In un tempo mosso da guerre insensate, cruente e altamente diffuse, la terribile donna a cavallo (La Guerre, 1984) di un inconsueto e immaginifico destriero dal manto scuro di Henri Rousseau (Laval, 1844 – Parigi, 1910) restituisce acremente la persistenza di un’eterna sete di vendetta, che avremmo desiderato lontana dal territorio dell’umano.

Il viaggio nell’arte del Doganiere (appellativo seguito all’attività per tempo svolta come funzionario della dogana) si caratterizza per lo spiccato interesse verso la messa in opera di una immaginazione onirica, che assai spesso incontra e si mescola allo sfondo del quotidiano. Basta immergersi nelle dense e cariche tele d’artista per captare il sogno creativo di un uomo in ossequio delle sue incantatrici di serpenti.
La figura femminile, caratterizzata da un anelito preponderante alla più netta e primitiva libertà di esprimersi, sovverte gli stilemi di una produzione al maschile che, a cavallo tra il XIX e XX secolo, per essa solitamente figurava un ruolo ammaestrato e ancor tendente alla quieta fierezza domestica.
L’evocazione potente e selvaggia di una misteriosa incantatrice di serpenti, immersa entro i meandri ricchi e bui di una foresta, è già l’immagine somma di una caratterizzazione che nei decenni a seguire terrorizzerà come un vulcano il giaciglio sicuro e tronfio di ogni conservatorismo.
Il simbolismo del serpente illumina un territorio della scoperta, che spinge ben oltre l’immagine negativa evocata per l’animale da parte del credo cristiano-cattolico. La tentazione e il suo peccato sembrano, difatti, aver lasciato posto alle influenze culturali che spingono tanto da est quanto da ovest.
Se nelle terre della seta il lodevole rettile si è fatto portatore di buon auspicio, della sapienza e di un legame attivo con le radici del mondo, in America Latina la sua lunga storia pare connettersi all’essenza somma di uno o più dèi convintamente omaggiati (il Quetzalcoatl azteco, il Kukulkan maya).
Il percorso della sperimentazione conduce Rousseau alla conoscenza di tanti dei più grandi artisti controcorrente del suo tempo; riceverà lode e attenzione da parte di Pablo Picasso e sarà una presenza viva in quelle esposizioni che vogliono dar spazio all’immaginario e all’estetica dei pittori a suo tempo rifiutati dagli adepti della tradizione.
Scorci graziosi e fluttuanti, propri di una quotidianità francese cosmopolita, si mescolano all’immaginario del sogno più straordinario proveniente dall’universo dell’onirico. Orsi, leoni e bestie assetate di vendetta e fiumi di sangue possono così, parimenti, restituire l’immagine incontrollata e anarchica del sogno, oppure, tristemente anticipare, il timore più recondito e le calamità previste in rapporto a quel grande conflitto mondiale che di lì a breve traumatizzerà, sino alla perdizione, larga parte degli artisti che nel Surrealismo si ostineranno a cercare una chiave d’uscita rispetto all’insensatezza di tutta quella violenza e morte vissute.
Anticipando le rotte interpretative e visuali nel senno del poi di uno spettatore qualunque degli anni Duemila, i dipinti di Henri Rousseau sanno restituire mirabilmente uno slancio dai premonitori e rari eguali.
In stretta collaborazione con la Fondazione Barnes di Filadelfia, il Musée de l’Orangerie di Parigi, ospita, sino al 20 luglio 2026, una grande esposizione monografica intitolata Henri Rosseau. La pittura come ambizione, in lode dell’artista francese.
Il Museo parigino risulta così essere la prima istituzione museale a beneficiare del prestito di opere d’arte provenienti dalla collezione della Fondazione statunitense.
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.















