«I poeti, come gli scrittori e gli artisti, sono sognatori che parlano degli incubi del mondo». Nella pietra viva dello spazio della torre, ecco il sugellarsi di un continuo attimo eterno, in cui un autoparlante capovolto, a mo’ di microfono legato a doppio filo a un’esile lampadina accesa, recita i nomi di cento poeti, lungo il tempo della storia, incarcerati per le loro idee e un imprescindibile anelito alla libertà (Untitled, 2023). Nelle settimane in cui le notizie dal mondo riportavano di un nuovo inasprirsi dei contrasti tra India e Pakistan, nei locali di Galleria Continua, a San Gimignano, l’artista Shilpa Gupta (Mumbai, 1976) fa approdo con la promessa di una profonda riflessione sugli equilibri instabili del mondo.

Celebrando l’importanza e l’analisi critica del linguaggio, Gupta estranea la parola verità (truth) per far delle sue gigantesche lettere, realizzate in legno e cemento, le protagoniste di una platea in cui alcune di esse si mantengono trionfalmente in piedi, e altre, nelle precarietà di un presente incerto, sembrano abbandonarsi al suolo, come le sicurezze strette di un mondo arrogante ma profondamente in subbuglio (Truth, 2025).
Cresciuta in India e avendo assaporato la tradizione di un sogno, il sogno del Mahatma Gandhi, Shilpa Gupta ragiona la portata di ogni ingiustizia legata alla prepotenza coloniale, che per ogni tempo e ogni dove, sembra ribadire la necessità di abbattere le tristi barriere della disuguaglianza.
Nelle mani sapienti e rispettose di Gupta, ogni bandiera del mondo si riduce ad un filo (Untitled-Rectangles on Flags of the World, 2021-2025); cosicché ricusando il predominio dei nazionalismi e dell’ideologia della divisione, l’arte di un ricamo al femminile risplende della possibilità di celebrare l’integrazione e la convivenza pacifica, intessendo nuove trame di dialogo e colori.

Come affermava, nel 1965, lo scrittore James Baldwin:
«È triste scoprire, all’età di cinque, sei o sette anni, che la bandiera alla quale hai giurato fedeltà insieme a tutti gli altri non ha giurato fedeltà a te. È un grande shock scoprire che il Paese che è il tuo luogo di nascita e al quale devi la vita e l’identità, in tutto il suo sistema di realtà non ha previsto un posto per te».
Nell’operato di Shilpa Gupta, ogni ingiustizia legata ad un regime di disuguaglianza e apartheid sembra imboccare una via della comunicazione così soave, nobile ed elegante da tracciare solchi, che nel profondo dell’anima, risulta quasi impossibile ignorare o silenziare. Ricorrendo, infatti, a pochi e puntuali elementi costitutivi, l’artista innalza altari alla memoria primigenia, che risplendono di una evocazione archetipica possente.
Installazioni come Untitled (2020), appellandosi alla luce e alla portata simbolica di un sasso raccolto lungo frontiera, narrano di un quotidiano che per l’arte possa essere consapevolezza dell’impegno e dell’azione. Scegliendo la vita e la possibilità di un futuro, in cui ogni uomo abbia la luminosa certezza che «in profondità il cielo scorre anche sotto i tuoi piedi», Gupta ha reso gli spazi della galleria di San Gimignano un terreno fertile, da cui muove l’augurio di una speranza necessaria.
Non sorprende allora rintracciare, tra le opere offerte da Gupta, una installazione che si offre come il risultato esperienziale di una ricerca sull’immagine antropologica della penisola italiana.
Con 100 Hand-drawn Maps of Italy e un progetto della durata sommaria di 16 anni (dal 2007 al 2023 circa), l’artista espone oggi un quaderno d’arte, in cui a molteplici mani partecipanti è stato chiesto di tracciare a memoria il contorno della propria terra d’origine, l’Italia. Ne sono derivati schizzi sommari, che per essere metaforicamente liberati dal timore indotto riguardo la necessità di confini tracciati, ha ben richiesto della presenza di un umile ventilatore da tavolo, che nello scompigliare le carte rincuora la forza della vita e dell’incontro.

Tra i ricordi più emozionanti, che hanno accompagnato la vita di Mohandas K. Gandhi, ce n’è uno che annovera un suo viaggio in Inghilterra, nel primo quinquennio del XX secolo. Si narra, infatti, della felicità provata dal Mahatma nell’assistere a una delle tante manifestazioni delle suffragette inglesi.
A colpire Gandhi fu la scenta di queste donne di accompagnare la disapprovazione e la lotta allo status quo con la gioia, la creatività e l’ironia di bellissimi striscioni, realizzati a mano. Il suo rientro a casa fu così segnato dalla redazione di un articolo pubblicato, nel 1906, dal quotidiano Indian Opinion. Delle suffragette, il Mahatma ebbe ad annotare:
«Oggi l’intero Paese ride alle loro spalle, e in pochi stanno dalla loro parte. Queste donne, però, lavorano imperturbabili per la propria causa. Sono destinate ad avere successo e ottenere il diritto al voto, per il semplice motivo che le azioni sono più efficaci delle parole».
La poetica di Shilpa Gupta brilla del medesimo sentire ostinato, meravigliosamente vivo.
Informazioni
- Galleria Continua, Via del Castello 11 – San Gimignano (SI)
- Fino al 7 settembre 2025
- Tel. +39 0577 943134
- sangimignano@galleriacontinua.com
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.












