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Franco Vaccari. Cortocircuiti dell’ego

Lungo l’itinerario della storia dell’arte per Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 1887 – Neuilly-sur-Seine, 1968) si è spesso annoverata l’impronta del Grande assente. Andando dalla celebre Exposition internationale du Surréalisme parigina del 1937, sino al portentoso evento organizzato da Elsa Schiapparelli nel 1942 in Madison Avenue a New York, si fa strada l’iniziativa mirabile di una famosa presenza dell’arte che al momento più opportuno sapeva farsi mancare.

Tra l’escamotage di una ragnatela di corda e una manciata di bambini chiassosi intenti a giocare con la palla, Duchamp lasciava il campo a una presenza assente quasi sulle corde di quel «saluto tutti senza inchino e vado via sfumando», che Fiorella Mannoia intonerà nella sua strepitosa Non sono un cantautore (1997).

Con un salto temporale di interi decenni rispetto agli eventi surrealisti, Franco Vaccari (Modena, 1936-2025) – che sul padre del ready-made redigerà anche un saggio quantomai originale (Duchamp e l’occultamento del lavoro, 1978) -, fa approdo alla Biennale d’Arte di Venezia del 1972 elaborando una considerazione nuova rispetto alla partecipazione attiva del pubblico.

immagine per Exhibition view Feedback. The Environments of Franco Vaccari, Museion, 2026. Photo: Luca Guadagnini
Exhibition view Feedback. The Environments of Franco Vaccari, Museion, 2026. Photo: Luca Guadagnini

Sposando, in un certo qual modo, l’essenza del grande assente fisicamente parlando, Vaccari lascia che sia la presenza attiva di una massa di spettatori a dar effettiva vita a una processualità unicamente evocata (Esposizione in tempo reale n.4). L’intervento sarà un successo pullulante della molteplicità di scatti autorealizzati dagli stessi partecipanti all’interno di una cabina per fototessere.

Vaccari, nato come giovane artista verbo-visivo, incontra la potenzialità di una processualità, aperta e controcorrente, ragionando l’impatto delle relazioni comunitarie e di una potente traccia umana sondante la Terra.

Ai suoi occhi è la vita che conta, nella portata di un continuo incontro/confronto con un sentire molteplice e vario. L’artista metropolitano, che abita spazi frastagliati e in continuo movimento, ricusa sempre più l’esigenza di sentirsi egotisticamente (da William Blake) unico, indispensabile e irripetibile per aprire alla possibilità che l’arte prenda avvio entro le forme umane di convivenza e fruizione della vita semplice.

Nell’agire di Franco Vaccari persisterà sempre l’esigenza di abbracciare un territorio della possibilità mai chiuso in se stesso o tronfio della ragione di un sol attimo e dei sogni del trionfo. La scienza e la tecnologia, che per tempo lo avevano accompagnato nei suoi studi di formazione, non smettono di assillare la necessità di uno o più tempi che vanno costruendosi nel presente, un passo alla volta.

Nel corso di un’intervista rilasciata a Mauro Zanchi nel febbraio 2020, l’artista aveva ben narrato del suo rapporto con il sogno e un substrato inconscio, che non può fare a meno di confrontarsi con le istanze del quotidiano e del puramente sentito.

Anche in rapporto all’avvento delle nuove tecnologie il pensiero di Franco si è costantemente mantenuto ben saldo sul terreno di una ragionevolezza e un corretto impiego, che non può dirsi distante o separato dall’impegno e dalle scelte dell’uomo.

Sul terreno di un continuo cambio di paradigma Vaccari ha mantenuto ben salda la vivifica forza di incuriosirsi e interessarsi all’ambiente dell’altro, al territorio irrinunciabile di una umanità che conosce il valore di intessere trame collettive.

Il Museum of Modern and Contemporary Art di Bolzano, a partire dal 28 marzo e sino al 13 settembre 2026, ospita una grande retrospettiva dedicata a Vaccari sulla scorta di un precedente progetto che con gioia desiderava celebrare il novantesimo compleanno di un artista indimenticabile.

Entro un percorso espositivo, curato da Frida Carazzato e Luca Panaro, Museion offre al pubblico la possibilità di rivivere i grandi progetti d’artista contando anche sugli studi, gli appunti e il materiale di repertorio proveniente dal lascito Archivio di Nuova Scrittura – ANS (di Paolo Della Grazia).

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Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.

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