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Paolo Canevari. God Year non è neutro ma politico. Al Forte Belvedere di Firenze.

di Barbara Martusciello

L’universo visivo di Paolo Canevari (Roma, 1963) si configura come una penetrante disamina sulle strutture di dominio, sui miti moderni e sul peso residuo dell’iconografia storica.

immagine per Paolo Canevari, God Year, Forte Belvedere, Firenze
Paolo Canevari, God Year, Forte Belvedere, Firenze
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Paolo Canevari, God Year, Forte Belvedere, Firenze

Cresciuto in un ambiente romano permeato dalla stratificazione dei secoli e dalla monumentalità del potere, Canevari ha sviluppato un linguaggio scultoreo e concettualistico che sottrae il monumento alla sua celebrazione, trasformandolo in un dispositivo di critica sociale ma con vis apparentemente ludica e sempre spiazzante.

L’artista gioca con le parole e con i materiali – soprattutto quelli industriali e, tra questi, la gomma degli pneumatici, quando non essi stessi – e, attraverso un’operatività pluridisciplinare e più mixed media (disegno, il video, la scultura, l’installazione e performance), porta questa sua prassi contaminata verso un’osservazione per nulla neutra sulla realtà: sui suoi vizi, la decadenza e le oscurità: purtroppo, sempre attuali.

Conflitti, capitalismo ed economia, ideologie, comunicazione, manipolazione ed anche antropocene – quel rapporto tra uomo e Natura oggi chiaramente alterato, tossico – diventano la sostanza prima di opere che anelano allo smantellamento di ogni retorica per mettere a nudo le contraddizioni e l’alienazione contemporanee.

Senza narrazioni pedisseque e spiegazioni, quindi mantenendo una sana ambiguità del significante e del significato, e con quella modalità giocosa  – di cui abbiamo detto – e anche autoironica, l’arte di Paolo Canevari spinge l’acceleratore sul terreno del simbolico; così, apre panoramiche non omologate sulle cose e pone interrogativi e già solo per questo è in grado di modificare lo sguardo del pubblico e, per estensione, la coscienza collettiva.

Vedendo God Year, la sua mostra personale nell’ambito di Drama: Four Acts (appuntamento in quattro atti) al Forte Belvedere a Firenze – progetto della Fondazione MUS.E, con il coordinamento scientifico del Museo Novecento, promosso da Comune di Firenze e per la cura di Sergio Risaliti e la collaborazione della Galleria Christian Stein – questo salto verso una maggior consapevolezza è certamente possibile. Perchè qui, l’arte è politica nel senso più nobile e critico del termine.

Informazioni: Paolo Canevari | God Year

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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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