Pratiche alternative di sopravvivenza culturale e relazionale online in emergenza #1 – Arteprima. Con intervista a Francesco Cascino

In questo lungo e faticosissimo periodo di pandemia, che gli artisti e gli operatori dell’arte, della cultura e dello spettacolo hanno patito in maniera fortissima ma hanno sopportato quasi eroicamente, molti hanno cercato altre opzioni per esprimersi, per continuare a produrre contenuti, per eleborare confronti, creare reti e ponti: tutto in remoto, ovvero online, per via dell’obbligo al confinamento (ecco il significato dell’anglossassone Lockdown, di cui la lingua italiana ha un corrispettivo sempre preferibile), la Dad (acronimo di Didattica A Distanza) e lo smart working (che più che smart è un working from home / WFH, o remote working).
Come è stato possibile questo aggiornamento per adattamento? Attraverso video, dirette, conversazioni, seminari e convegni (i cosiddetti webinar, nuovo neologismo che deriva dall’unione dei termini web e seminar; e le conference call) con più persone contemporaneamente, su Zoom o altre piattaforme, e sui Social, fruibili in modo abbastanza popolare.

Proprio questa generosità quantitativa e qualitativa, anche considerando che tali apporti non sono stati pensati per essere remunerativi per i produttori andrebbe non solo premiata ma ufficializzata come patrimonio dell’umanità – permettetemi l’esagerazione, ma ci siamo capiti! – poiché ha consentito una vita parallela, ovvero una socialità, un intrattenimento intelligente, una sopravvivenza emozionale e un’alternativa educativa considerando che sono stati generati in emergenza e durante la totale chiusure dei luoghi e delle opportunità di produzione e fruizione artistico-culturali.

Sono state tantissime le iniziative e le persone a darsi da fare, con un lavoro virtuoso e competente che, pur non considerato in alcuna statistica, non degno di ristori e simili attenzioni di Governo, ha portato stimoli positivi, ricchezza e benessere interiore e sapienziale alla collettività. Una energia pulita alla portata di tutti, no profit in attesa di nuovi sviluppi…

Non si contano le tante e qualificate iniziative online quali occasioni divulgative, formative, di approfondimento e accrescimento intellettuali e artistiche a beneficio di tutti, quindi democratiche, senza esclusione alcuna, soventemente orizzontali, non verticistiche – interattive, con l’accoglimento di interventi da parte di ogni possibile partecipante – e accessibili facilmente e liberamente.

Un Paese fatto di persone informate, colte, consapevoli e responsabili è un Paese difficilmente assoggettabile a logiche altre e che può crescere ed evolvere più facilmente e felicemente: quando si dice che “la cultura rende liberi” si intende questo…

Premesso ciò, andiamo a conoscere alcune di queste realtà – organizzazioni, associazioni, enti, strutture di vario genere e professionisti di settore – che hanno contribuito a questo articolato potenziamento.

Arteprima, nata come Associazione culturale no profit e divenuta anche Impresa culturale con una componente di volontariato, sempre orientata all’inclusione sociale e attraverso le pratiche dell’Art Thinking, ha reagito ai duri anni dominati dal Covid e dalle necessarie restrizioni per contrastarlo, proponendo serratissimi programmi online.  In particolare, attraverso i Web in Bar.

Chiediamo quindi a Francesco Cascino, Founder, Art Director e Art Thinkin Curator, prima di tutto cosa sono questi Web in Bar e perché la titolazione gioca con la lingua inglese…

immagine per intervista a Francesco Cascino
Francesco Cascino. Arancio, Casa Diva – Performance Motherless child 20 Aprile 2019
“L’idea di ritrovarsi nei circoli letterari, quindi al bar, in modalità finalmente fisica e affettiva, è nell’immaginario collettivo di tutti e il lockdown l’ha fatta diventare un bisogno, la rigenerazione di un’idea che ci sembrava scontata e che invece emerge in tutta la sua importanza. Alzando però il livello della riflessione da quello purtroppo sempre più diffuso della banalizzazione dei fenomeni complessi a quello necessario dell’indagine colta e competente. Non ci restava che usare l’inglese.
Azzurra Immediato li ha giustamente definiti i bar neofuturisti, dove incontrare gente capace di analizzare il periodo fino in fondo con la strumentazione emotiva e culturale dell’arte (quindi di artisti, curatori, e collezionisti) e della psiche (cioè degli esperti di psicologia, psichiatria, psicoanalisi e scienze cognitive).
Poi abbiamo invitato anche scienziati e sacerdoti, architetti e imprenditori, quindi esperienze che vanno nel profondo delle relazioni umane e di quelle tra le complessità e i problem solver di alto profilo.”

Avere riscontrato resistenza da parte del pubblico nei confronti della fruizione in remoto?

“No, tutti si sono ampiamente divertiti e ce lo hanno attestato ogni volta. Anzi molti ci stanno chiedendo di riprendere, soprattutto dopo l’ultimo WebinBar sul Femminino sacro” (ride *)

Che partecipazione avete avuto? Chi sono i vostri fruitori?

“Abbiamo armonizzato e abbattuto le categorie, per noi non esiste un target; l’arte è un’esperienza della coscienza, quindi riguarda tutti, ogni persona, ogni processo, ogni impresa, ogni città.

Online c’è stata e c’è ancora un proliferare di iniziative divulgative più o meno simili, più o meno qualificate ed efficaci… Valutando tale realtà, che idea vi siete fatti di questa democraticità ed esplosione di proposte? Quali le criticità, i rischi e quali i punti di forza di una simile quantità di contenuti culturali?

“Abbiamo dimostrato ancora una volta che se si semplifica il linguaggio (con le competenze giuste) ma si alza l’asticella del ragionamento, tutti possono imparare dall’arte come si risolvono i problemi del mondo e quanta parte della produzione artistica e di pensiero riguarda tutti quanti noi.
Quando si hanno competenza e responsabilità i rischi non esistono, semmai il contrario: c’è bisogno di alzare il QI collettivo, non di seguire i sondaggi, altrimenti ci stiamo conformando e non stiamo facendo niente per evolvere tutti insieme.”

Quali argomenti sono i più quotati? In ogni caso, come li avete affrontati? L’approccio è divulgativo…

“Abbiamo sempre deciso insieme ai relatori sulla scorta delle idee e dei temi che Azzurra e io stabilivamo di volta in volta. Temi scelti sull’attualità della pandemia oppure sui bisogni atavici dell’Uomo, sempre dialogando con chi ci avrebbe poi aiutato a sviluppare la riflessione. Noi facciamo tutto così, dai progetti personali a quelli di Arteprima, il dialogo con tutti gli attori è fondamentale, a cominciare dai fruitori.”

La vostra esperienza vi permette, credo, di ipotizzare una necessità e modalità per avvicinare all’arte e alla cultura la collettività. Mancano le occasioni? Sono necessarie più  iniziative gratuite e inclusive? Come si può più agilmente fare?

“Davvero questo non saprei dirlo, certo occasioni gratuite non devono diminuire la percezione del valore di competenze che studiano, producono ed esplorano da anni, altrimenti il nefasto slogan uno vale uno ci porta ancora più in basso. Altra cosa è la necessità di far partecipare all’evoluzione chi oggi viene escluso, e questo noi di Arteprima lo facciamo da 12 anni.”

Con l’arte e la cultura non si mangia (**) oppure sì?

“Naturalmente con la cultura si mangia – a parte gli slogan per cui la cultura è volano di turismo e altre amenità retoriche dette da chi non ha mai messo le mani nei processi concreti della produzione culturale – anche perché sposta il punto di vista e velocizza le sinapsi di ben 75 volte più della fruizione di un’immagine normale, come ci dicono i neuroscienziati.

Le differenze tra banalità e intelligenza qualitativa esistono e le conoscono solo i curatori titolati; perché la cultura produca sviluppo, crescita economica e neuronale, anche con l’apporto di finanza e industria di nuova generazione, sono necessari i filtri di competenza; a monte dei processi decisionali ci devono stare gli artisti e i curatori migliori, quelli che sanno come generare e rigenerare nuovo senso e nuove opportunità di comprensione delle complessità e dei processi urbanistici, industriali, politici e umanistici in genere.

Il ritorno alla selezione delle competenze al potere è vitale. Le istituzioni hanno capito l’importanza della nostra produzione e vitalità artistica e culturale?? No, in assoluto credono ancora alla favola della bellezza, mentre non sanno che l’arte produce intelligenza emotiva.

Le emozioni sono la fonte di informazione più preziosa e feconda che abbiamo e sono connesse proprio alle immagini (in quanto stimoli esterni che modificano lo stato mentale e fisiologico di chi ne fruisce); la mente ragiona anche per immagini, ergo: o gliene dai di intelligenti e sofisticate o la mente si atrofizzerà, accetterà un livello intellettuale ed emotivo sempre più mediocre, fasullo e spesso sdolcinato – come la retorica consolatoria dei bigliettini nei Baci Perugina – tendenti a creare e tenere tutti in una comfort zone utile a chi ti deve vendere qualcosa  e non ha interesse a stimolarti all’autonomia del senso critico, come sarebbe meglio. Mi piace dire: fidarsi è bene, sfidarsi è meglio.”

Cosa chiedereste, oggi, al Ministro della cultura?

“Detrazioni fiscali per le imprese a forte responsabilità culturale che investono in arte e cultura di qualità (con apposita commissione indipendente e competente che valuta i progetti). Workshop semestrali ibridi e misti con artisti, istituzioni, ministri, amministratori pubblici, direttori di museo, curatori, progettisti, architetti, sindaci e assessori alla cultura.

IVA al 10% sulle opere d’arte: intorno a noi, i Paesi evoluti ce l’hanno al 10%, in media, e producono dai 3 ai 6 punti di PIL per questo motivo; noi i collezionisti migliori al mondo, gli italiani, li facciamo scappare, e così scappano anche i talenti… Poi ci lamentiamo che i Leonardo Da Vinci fuggano in Francia!

Infine, un ministro serio e avvisato sul Presente dovrebbe avere come consulenti dei critici e curatori che vengono dal campo, non dei teorici che non sanno niente delle dinamiche reali di funzionamento dei progetti e dei processi; questa cattiva attitudine è solo italiana e viene dall’altro vizio: quello di credere di sapere tutto solo per averlo letto.”

Cosa salveresti di questi due anni di pandemia e di stato di emergenza – chiusure, paure etc. – generali?

“Salverei tutto il patrimonio di conoscenze fatte in rete, dato l’enorme tempo speso per produrre WebinBar che hanno convolto decine di straordinari relatori e migliaia di persone, alcune delle quali poi sono diventati amiche e amici di alto profilo umano, intellettuale e professionale. Salverei le opere degli artisti dedicate alla paura e alle soluzioni anticovid e antipanico, a favore di una maggiore comprensione della vita e delle sue regole biologiche di sostenibilità ambientale e responsabilità culturale (io stesso ne ho curate due, una delle quali con Azzurra Immediato, Senior Partner di Arteprima Progetti). Salverei  tutto quello che avremo imparato, compreso il coraggio di rinunciare agli errori derivanti dalle nostre comfort zone. “

Quali sono i futuri progetti di Arteprima?

“Ce ne sono tanti. Stiamo lavorando con un bellissimo Comune dell’Umbria e con il suo straordinario Sindaco al palinsesto culturale dei prossimi anni e ad alcune installazioni estetico funzionali a beneficio del territorio e del loro sviluppo economico. Stiamo facendo un progetto di Art Thinking con Tirelli & Partners, una delle maggiori società di consulenza immobiliare di Milano e d’Italia, insieme all’artista Filippo Riniolo. Siamo sempre al fianco di Binario95, cooperativa che accoglie homeless da tutto il mondo ed è capace di vederne potenzialità enormi che la società distratta non vede, persa com’è nel main stream del pensiero basico e prevalente che si nega l’esplorazione del potenziale e della straordinaria umanità degli Ultimi.”

(* a scanso di opacità, a questo Web in Bar ha partecipato, con Benedetta Donato, anche chi scrive)

(** frase attribuita all’allora Ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel 2010, estrapolata da una più ampia conversazione con Sando Bondi, in quel mandato Ministro in carica dei Beni e delle attività culturali)

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, direzioni di programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social. Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri"), su periodici e webmagazine; ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, occupandosi, già negli anni Novanta, di contaminazione linguistica, di Arte e artisti protagonisti della sperimentazione anni Sessanta a Roma, di Street Art, di Fotografia, di artisti emergenti e di produzione meno mainstream. Ha redatto e scritto centinaia di cataloghi d’arte e saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. E' stato membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici (2017 e 2018). È cofondatrice di AntiVirus Gallery, archivio fotografico e laboratorio di idee e di progetti afferente al rapporto tra Territorio e Fotografia dal respiro internazionale e in continuo aggiornamento ed è cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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