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Pietro Ruffo. Murale non solo per un ultimo meraviglioso minuto

di Barbara Martusciello

L’ultimo meraviglioso minuto è o sarà tale proprio perché ultimo? Possiamo evitare finali oscuri? Il dominio dell’antropocene è arrivato a livelli impattanti estremi, ogni negazionismo si infrange sulla realtà che è evidente ovunque nel mondo: e non è tranquillizzante; ormai si alternano con una velocità incontrollata il caldo fuori controllo e le gelate improvvise, la fusione dei ghiacciai, ormai ridotti ai minimi termini, le piogge torrenziali e le inondazioni così come la siccità imprevista.
Possiamo invertire la rotta? Possiamo tornare a respirare? La Natura – come Joseph Beuys affermava e presentava da tempo – siamo noi.
Pietro Ruffo, con modalità da orror vacui, ragiona su questi temi in modo articolato e decorato, aprendo(ci) viste immaginifiche, quindi che ci risucchiano con indubbia bellezza, in tali scenari: plausibili ma ad arte.

immagine per Pietro Ruffo, Antropocene 77, Rome Under the Sea, 2024 - L'ultimo meraviglioso minuto - ph. Giorgio Benni
Pietro Ruffo, Antropocene 77, Rome Under the Sea, 2024 – ph. Giorgio Benni

Ci mostrano, attraverso un’indagine anche antropologica, un dialogo con il ciclo vita/morte e con il nostro passato archetipico per riconciliarci con la Natura e, appunto, con quel meraviglioso dell’esistenza e dell’ecosistema che ci è toccato in sorte e dovremmo curare…

La sua personale al Palazzo delle Esposizioni di Roma lo ha palesato in modo anche monumentale, in alcuni casi immersivo, nel senso che enormi tendaggi (sviluppati in ben 700 mq) pieni di composizioni figurative e segniche colore azzurro-biro, hanno creato una vera e propria ambientazione in cui lo spettatore si è potuto sentire accolto, trasformato in attore che ha potuto agire lo spazio così organizzato facendone temporaneamente parte: parte di un unico universo-mondo primigenio, parte della costruzione positiva della civiltà ma anche del problema e forse, a questo punto – sembra proprio dircelo Ruffo – generando, si spera, soluzioni compatibili.

Fuori, a circa 1 Km di distanza, simili immagini, pure monocrome color inchiostro-bic, campeggiano a Piazza Venezia sui dieci silos del cantiere della Metropolitana C che sta avanzando.

Relativamente a questo progetto, Murales, che alternerà nel tempo diversi artisti (oltre a Ruffo: Elisabetta Benassi, Liliana Moro, Marinella Senatore, il collettivo Toiletpaper e Nico Vascellari), meglio sarebbe non tirare in ballo la “rigenerazione urbana”, siamo onesti: la rigenerazione è proprio cosa diversa, più profonda, di modifica duratura, mai solo territoriale ma anche sociale, estetica ed etica; certamente, però, l’arte lì e così proposta, è un’apertura di prospettiva alta e altra che può mostrare, con il suo specialissimo linguaggio, una via d’uscita da una realtà per indicarne altre, tutte probabilmente migliori, alternative, che costituiscano una diversa esperienza da cui trarre nuova conoscenza e consapevolezza, chissà…

Nel caso di Ruffo, sui silos ha predisposto un suo pantheon di Costellazioni che pare cerchino un contatto tra terra e cielo, non con afflato spirituale goticheggiante ma laico, seppure universale e assai poetico: suggerendo una continuità tra qui e lì, tra passato, presente e futuro, tra storia, memoria, appartenenza identitaria da una parte locale, di una città come Roma, ma dall’altra globale, rintracciabile nell’originario a cui apparteniamo tutti.

Proprio questo aspetto, dell’ ἀρχή è presente anche nella citata personale, L’ultimo meraviglioso minuto (a cura di Sébastien Delot), al Palaexpo.

immagine per Pietro Ruffo, dalla mostra al Palazzo Esposizioni: L'ultimo meraviglioso minuto, 2024-25 - Ph. Claudio Orlandi
Pietro Ruffo, dalla mostra al Palazzo Esposizioni, 2024-25 – Ph. Claudio Orlandi

L’operazione linguistica messa in scena da Ruffo, in ultima analisi, è basata sulla speranza e su un nuovo umanesimo – in cui l’Ambiente ha un posto d’onore – che non dovrebbe più mancare in alcuna trattazione e considerazione, nemmeno quella politica.

“La distanza temporale si annulla portando il passato nel presente, oppure anche, al contrario, riportando il presente al passato, e allora le tracce di quel tempo si trovano nella stessa memoria storica e preistorica, o addirittura biologica, del genere umano”.
– Emanuele Garbin, Palæontographica Il disegno e l’immaginario della vita antica.

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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