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Beth Caimar. Gesto, materia, immagine

di Floriana Savino

Come ha scritto il padre dell’inconscio collettivo Carl Gustav Jung: «La dottrina dei primitivi è sacra e pericolosa», trapassata da misteri dell’animo che rifulgono di figure splendenti, profonde come meandri e su questa via preziosamente evocative.

Lungo un percorso progettuale che annovera l’incontro luminescente tra gesto, materia e immagine, l’artista visiva Beth Caimar (Arezzo, 1990) ha fatto approdo nelle stanze di Spazio relativo (in Villa Davia a Sasso Marconi, Bologna) per accompagnare a più voci l’evento espositivo pensato e curato da Iside Calcagnile.

immagine per Beth Caimar, collettiva Piegato una volta sola- exhibition view, Spazio Relativo,2026. Courtesy of the artist
Beth Caimar, collettiva Piegato una volta sola – exhibition view, Spazio Relativo,2026. Courtesy of the artist
immagine per Beth Caimar, Crepuscolo del Querceto, 2025. Courtesy of the artist
Beth Caimar, Crepuscolo del Querceto, 2025. Courtesy of the artist
immagine per Beth Caimar, Crepuscolo del Querceto, 2025. Courtesy of the artist
Beth Caimar, Crepuscolo del Querceto, 2025. Courtesy of the artist

La collettiva Piegato una sola volta (28 febbraio – 4 aprile 2026) ha preso avvio nel Borgo emiliano di Colle Ameno accompagnando, ancora una volta, il desiderio della sua curatrice di dar spazio e forma a una realtà per l’arte ibridante e avente per protagonisti la performance, una progettualità sonoro-culturale e, così, la peculiarità del dialogo e dell’incontro.

Le sculture, le calcografie e una sperimentazione serrata entro la possibilità della materia più pura permettono a Beth Caimar la restituzione profonda di evocazioni e forme del sogno, che rivivono della portata drammatica di una contemporaneità tutta da leggere e districare.

Contando dell’evocazione di una o più immagini, inconsce e archetipiche, l’artista veicola la materia con una possibilità del gesto che è ferita e viatico, luce ed ombra in uno spazio della possibilità che si appella alla pastosità del meandro più oscuro.

Sottraendo la luce in un continuo confarsi alla lezione dei grandi maestri dell’Età della Maniera e del Barocco (andando dal Tintoretto al Caravaggio), Beth Caimar ragiona il ruolo della sottrazione atmosferica di un fattore cruciale per la storia dell’arte. L’ombra si fa così assillo e traccia indelebile di una presenza, che mistericamente accarezza e trapassa superfici lavorate e or ora volute unicamente abbozzate.

Il titolo scelto per la serie esposta da Spazio relativo, ovvero Crepuscolo nel querceto (2025), è un potente richiamo al famoso dipinto di Caspar David Friedrich Abbazia nel querceto (1810), conosciuto e ammirato per la restituzione malinconica, romantica e struggente che il pittore tedesco seppe offrire dei funerali, simbolici e rappresentati, di un monaco passato a miglior vita.

Le querce secche, spoglie e minacciose che accompagnano il paesaggio paiono pessimistiche e sfinite come le piccole sagome dei confratelli partecipi al corteo funebre.

L’affidamento a un’alba cupa e lievemente rosea costituisce il tocco eterno e sentimentalmente condiviso, che la mano d’artista restituisce alle stagioni dell’esistenza che per lo spettatore verranno. Il gesso adoperato in scultura da Beth Caimar abbozza, a sua volta, una possibile silhouette fantasma di un corpo da figurarsi nell’inconscio.

Ferendo la materia, tracciandone vie di fuga che il buio accarezzerà per farne qualcos’altro, l’artista restituisce uno spazio per l’arte in accoglimento di un silenzio e un abisso profondo come la vita che non smette di pulsare.

Tra luci ed ombre, echi di un tempo eterno o cadenzato, ecco il canto profondo della scultura e delle calcografie intrise della materia e del sogno di Beth Caimar.

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Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.

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