Lungo il passo del tempo, volgendo dalle memorie romanzate di Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 1908 – Torino, 1950) alle città dell’essenza e della forma di Italo Calvino (L’Avana, 1923 – Siena, 1985), l’impasto povero di un nutrimento indispensabile come il pane sublima in poesia e vicinanza la più precaria, e altrettanto preziosa, lotta per la vita in lode dell’essere umano.
La morbidezza dell’abbondanza, legata al profumo di un alimento appena sfornato, lungo la storia della più scellerata disfatta e propensione degli uomini alla guerra, sa farsi fardello e macigno, duramente commestibile, di una forzata e quotidiana convivenza alle porte della morte.
Ragionando sul dolore e sulla cattività di un conflitto tenacemente in corso, l’artista Zhanna Kadyrova (Brovary, Ucraina, 1981) fa approdo negli spazi dell’antica cittadina di San Gimignano con una narrazione per l’arte, che sa portentosamente definire gli itinerari della distanza e dell’impossibilità del dialogo e della comunicazione quando ad aver la meglio è l’odio cieco della belligeranza.
Appellandosi alla convivialità, semplice e festosa, di un alimento povero – e nell’ordinario al di fuori della guerra considerato decisamente “per tutti” -, Kadyrova rimembra il suo trasferimento per la sopravvivenza in un piccolo villaggio dei Carpazi, dove la pietra liscia e i ciottoli di fiume sono divenuti materia viva e disponibile per una nuova e resiliente creazione.

La concreta mancanza di accesso minimo alle infrastrutture energetiche ha reso l’operato dell’artista doppiamente consapevole di ogni bruttura e meschinità della guerra, la quale anche quando non ferisce o ammazza direttamente sul campo, rende di fatto impossibile, e tormentata, la vita di migliaia di civili.
In memoria di un’esistenza povera e carente in materia di aiuti, propria anche dei due dopoguerra nel Mezzogiorno italiano, il giornalista e poeta Corrado Alvaro (San Luca, 1895 – Roma 1956) scriveva:
A volte i sassi hanno forma di pane. Bisogna vederli, a una svolta di una strada biancheggiante, cumuli di sassi che sembrano pani. Sono i sassi dei torrenti, arrotondati e dorati. La prima idea è quella del pane. Poi della pietra. E la fantasia oscilla tra questi due estremi. Sono i mucchi dei sassi trasportati dal greto dei torrenti e ammucchiati per fabbricare la casa.
Lungo le rotte di un impietoso conflitto (dove ogni nemico approdato oltre confine è carne da macello per un sistema di potere e d’ingranaggio assai più ampio), il più netto riconoscersi tra uomini e donne che parlano una lingua diversa costituisce la cifra stilistica e dirompente di una installazione (Palianytsia, 2022) che, con emozionante semplicità, sa parlare del dolore e di una disastrosa sconfitta per tutto il genere umano.
Un tavolo imbandito con una tovaglia metaforicamente eburnea e contante sulla ricca disposizione di sassi come pani evoca il riconoscimento comunitario, che intona una sola e chiara parola: palianytsia.
Il nome e il suono derivante dall’indicazione della pagnotta di pane impastata con il frumento secondo una ricetta tipicamente ucraina, è il cordone e la chiave d’accesso alla possibilità di sentirsi parte d’un tutto, in opposizione e differenziazione dal nemico con le armi in pugno.
Lungi dal considerare il percorso dell’arte avulso dalla vita, dalle sofferenze e disfatte prettamente umane, la personale di Zhanna Kadyrova da Galleria Continua restituisce potentemente una quotidianità della guerra che sa farsi incubo, senza consolazione alcuna.
Oltre i confini e le terre infuocate dalle morti, non c’è riflessione o linguaggio che possa scientemente sorreggere le lettere e l’essenza al suon della guerra.
Informazioni: Instrument | Zhanna Kadyrova
- Fino al 19 aprile 2026
- Galleria Continua, Via del Castello 11, San Gimignano (SI)
- Tel. +39 0577 943134
- sangimignano@galleriacontinua.com
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.















