In occasione della Berlin Art Week 2026 la Molitor Gallery ha inaugurato la prima personale tedesca dell’artista visivo Nika Kutateladze (Tbilisi, Georgia, 1989).
La mostra Acacia Bloom (in corso fino al 14 novembre 2026) restituisce mesi di ricerca e osservazione partecipata nelle terre degli irriducibili, presso i monti della Guria della sua terra natìa.

Nell’ostinazione della resistenza a continue frane e distruzioni di ogni sorta, la piccola e solitaria comunità incontrata in terre ostili e selvagge veicola ancora un messaggio della sopravvivenza forte e rude, come può essere solo l’attaccamento a un’esistenza visceralmente sentita e primitivamente attraversata.
Il richiamo alla materia, legno d’acacia sopra ogni cosa, si fa costante ed evidente al pari della necessità di spogliare i volti e le più riconoscibili fattezze umane dall’involucro della pelle, che ne sigilla e, parimenti, cela l’animalesco e il rimosso.
Evocando nell’estetica i ritratti/non ritratti di Francis Bacon (Dublino, 1909 – Madrid, 1992), Nika Kutateladze evoca un’idea dell’inferno e del corruttibile della materia, non smettendo altresì di celebrare la pittura che fu degli anni tragici e maturi del celeberrimo Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1485/90 – Venezia 1576).
Opere memorabili come Il supplizio di Marsia (1570-76) o la Pietà (1575-76), nella pittura ad olio screpolata e rimaneggiata con puntali e finanche con le mani, restituiscono ai sensi tutto lo sconforto, il pathos e la sofferenza vissuta da un uomo vittima all’improvviso di molteplici perdite familiari.
Sottraendo la materia alle figure impresse sulla tela il sommo pittore, amato dalle corti e dai più illustri committenti cinquecenteschi, restituiva alla vita di superficie l’oltraggio e la vendetta di una privazione senza fine.

Lungo un percorso parallelo i volti animaleschi, misteriosi, energici e assetati offerti da Kutateladze intonano il richiamo chiaroscurale e notturno di un celato angolo di mondo, che con l’impegno e le sue piante d’acacia non si arrende al volere di una tempesta matrigna.
Nel seminterrato della galleria berlinese alcuni dei piccoli dipinti realizzati si accompagnano all’essenza restituita di tentate recinzioni, che così antepongono un muro precario e pungente tra lo spettatore e il protagonista misterioso e onnipresente, immortalato entro la superficie pittorica.
Un’aurea riverberante di presenze e precarietà giunge ad abitare uno spazio della relazione e del dialogo inesistente: chiusura e diffidenza interrogano passi e intimistiche riflessioni.
Celebrando la rimozione e, così, la più genuina e onesta ammissione di un’impossibilità esternata nel restituire puntualmente panni e difficoltà vissute dall’altro a noi più prossimo, l’artista illumina quanto tracciato da Jean-Paul Sartre (Parigi, 1905 – 1980) tra le pagine dell’opera teatrale Huis clos (La porta chiusa) del 1944.
L’intellettuale francese in esse ammoniva:
Guardate che cosa semplice: insipida come una rapa. Non c’è tortura fisica, va bene? Eppure, siamo all’inferno. E nessun altro deve arrivare, qui. Nessuno. Fino alla fine, noi tre soli, insieme […] Manca il boia […] Hanno realizzato una economia di personale. Ecco tutto […] Il boia, è ciascuno di noi per gli altri due.
Recinzioni simbolicamente ricreate, assieme a pause sospese e riverberanti di una quotidianità acre come una possibile immagine dell’abisso, suggellano lo spazio misterico e magico di un territorio narrato, per “il mondo altro” incomprensibile e, per questa ragione, vivamente impercorribile.
Minaccia, sospensione, incubo e scoperta giocano nell’alveo di una scheggia di mondo legata alle proprie radici nel rifiuto di far di queste ultime miele e occidentalizzante poesia.
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.























