Orozco, Rivera, Siqueiros e la Mostra sospesa. Exposición pendiente dei Muralisti messicani

Il 13 settembre del 1973 a Santiago del Cile era tutto pronto per omaggiare, attraverso una mostra, il vicino Messico e la sua raggiunta democrazia dopo la rivoluzione, la Costituzione e un equilibrio che, tra alti, bassi chiari e scuri, durava, con il Partito rivoluzionario Istituzionale, dal 1946. L’arte dei muralisti messicani, espressione politica, incarnazione visiva della protesta popolare e dell’anelito rivoluzionario verso l’autodeterminazione, apparve calata perfettamente nell’atmosfera cilena del periodo.

Quell’arte tanto piena di pathos e di afflato ideologico, attentissima a farsi capire da tutti, quindi con una missione divulgativa, ed espressione identitaria di una nazione, nata dalla reticolarità della  rivoluzione messicana (1910-1920), avrebbe potuto essere un esempio virtuoso per una comunità, quella cilena, ancora disunita e che necessitava di una corrispondenza sociale prim’ancora che politica.

Poco prima di questa inaugurazione tanto simbolica, però, Augusto Pinochet, i militari, parti della società cilena, i servizi segreti – con l’immancabile zampino degli Stati Uniti – misero a segno un sanguinoso golpe, l’11 settembre, in cui morì il Presidente appena eletto, Salvador Allende.

Per il Cile si apriranno anni di dittatura, orrore, prevaricazione, morte e pagine di una storia ancora controversa e cupa, pertanto quella collettiva così importante ed emblema di libertà non si fece più: i quadri di José Clemente Orozco, Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros furono imballati in fretta e furia e imbarcati su un aereo dell’Aeroméxico insieme alla vedova e i due figli dell’ex neopresidente. Quelle opere tornarono, così, nei musei messicani di provenienza e quell’esposizione divenne per tutti l’exposiciónpendiente (la mostra sospesa). Avrebbe dovuto

E’ da segnalare, quindi, come un evento il suo allestimento italiano a Palazzo Fava di Bologna proposto con il titolo México – La Mostra Sospesa. Orozco, Rivera Y Siqueiros: una settantina di quadri e carte tra i più significativi della pittura muralista messicana, riconosciute patrimonio nazionale messicano e appartenenti al Museo Carrillo Gil, al Museo Nacional de Arte e al Museo de Veracruz.

Una panoramica ampia su una pittura densa, tormentata, espressionisticamente incisiva, nata dalla necessità dei singoli artisti di denunciare e comunicare, quindi con un inevitabile, ma motivato, e dunque apprezzabile ed efficace carattere didascalico, capace di mescolare su grandi muri, ma anche nelle tele, visioni tradizionali indigene, motivi precolombiani, un’ardente paganesimo, l’eco delle avanguardie europee e una fierezza stilistica tutta autoctona che compose dei veri e propri appelli per immagini; ma non solo per immagini, tanto da imporre una lapidaria affermazione – di David Alfaro Siqueiros, nel famoso Appello agli artisti d’America del 1921 – che “Senza la rivoluzione non ci sarebbe stata la pittura messicana” che si riverbera, infatti, in ogni singola pennellata, o spatolata.

Così, anche grazie ad un allestimento ben congegnato, con una piccola parte dedicata a materiale storico, carte, foto, telegrammi, articoli, video animazione HD e interessanti documentari, si può entrare nello spirito dell’epoca, oltre che nella sperimentazione dei singoli artisti, attraverso sale a loro dedicate, che riescono a sottolineare non solo le affinità ma anche le differenze loro.

José Clemente Orozco si palesa più dolente e sfiduciato, con una scelta quindi brumosa nei colori e negli impasti materici, con temi altamente drammatici e compositivamente asciutto.

David Alfaro Siqueiros, l’esiliato – quando fu accusato anche di aver preso parte all’attentato a Trockij – è più duro, pittoricamente (e ideologicamente) categorico, vigoroso nel carattere e nello stile, e con una volontà tale di uscire dall’aristocrazia del puro quadro da farne alcuni aggettanti, come Esplosione in città, ad esempio: nel 1935 mise in pratica quell’assunto di un’arte che doveva “entra nella vita” futuristico!

Ed ecco Diego Rivera, più aperto a ricerche avanguardiste francesi (il Cubismo, accolto in alcune sue opere), e qui disgiunto da Frida Kahlo, finalmente (finalmente anche e soprattutto per Frida), se non fosse per un unico olio su tela. Si tratta di La niña Lupita Cruz a los 3 años,1954 (Colección particular en comodato, Museo Nacional de Arte) debitamente firmato, in cui alcuni storici dell’arte hanno voluto rintracciare anche la mano dell’amata a grande pittrice.

Sarà per la dolcezza del ritratto di questa bambina, ma allo stesso tempo per l’ombra di tristezza nel suo sguardo, per il luminoso orgoglio che emana e il contegno della posa, ma un po’ di Frida qui la scorgiamo anche noi…

México – La Mostra Sospesa – Orozco, Rivera, Siqueiros, a cura di Carlos Palacios e in corso sino al 18 febbraio 2018 nel bellissimo Palazzo Fava-Museo della Città di Bologna di via Manzoni, 2 (genusbononiae.it/palazzi/palazzo-fava) – che resterà chiuso dal 19 febbraio 2018 al 21 marzo compresi proprio per il disallestimento dell’esposizione –, è corredata anche da un gran bel catalogo (Silvana Editoriale), pieno di testi molto dotti ed esaustivi e tante immagini, che si rivela un utile manuale su un pezzo rilevante e non certo marginale della Storia dell’arte. Che è spesso e da tempo un po’ sbilanciata, angloamericanocentricamente alludendo…

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali e docente. Ha collaborato con riviste di settore, con i quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente con altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri") e periodici ("Time Out" - Italia"); è stata parte attiva nel progetto che ha dato vita, a metà anni '90, della prima rivista via fax di Arte ("Artel") e di Architettura ("Architel") e scrive regolarmente di Arti visive e cultura. Ha avuto la direzione artistica di spazi privati e gallerie; ha curato centinaia di cataloghi e di mostre in spazi pubblici e privati, attività che svolge tutt’ora. Docente di Storia dell’Arte e di Storia della Fotografia in diversi Istituti Superiori, è titolare del modulo didattico di Storia delle Arti Visive all'Università del Design Istituto Quasar. E' stata ed è divulgatrice anche attraverso Master, convegni, seminari, workshop, conversazioni. Tra questi, per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale nell’ambito di Racconti di Storia dell'Arte; per il FAI nell’ambito di Visti da Vicino; per la GNAM _ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nell'ambito di L'artista, L'Opera, Il Museo; per Roma Design Lab (Creatività e Rigenerazione urbana: scenari nazionali e internazionali, casi di studio - Riconoscimento 3 C. F. dall'Ordine degli Architetti di Roma). Ha scritto alcuni libri e suoi saggi sono nei più recenti volumi "Guerra e Architettura" di Lebbeus Wood e "Ricostruire la moda italiana" di Nicola White (entrambi di Deleyva edit.); suoi testi critici aprono i libri fotografici "Sogni d'Acqua. Lungo il Mekong", Electa-Mondadori ediz., 2014 e “Finding Homer”, PostCart 2015. Ha ideato e curato la prima edizione del Concorso e della Residenza fotografica in Murgia nell'ambito di MurgiAMO (2014) e ha collaborato con Roma Design Lab 2014, piattaforma tra istituzioni e privati dedicata al Design, all'Architettura, alla Creatività e alla rigenerazione urbana: per entrambe, art a part of cult(ure) è stata Mediapartner. Collabora con vari webmagazine e piattaforme culturali (MyWhere; Rotarian Gourmet), cura attività didattiche e culturali all’interno di artapartEvents ed è cofondatrice e Caporedattore del webmagazine "art a part of cult(ure)". Membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano, ora in rimodulazione, attualmente ha un incarico nel MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara) per cui segue l'area dell'Arte Visiva Contemporanea.

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