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Paolo Canevari. Minimalismo barocco e vischiosa sacralità della materia

di Floriana Savino

«Mi è stato più facile pensare un mondo senza creatore, che un creatore pieno di tutte le contraddizioni del mondo», scriveva Simone de Beauvoir (Parigi, 1908 – 1986) osservando con acuta lucidità l’attuarsi del suo presente. Il dio vischioso e sotterraneo, celebrato dall’industria del denaro e della trasformazione, fu un’indagine scelta e inseguita da Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 – Ostia, 1975) lungo le rotte di un volume fondamentale e dal titolo, non a caso, ridondante al suon di Petrolio (1992).
L’oscena sacralità di una materia oscura e prediletta, oro nero di una modernità investita dalla prepotenza del profitto, scorre sotterranea all’operato dell’artista visivo Paolo Canevari (Roma, 1963) che, tra novembre 2025 e febbraio 2026, ha fatto approdo a Città di Castello con una personale incentrata sulla necessità di scrutare i contorni e l’animo profondo della contemporaneità.

Paolo Canevari, God Year, 2026. Pinacoteca Città di Castello. Ph. Ilaria Lagioia e Pierpaolo Lo Giudice.

In Canevari si fanno spazio i derivati della più ricercata materia nascosta, come per esempio gomme d’auto e pneumatici, con l’intento chiaro di evocare la storia sfaccettata di un tempo petulante nella necessità bulimica del prodotto.

Come per l’aureola, una ruota automobilistica riconoscibile e griffata vien posta sul capo di una Vergine lignea del XV secolo. Al posto della luce e della grazia riconducibile alla più sacra circonferenza, lo pneumatico così invocato dalla mano d’artista si fa veicolo della pesantezza restituita e dello spazio d’urto pressante sul piccolo capo della più dolce e pura presenza.

Scrutando l’abisso di un tempo caotico e volendo, così, restituire le brutture e la natura interessata di ogni conflitto a mano armata, l’artista romano sceglie di presentare un missile splendente come l’oro al cospetto di una riproduzione dello Sposalizio della Vergine di Raffaello Sanzio.

Giocando con l’estraneazione e avvalendosi del temibile paradosso di uomini assai influenti, che maneggiano senza sosta la possibilità di un conflitto mondiale come si farebbe con un videogioco, Paolo Canevari accompagna il filo teso dell’allestimento della sua bomba, facendolo scendere come per miracolo lungo la centralità perfetta di un dipinto, che vive dell’ordine architettonico rinascimentale.

Se lo sfondo di città, sognato e progettato da un tempo che amava l’ordine e la simmetria, sa evocare l’idea di uno spazio da preservare con cura, la discesa di un’arma micidiale incarna il più imbarazzante e stolto degli ossimori propri del contesto presente.

Come ha ben illuminato l’artista:

“Il bello dell’arte è che le visioni sono sempre influenzate emotivamente, credo; è la possibilità che ciascuno ha di leggere e rileggere le opere con occhi ogni volta nuovi, diversi. Guardare con sensibilità e intelligenza un’opera vuol dire anche contestualizzarla, assumerne i significati in un approfondimento concettuale che non si fermi alla forma. Le opere d’arte sono meccanismi che spingono a pensare, che lasciano in bilico la loro essenza rimanendo in un territorio metafisico”.

Lungo le ampie e maestose sale della pinacoteca umbra la presenza viva di un performer, tenuto stretto al cappio dalla pesantezza di una corda in ferro, ben sa restituire gli spettri di un mondo lasciato in dono alla prepotenza del più forte.

Una presenza nuda, visceralmente e metaforicamente spogliata della sua identità, è già riflessione e campanello d’allarme di un onnivoro ingranaggio di morte e violenza, a cui non si riesce a porre fine. Le frecce allora scoccate sulla gomma, in odore ed evocazione del San Sebastiano si attivano nella concettualità di quanto è caratteristicamente percorribile sulla scorta della tradizione e della memoria.

In fin dei conti, il God Year (questo il nome donato alla mostra) è voce e restituzione potente di un più che attuale tutto il contrario di tutto.

Informazioni God Year |  personale di Paolo Canevari

  • Fino al 15 febbraio 2026
  • Pinacoteca Comunale – Palazzo Vitelli alla Cannoniera
  • Largo Monsignore Giovanni Muzi 9A, Città di Castello, PG
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Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.

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