Il Novecento di Gio Ponti (Milano, 1891-1979) figurò il sogno enfatico di muri «non per portare il resto, ma per portare se stessi». Tra le pagine di un volume luminoso, Amate l’architettura (1954), l’architetto e designer milanese mise per iscritto l’aspirazione al ricercare nuove energie e segni del vissuto lungo la storia, che da sempre accompagna la necessità umana di caratterizzare i più affezionati spazi del quotidiano.
Lungo i portici di una città eternamente studentesca, rossa come la passione di chi ne ha abitato i più grandi sogni di un decisivo cambiamento, gli scatti del giovane artista Charlie Zappoli (Bologna, 2004) attivano la possibilità di catturare e restituire visivamente una possente memoria stratificata.

Spingendo oltre gli spazi dell’attaccamento, al di là degli scorci di una città che decisamente sa di casa, Zappoli indirizza i suoi passi dal sapore di una deriva situazionista verso l’incanto (e una sempre nuova sorpresa), dove a far da guida sopraggiunge la puntualità di uno sguardo consapevole, attivato sul presente.
Con la serie fotografica Con il rosso dei muri alle spalle (2025), l’artista dà eco alla possibilità di una narrazione degli eventi e dell’attualità contante su di un sentire collettivo e sempre aperto allo strappo del cambiamento.
Il segno, una traccia, la stratificazione di più tempi che sanno di colore e carta, vissuta e consumata, attivano la possibilità per Zappoli di sentirsi parte di un tutto, che annovera la circolarità e, così, nessuna fine. La presenza di uno scatto, attento a scrutar nuovi segni, aggiunte e finanche cancellazioni, risplende nella consapevolezza che ogni narrazione offerta per domani, un domani, potrà risvegliarsi sulla scorta di un nuovo intervento anonimo e decisamente colorato.
I muri storici di Bologna – che, difatti, non hanno mai smesso di accompagnarsi alla vivacità di una traccia libera, spesso protetta dal chiarore della notte, sotto lo sguardo partecipe delle stelle -, restituiscono un mosaico di slogan e voci, consegnate al rosso mattone, nel credo di un ascolto. Accompagnando la bellezza della fotografia alla necessità di una restituzione cartacea, Charlie Zappoli ha messo in opera la creazione di un volume artigianale, che risplende di un gioco accorto di tagli e pieghe a suon di fisarmonica.
La narrazione personale così offerta si pone come il tassello di un viaggio metropolitano, che ha trovato nella materia corruttibile della carta da poster tutta la poesia stratificata di storie e sentimenti, portatori di irripetibili vite altrui.
Dalla potenza enfatica di una parola impressa a muro, sino alle tracce di quel che resta di una stampa annoverante la morte e la distruzione inflitta alla Striscia di Gaza, gli scatti d’artista attivano la possibilità di condire un’ultima pagina bianca di quel volume, con le impressioni e le emozioni, personalmente dettate da una libera e sentita incursione nel cuore della città emiliana.
Ecco storie di muri «non per portare il resto, ma per portare se stessi».
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.



















