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Mariana Castillo Deball. Sparizioni del serpente. Alla Galleria Kurimanzutto di New York

La galleria Kurimanzutto nella sua sede newyorkese ospita per la prima volta l’artista visiva Mariana Castillo Deball con la portentosa personale Serpent Disappearances (12 marzo-18 aprile 2026).

immagine per Mariana Castillo Deball, Serpent Disappearances – exhibition view, Kurimanzutto, New York, 2026. Ph. Zach Hyman
Mariana Castillo Deball, Serpent Disappearances – exhibition view, Kurimanzutto, New York, 2026. Ph. Zach Hyman
immagine per Mariana Castillo Deball, Serpent Disappearances – exhibition view, Kurimanzutto, New York, 2026. Ph. Zach Hyman
Mariana Castillo Deball, Serpent Disappearances – exhibition view, Kurimanzutto, New York, 2026. Ph. Zach Hyman

Si narra che gli equinozi a Chichén Itzá, in Messico, muovano nel fenomeno spettacolare di un’ombra proiettata su lato della piramide di Kukulkán da figurarsi come un serpente, che fiero, discende la preziosa scalinata del sacro monumento.

Il Serpente Piumato, dagli Aztechi chiamato Quetzalcoatl, incarna secondo il mito l’unione preponderante e indissolubile tra terra e cielo, spirito e materia, morte e vita.

La sua lunga storia rimembra le colorate e belle penne del Quetzal, un uccello autoctono della foresta le cui piume verdi e scintillanti nel tempo sono state sovente impiegate per i lussureggianti abiti dei sovrani delle diverse dinastie.

Una ricca tradizione orale e tramandata restituisce la presenza del Quetzalcoatl anche in rapporto alla feroce e duratura dominazione dei conquistadores spagnoli. Secondo il mito azteco, infatti, il Serpente Piumato era figlio della dea Coatlicue, una fertile e temuta madre primordiale da cui ogni cosa discende.

Nell’incontro con l’imposizione di un forzato adempimento alla fede cristiano cattolica, larga parte degli indigeni dell’America Latina trovò rifugio e conforto nel collegamento ispirato dalle figure sacre care alla nuova dottrina con evocazioni primordiali e autoctone.

A tal proposito, non deve allor stupire che la dea Coatlicue, come suo figlio Quetzalcoatl (in larga parte atteso nel suo ritorno come Il Messia) finì nel tempo per incontrare e fondersi con l’immagine pura e solenne della Vergine. Come riportato da Rebecca Solnit nel bel saggio Le rose di Orwell:

Da qualcuno la Vergine viene considerata una dea azteca riapparsa sotto le vesti cristiane; si dice che abbia parlato a Juan Diego Cuauhtlatoatzin nella sua lingua, il Nahuatl. […] La Vergine di Guadalupe è diventata la patrona del Messico e nel 1810, quando padre Miguel Hidalgo chiamò a raccolta le forze per liberare il Paese dalla dominazione spagnola, lo fece in suo nome: “Lunga vita alla Vergine di Guadalupe” divenne il grido di battaglia degli indigeni e dei meticci, e la sua immagine, quella del mantello miracoloso, la bandiera degli insorti. (Solnit; 2021)

L’artista Mariana Castillo Deball (città del Messico, 1975) si è spesso appellata all’evocazione archetipica del Serpente Piumato, scegliendo di condurre le sue creazioni all’interno di una procedura per l’arte che avesse a cuore la relazione con le genti e la sua terra natìa.

Per lo specifico della mostra Serpent Disappearances da Kurimanzutto, Castillo ha optato per la restituzione di installazioni e un portentoso allestimento a più mani, che ben ricorda la fase processuale di creazione del mirabile monumento di arte pubblica commissionato per la piazza delle nuove David Geffen Galleries presso il LACMA di Los Angeles (su progetto di Peter Zumthor).

L’area di interesse del nuovo progetto, la cui inaugurazione è prevista per aprile 2026, è stata nel tempo plasmata dalla presenza di un ecosistema rigogliosamente palustre, motivo per cui l’artista ha scelto di mantenere nella traccia e nella figurazione offerta il più prezioso e fondante dialogo a carattere geologico.

La poetica di Mariana Castillo Deball si dimostra da decenni improntata a una restituzione partecipe della connessione umana e animale propria del tempo e dello spazio. Come accennato nelle tracce inferte prima al cemento e così trasferite nel prezioso panneggio condotto in mostra, ad entusiasmare la progettualità d’artista sopraggiunge l’eco lontano di un canto del tempo arcaico al pari dell’operato più prossimo delle maestranze che con lei hanno preso parte alla creazione del grande progetto a carattere pubblico.

Andando dalle paliancates (ovvero le tradizionali e festose sciarpe di cotone comunemente adoperate degli operai per proteggersi dalla polvere) alle cinture in cuoio e da lavoro esposte artisticamente a parete, ecco il dipanarsi di uno spazio che per l’Arte non può fare a meno del dialogo e dell’incontro tra universi e frammenti colorati di mondo.

Informazioni: Mariana Castillo Deball, Serpent Disappearances

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Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.

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