Distruzioni, vandalismi e altre bestialità contro l’arte. Non solo Anish Kapoor a Versailles

Lasciandoci andare a una riflessione generale, dolente e impulsiva, che dall’Arte si estende al consesso nazionale e internazionale, sappiamo bene che essa, l’Arte, pur non trattando necessariamente, pedissequamente, didascalicamente della realtà, la racchiude in sé. Non contempla, però, la violenza, di cui è spesso o talvolta oggetto. A tal proposito, concordiamo con André Gide:

«L’arte comincia dalla resistenza: dalla resistenza vinta. Non esiste capolavoro umano che non sia stato ottenuto faticosamente.»

Un ennesimo atto di devastazione ai danni di un’opera d’arte si è palesato in questi giorni: riguarda, stavolta, l’enorme opera di Anish Kapoor allestita per essere temporanea alla Reggia di Versailles. È tunnel d’acciaio color ruggine, un antro sinuoso lungo circa 60 metri che si allarga alla fine – o all’inizio – in una sorta di imbocco di tromba. Il problema, per taluni, riguarda il carattere sessuale (ma anche originario, ovvero arcaico) delle opere di Kapoor; tanto è vero che la scultura-installazione è stata ribattezzata in modo volgare, irrisorio e semplicistico: “Vagina della Regina”. Ribatte l’artista britannico di origine indiana:

«Non ho mai parlato di  Regina, ma di Her, cioè Lei, per designare una forma vagamente femminile, stesa sul prato, come una sovrana egiziana o una sfinge.» (cit. su “Le Figaro”).

Vernice gialla l’ha imbrattata, e a tale vandalismo hanno fatto seguito una denuncia contro ignoti da parte dei responsabili della Reggia e un lesto restauro del ciclopico capolavoro.

Qualche tempo fa (ottobre 2014) sempre in Francia, a Parigi, fu vandalizzata l’opera pubblica in place Vendôme dell’artista americano Paul McCarthy. Tree, un totemico albero gonfiabile verde brillante, evidentemente irriverente e rivendicativo, data la sua forma simile anche a un gigantesco giocattolone sessuale. Può piacere o meno, personalmente  meno: lo giudico sin troppo scontato anche nella sua giocosità insolente e volutamente esplicita. Ma un tale attacco è inaccettabile. Reazionario. Come lo è quello contro Dirty Corner di Kapoor e Tree di McCarthy, come successe a Napoli in Piazza del Plebiscito (2002: i teschi di Rebecca Horn), diversamente come a Milano, rivolta a Senza titolo, 2004, l’installazione di Maurizio Cattelan sulla quercia centenaria di piazza XXIV maggio – i realistici bambini in vetroresina impiccati, che indignarono più delle vere violenze su infanzia e più deboli, tanto da essere deturpati da un solerte censore che volle tirarli giù: la nemesi si è compiuta e il poveretto cadde dall’albero, con conseguenti fratture multiple – e, ancora, come, nel 2014 è avvenuto contro l’incombente, aristocratica La Carbonaia di Jannis Kounellis in piazza del Ferrarese a Bari e lo street-corvo di Lucamalonte nell’ambito di Prato Contemporanea; e, più recentemente, come l’imbrattamento ingiurioso del murale di denuncia dei femminicidi a Via dei Reti al quartiere San Lorenzo a Roma, continuamente restaurato dai volontari della rigenerazione urbana e dei beni comuni RetakeRoma.

Si chiedeva già Daniel Buren (Can art get down from its pedestal and rise to street level?, in Contemporary sculp-ture. Projects in Münster 1997, ed. K. Bussmann, K. König, F. Matzner, 1997, catalogo della mostra, pp. 481-507):

«Può l’arte scendere dal piedistallo e risorgere a livello stradale?»

Può, dunque? Se ne assume il rischio sia se non lo fa, sia se lo fa, l’Arte, e lo sa (“qualunque cosa fai… ti tirano le pietre”: accogliamo come ideale colonna sonora, dalla voce di Antoine e Gian Pieretti, Pietre, 1967-68!): ma da qui ad accettare la sua contestazione in forma di distruzione, quindi di censura e punizione – come quella che i Nazisti rivolsero alla produzione bollata come Degenerate, con annessa mostra denigratoria allestita nel 1937 a Monaco (della cosiddetta Entartete Kunst, cui opposero la Grosse Deutsche Kunstausstellung / Grande Rassegna di Arte germanica – ce ne corre.

Azioni aggressive come quelle francesi, come a Napoli, a Bari, a Prato, a Milano etc.  non sono bravate ma superano il loro caratterizzarsi come ridicole e antistoriche per darsi come pericolose. Già, perché il sottotesto che ne possiamo rilevare è di intolleranza aggressiva. Da qui alla distruzione da parte dell’Isis delle statue (copie?) nel museo di Mosul, dell’area archeologica di Nimrud e Hatra e, mi si consenta la forzatura, all’eccidio nella Redazione di “Charlie hebdo”, il passo non è tanto lungo…

E’ la solita triste storia di ignoranza e disdegno nei confronti della Cultura, in questo caso dell’Arte, quando essa non risponda ai canoni che taluni pretendono essa dovrebbe mantenere. Ma, appunto, l’arte non “mantiene”, bensì è e guarda avanti, proponendo punti di vista sulla realtà – sia essa intangibile che più concreta – non omologati. Quindi problematici. Conseguentemente, il più delle volte, non uniformati al sentire generale ma, direi, generico.

«L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro.» (Vasilij Kandinskij).

Data per buona la citazione, a quanto pare, il prezzo che paga è sempre lo stesso…

Alla loro epoca, spesso anche un po’ dopo e per qualche altro secolo, Michelangelo scandalizzava per la sua veemenza anatomica, Leonardo altrettanto, per di più spaventando per i suoi studi che, invece, ci hanno consentito arte strepitosa e conoscenza inimmaginabile, ancora attuale e dirompente in questo secolo.

Che dire, poi, di Caravaggio, ritenuto scabroso e offensivo? Rappresentava, con la sua luce simbolica e il suo vero-più-vero-del-vero, piedi di Santi in primissimo piano, sporchi, e altri piedi, ma di un angelo, piantati saldamente per terra, prosaicamente; e una povera donna del popolo, forse prostituta, annegata nel Tevere eletta a modello per la Morte della Madonna: l’artista visualizzava in modo forte e chiaro che “Dio che si è fatto Uomo” ma tale chiarezza a quel tempo era, per stolti e bigotti, insostenibile…

In Francia, Delacroix passava per un gradevole invitato a corte, bello e dotto come era, ma anche per un rozzo pittore a causa delle sue pennellate sgarbate e per alcuni temi ritenuti indecenti, dunque non rappresentabili in un quadro; Le Radeau de la Méduse di Théodore Géricault (1818-19 oggi al Louvre di Parigi) fece sobbalzar sulla sedia tanto era drammatica e feroce, specialmente perché – non tutti ancora lo sanno – restituiva un fatto realmente accaduto, di spietatezza di classe, di negligenza del Comandante Hugues Duroy de Chaumareys e di ricaduta anche politica.

Pure i Realisti come Courbet e Millet – che elessero i lavoratori, gli umili a protagonisti della scena e del loro sovvertimento pittorico – furono osteggiati in ogni modo dall’establishment: la loro arte disturbava non solo esteticamente (siamo negli anni di sommosse e rivendicazioni sociali del ’48). Per tacer degli Impressionisti, poveri cristi in Francia, massacrati da critica benpensante e da una collettività non pronta alla loro rivelazione, quando ancora dominava una pittura diligente, liscia, ben definita, con tutti i particolari al loro posto, che riportavano il visibile migliorandolo, persino; il pubblico, come un orologio che ritarda rispetto al genio (Charles Baudelaire) non sapeva guardare – anche concretamente: non riusciva a mettere a  fuoco l’immagine dei quadri! – né apprezzare le innovazioni del proprio tempo, come lo erano la Fotografia, la Scienza, l’Ottica etc. che, invece, quei ragazzi bohémien resero principali nella loro pittura.

Ricordiamo anche i Cubisti, in Francia e altrove inizialmente detestati dal pubblico, impreparato alla loro rivelazione e potremmo proseguire pagine e schermate per ritrovarci sempre con annose rese dei conti che in qualche modo e misura sono specchio delle tensioni, incomprensioni e della barbarie a cui stiamo assistendo e nelle/per le quali nessuno può dirsi escluso. Esse, come neoalfabetismo anche morale, si pongono come conseguenza di pesanti mancanze di confronto costruttivo, di dialogo e di civile, amorevole interazione tra persone diverse, tra pensieri differenti, ideologie e culture difformi che sembrano sponde lontane, sempre più lontane, calcolando questa evidente non volontà o incapacità – non solo politica – di costruire ponti al posto di questi incivili muri e di orrende barricate.

“L’immaginazione al potere” è sempre più distopia?

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali e docente. Ha collaborato con riviste di settore, con i quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente con altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri") e periodici ("Time Out" - Italia"); è stata parte attiva nel progetto che ha dato vita, a metà anni '90, della prima rivista via fax di Arte ("Artel") e di Architettura ("Architel") e scrive regolarmente di Arti visive e cultura. Ha avuto la direzione artistica di spazi privati e gallerie; ha curato centinaia di cataloghi e di mostre in spazi pubblici e privati, attività che svolge tutt’ora. Docente di Storia dell’Arte e di Storia della Fotografia in diversi Istituti Superiori, è stata titolare di moduli didattici di Storia delle Arti Visive (Scuola Romana di Fotografia; Istituto Superiore di Fotografia e Comuniczione Integrata; Università del Design Istituto Quasar; etc.). E' stata ed è divulgatrice anche attraverso Master (Istituto Europo del Designa; Università Europea), Giornate di Studio (Università di Roma La Sapienza; Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma) e convegni, seminari, workshop, conversazioni. Tra questi: per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale nell’ambito di Racconti di Storia dell'Arte; per il FAI nell’ambito di Visti da Vicino; per la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nell'ambito di L'artista, L'Opera, Il Museo; per Roma Design Lab (Creatività e Rigenerazione urbana: scenari nazionali e internazionali, casi di studio - Riconoscimento 3 C. F. dall'Ordine degli Architetti di Roma). Ha scritto alcuni libri e suoi saggi sono nei più recenti volumi "Le grandi pittrici nei secoli d’oro dell’arte – Un affascinante viaggio attraverso tre secoli di pittura al femminile" Keidos, Roma, 2018; "Guerra e Architettura" di Lebbeus Wood e "Ricostruire la moda italiana" di Nicola White (entrambi di Deleyva edit.); suoi testi critici aprono i libri fotografici "Sogni d'Acqua. Lungo il Mekong", Electa-Mondadori ediz., 2014 e “Finding Homer”, PostCart 2015. Ha ideato e curato la prima edizione del Concorso e della Residenza fotografica in Murgia nell'ambito di MurgiAMO (2014) e ha collaborato con Roma Design Lab 2014, piattaforma tra istituzioni e privati dedicata al Design, all'Architettura, alla Creatività e alla rigenerazione urbana: per entrambe, art a part of cult(ure) è stata Mediapartner. Ha collaborato e collabora con vari webmagazine e piattaforme culturali (MyWhere; Rotarian Gourmet; Roma on the Road), cura attività didattiche e culturali all’interno di artapartEvents. Membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano, ora in rimodulazione, ha avuto incarico nel MUSAP-Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara) per cui ha seguito l'area dell'Arte Visiva Contemporanea e ha curato mostre tra cui "Arazzeria Pennese-La contemporaneità del basso liccio", con importanti artisti contemporanei, MACRO, Roma, 2017. Responsabile del settore Arti Visive allo spazio polifunzionale e StartUp Howtan Space Roma per il quale cura serie di mostre fotografiche, ha recentemente curato una prima mostra con cui ha inaugurato per la prima volta in assoluto la sala espositiva della magnifica Stazione FI Napoli Afragola di Zaha Hadid.
E' Cofondatrice e Editor-in-Chief del webmagazine "artapartofcult(ure)"

3 commenti

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  • Bell’articolo.
    Purtroppo è l’ignoranza (nel senso di non conoscenza) a farla da padrona, soprattutto, nell’Arte; basterebbe, ad esempio, che l’articolo qui sopra fosse letto da più persone, certamente a qualcuna gli si aprirebbe un piccolo “pertugio” nella mente che, con il tempo, potrebbe allargarsi fino al raggiungimento di una modesta luce.

  • Grazie dell’apprezzamento; ovviamente, l’argomento è talmente vasto e tutto molto sfaccettato che avrebbe bisogno di approfondimenti e distinguo da manuale di Storia dell’Arte che qui, ovviamente, non abbiamo potuto portare avanti. Inoltre, hainoi, necessita di aggiornamenti poiché si aggiungono continuamente notizie di ulteriori censure e distruzioni dei preziosi Beni archeologici, artistici e, insomma, culturali, che ci appartengono e che dovremmo curare tutti: a qualsiasi cultura, religione, pensiero politico si appartenga.

    barbara martusciello