Muovendo agilmente «tra elementi della cultura pop e riferimenti esoterici» rifulge, con estrema potenza, l’arte ribelle di Ken Sortais (Saint-Denis, Francia, 1983). Per l’artista francese, residente a Marsiglia, Océan Ragoucy ha evocato la presenza luminosa e intellettualmente sovversiva del mitico musicista Marsia, che per il suo genio fu chiamato alla sfida dal dio Apollo, sentitosi vanitosamente depredato nelle sue eccezionali abilità.
Il percorso dell’arte di Sortais ha luogo all’ombra delle secolari e maestose architetture e arti plastiche di un tempo riccamente trascorso. Le belle costruzioni medievali e rinascimentali fanno da presenza attiva nella scelta sentita dell’artista di farne la matrice, matericamente prediletta, dei suoi mirabili progetti.
Come ha ben dichiarato Sortais:
«Dalle tracce sul terreno ai volti angelici dei bassorilievi della Basilica di Saint-Denis, considero il mio ambiente come un insieme di forme disponibili. In questo senso, il gesto creativo evoca inevitabilmente il contesto storico, persino mitologico, dell’area di campionamento».
Per diverso tempo l’artista si è servito delle sculture poste in altezza o nelle nicchie al di fuori delle cattedrali per farne materia disponibile all’abbraccio di uno stampo in lattice, con la conseguente realizzazione di opere d’arte riproposte originalmente in scala 1:1.
Sondando mappe di città, con l’interesse vivo e un pizzico di profonda sovversione rispetto alle regole del comune sentire, Ken Sortais ha dato spazio e forma a una poetica dell’immaginare, quantomai eccezionale. Con lo scatto energico di un writer immerso nei limiti del controllo cittadino, l’artista ha dovuto con gli anni ingegnarsi nella ricerca di una soluzione, che potesse permettergli di continuare a progettare secondo il più autentico sentire.
Come ha personalmente ricordato:
«[…] la rimozione del lattice comporta una pulizia parziale dell’oggetto/bersaglio. Inoltre, per far fronte alla preoccupazione e talvolta all’ostilità dei passanti e di altri agenti di sicurezza, che mettono in dubbio lo scopo dei miei interventi, ho creato l’azienda TEXICO, specializzata nella pulizia delle pietre negli spazi pubblici. TEXICO è una garanzia della mia buona fede, un’azienda che rassicura».
Trovando fonte di ispirazione nella portata simbolica e stratificata di un tempo passato, presente e futuro, che si attiva sulla scorta di una riflessione conscia della necessità del mito per gli uomini, Ken Sortais traghetta i suoi passi situazionisti per e nella città, riscoprendo tensioni e sentimenti assopiti nella frenesia del rendimento ad ogni costo e della speculazione.
Nelle sue mani il lattice liquido, la portata anarchica e libera di un miscuglio di colori, e finanche un’ingegnosa materia di scarto, rifulgono nella possibilità di attivare creazioni, che mantengono il peso del sogno.
Con la serie Sculpt’air (sculture gonfiabili), Sortais porta all’attenzione del pubblico una materia lattiginosa, che pur conservando per sé l’anelito e la parvenza delle ieratiche architetture di un passato immortale, nel gioco del presente, dialoga con un respiro ad aria tanto scanzonato da renderle forme goffe, pronte all’esplosione o al dissolvimento.
Dialogando con la poetica dell’aria, Ken Sortais rende possibile un’ipotesi altra di città e spazio del vissuto sociale. Appellandosi alla forza tenace di un soffio, che accompagna il movimento aggraziato di una piuma o delle foglie che salutano la malinconia di una stagione di mezzo, l’artista si riconnette con le anime dei cosiddetti invisibili.
Presenze umili e maestose, che della città ha sempre ascoltato e amato. Intonando la passione per uno scrittore tanto misterioso quanto mentalmente accattivante come Fulcinelli, Ken Sortais rievoca il credo, che essenzialmente offre linfa vitale alla sua incursione nell’arte:
«Ancora oggi, gli umili, i miserabili, i disprezzati, i ribelli desiderosi di libertà e indipendenza, i fuorilegge, i vagabondi e i nomadi parlano lo slang, questo dialetto maledetto, bandito dall’alta società, dai nobili che sono così piccoli, dai borghesi ben nutriti e ben pensanti, che si crogiolano nell’ermellino della loro ignoranza e presunzione.
Lo slang rimane la lingua di una minoranza di individui che vivono al di fuori delle leggi, delle convenzioni, dei costumi, del protocollo, ai quali applichiamo l’epiteto di delinquenti, cioè veggenti, e quello, ancora più espressivo, di Figli o Figli del Sole.»
Informazioni: Ken Sortais, Lo inverso es recíproco.
- Galería Alegría
- Ronda de la Via, 7, 08903 Barcelona
- www.galeriaalegria.es
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.

















