismo, insieme alla moglie di origini ebraiche Ruth Guggenheim, per riparare nella Grande Mela.

immagine per Cavallini di Costantino Nivola
Cavallini di Costantino Nivola

I due si erano conosciuti  nel 1935 all’Istituto d’Arte di Monza, dove Nivola era uno dei tre studenti sardi che frequentavano l’Istituto con una borsa di studio; lei era un’esule in fuga dal nazismo, con tante tappe e paesi in cui si era prima rifugiata con la famiglia.

Si sposarono il 4 agosto 1938 nonostante le empie restrizioni delle leggi anti-semitiche. La minaccia era costante: lei ebrea, lui antifascista, non restava altro che emigrare…

Con l’Italia nel cuore, strappato da questa traumatica fuga, restò oltreoceano per sempre (nel suo Paese non ritornò mai più stabilmente) contribuendo con la sua arte a lasciarvi un suo segno in cui la dimensione collettiva e pubblica dell’arte erano predominanti e piuttosto nuovi in quel contesto e periodo.

Tra i suoi lasciti, uno di questi fu il bel parco giochi (playground) delle Wise Towers a New York, realizzato nel 1964 con Richard Stein.

Ora questo contributo è stato distrutto per decisione pubblica (un “rinnovamento” dell’area).

Quel che non fa il vandalismo lo fanno le istituzioni? Pare di sì… Così, l’elegante, composta mandria di cavallini dell’artista sardo, sculture stilizzate di richiamo orientale, pionieristicamente fruibili dai bambini come fossero i loro ludici cavalli a dondolo dell’infanzia, è stata spezzata in toto e portata via, distrutta e accantonata in un deposito, in modo barbaro, trattata come avanzi da Mc Donald’s da gettare nella spazzatura.

Neppure l’eco della grande e bella mostra Nivola in New York. Figure in Field del 2020 alla https://cooper.edu ha contribuito al rispetto dell’autore. Nulla. La sua opera è stata dunque epurata. 

La notizia ferale è stata girata dal Museo Nivola di Orani dedicato all’artista e sta facendo il giro del Web e attualmente sia il mondo dell’Arte che della politica (“Se alla città di New York non servono le statue di Nivola, allora ce le restituiscano”, tuonano nell’Aula del Consiglio regionale della Sardegna) che il MIBAC si stanno muovendo per fare qualcosa; ma… cosa, però, se la decisione è stata già presa e il danno (irreparabile??) fatto??

Restiamo in attesa di nuovi sviluppi…

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, direzioni di programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social. Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri"), su periodici e webmagazine; ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, occupandosi, già negli anni Novanta, di contaminazione linguistica, di Arte e artisti protagonisti della sperimentazione anni Sessanta a Roma, di Street Art, di Fotografia, di artisti emergenti e di produzione meno mainstream. Ha redatto e scritto centinaia di cataloghi d’arte e saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. E' stato membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici (2017 e 2018). È cofondatrice di AntiVirus Gallery, archivio fotografico e laboratorio di idee e di progetti afferente al rapporto tra Territorio e Fotografia dal respiro internazionale e in continuo aggiornamento ed è cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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