Dell’essere umano, il maestro della pittura Balthasar Kłossowski de Rola (Parigi, 1908 – Rossinière, 2001), conosciuto come Balthus, ammirò profondamente tutta la complessità e la conseguente bellezza scaturita. Della medesima inclinazione e poesia sembra essere permeata la progettualità di un’artista che al pittore franco-polacco, in un certo qual modo, si è per tempo ispirata.
Klára Hosnedlová (Uherské Hradiště, Repubblica Ceca, 1990), residente da anni a Berlino, nel maggio 2025 ha fatto approdo nell’ex area ferroviaria dell’Hamburger Bahnhof della capitale tedesca per un portentoso progetto richiesto della commissione CHANEL.
L’iniziativa museale, con una cadenza annuale, offre infatti agli artisti selezionati la possibilità di reinterpretare, per mezzo della propria arte, uno spazio esteso e iconico di ben 2500 metri quadrati.



Il progetto presentato da Hosnedlová (1 maggio 2025- 4 gennaio 2026) ha così condotto alla conoscenza di un pubblico ancor più vasto tutta la possibilità di decostruire e assemblare uno spazio ibrido e dell’incontro, tra le essenze di svariati e molteplici universi dell’ascolto.
Come ha ricordato l’artista, nel corso di un’intervista rilasciata ad Anna Gritz: «Il mio lavoro è letteralmente in attesa di qualcuno che sta per entrare». Performando utopie realizzabili, Klára Hosnedlová restituisce un presente per l’arte che incontra la forma, il filo e la sorpresa di quanto può esser sognato e, probabilmente, restituito alla realtà.
Negli ampi spazi abbracciati (come, in fondo, suggerisce anche il titolo donato all’evento espositivo), l’artista punta alla ripresa di forme vitali e sempre in forse, costantemente aperte, già evocate e caratteristiche anche di precedenti interventi artistici. Il far per l’arte di Hosnedlová incontra così la possibilità di coreografare ambienti, in cui spicca la presenza di performer e attori, che divengono compartecipi dell’atto creativo.
A una tale, viva necessità si affianca, poi, il continuo appello alla tradizione di un rapporto, studiato e ricercato, riguardo le istanze dell’abitare spazi: inclinazione in cui l’artista mostra una puntuale conoscenza della progettazione architettonica modernista propria degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.
Evocando l’idea di uno spazio del progettare, costantemente caratterizzato e oltrepassato da presenze vive e vivide, l’artista lascia che sia la possibilità di un continuo richiamo dei «futurismi passati» ad abitare la tela di un vissuto in cui, con il filo a portata di mano, le sue creazioni restituiscono il sogno possibile di pennellate, per la vita, mai stanche o rassegnate.
Con soavi e resistenti accenni all’impiego di una materia fragile e nobile come il filo o, ancora, rimembrando astutamente la materica parvenza di organi e viscere, Klára Hosnedlová sa porre interrogativi infuocati riguardo l’idea stessa dell’abitare spazi e frammenti di mondo.
Come ha illuminato Ettore Sottsass (Innsbruck, 1917 – Milano, 2007) in uno degli scritti raccolti nel volume postumo Per qualcuno può essere lo spazio (2017):
«[…] uno spazio è reale quando tiene dentro di sé, integra e completa, la sua storia particolare, la sua origine, il suo essere, il suo divenire. Uno spazio reale si costruisce adagio, blocco su blocco, concentrando i momenti e i gesti a raggiungere un massimo di intensità evocatrice, un massimo di forza rappresentativa. Uno spazio si costruisce adagio, puntando senza distrazioni e senza pause sulla sua più violenta definizione, sulla sua più radicale affermazione».
Abitando uno spazio del transito e dell’industria, divenuto sommo contenitore d’arte, per un periodo complessivo che sfiora la possibilità stessa della gestazione di una nuova vita, Klára Hosnedlová restituisce utopie e «labirintiche interiorità» di un presente ancor tutto da leggere e districare.
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.









