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Chissenefrega della faccia di Banksy. Nel tempo svuotato della trasparenza

di Floriana Savino

Ha scritto il filosofo Byung-Chul Han: «Il tempo presente è un tempo senza destino e senza eventi». Un po’ per caso, forse per sorte, le righe che seguono prendono spazio sul foglio alle porte di un anniversario del ricordo marchiato Bene. Carmelo Bene, il regista e drammaturgo che all’arte e alla scena ha insegnato quanto «È non esserci che è indispensabile».

Il paradigma Banksy si fa strada lungo più e più di un ventennio alla curiosa ricerca di un volto e delle sembianze da poter affibbiare all’uomo, fortunato e fortunoso, che conta sull’anonimato e le notti insonni per sporcare i muri delle città e lasciare a bocca aperta spettatori (e mercato).

Il grande successo di Banksy ha offerto al mercato dell’arte, e al multiforme merchandising pop e dispendioso derivato, una compresenza globalizzata dai pochi precedenti. Ho gustato la bambina con il palloncino a forma di cuore (Londra, 2002), impressa nello zucchero di un godurioso dolce sabaudo, e ne ho vissuto l’emozione rintracciandola tatuata sul corpo di una ragazzina spezzata dal dolore della morte di una madre.

Stretto al suo corpo, ho pensato che quello stencil accogliesse il più nobile senso di un’assenza. Forse l’esigenza per l’umano, per un artista, di poter narrar sé stesso un po’ più in là da una dettata presenza. Dove va quel palloncino? – mi son poi chiesta. Forse oltre l’imposizione di uno svelamento forzato.

Probabilmente, oltre il mercato e un po’ di carta resa giocosamente a brandelli. Quasi certamente nella vicinanza, per chi conosce la perdita, di figurarsi un uomo che come un mago, o un caro affetto perso, appartiene a una dimensione che sa giocare, offrir sorriso e conforto, senza dover contar sullo svelamento.

Come riportato dalla stampa internazionale a tradire Banksy, con ogni probabilità, ci si è messa anche una vergogna chiamata guerra. Hanno così riportato le agenzie di informazione:

I giornalisti Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison, partendo da un’opera realizzata da Banksy in Ucraina nel 2022, hanno indagato ogni traccia lasciata dall’artista arrivando anche a un’altra conclusione: Robert Del Naja, il frontman dei Massive Attack, anche lui negli anni fortemente sospettato di essere Banksy, è sicuramente un collaboratore dell’artista, con cui potrebbe avere realizzato anche alcune opere a quattro mani (Adnkronos; 13 marzo 2026).

Robin Gunningham (Bristol, 1973) – l’uomo che pur di sfuggire alle manette di un riconoscimento, nel 2008, aveva anche provveduto al cambio legale del nome (con un comunissimo David Jones) – pare oggi offrire un’identità e una faccia a una delle firme e presenze più patinate del sistema dell’arte.

Allargando lo sguardo oltre il semplice e puntuale caso, l’euforia nella ricerca di identità, decisiva e definitiva per l’essere umano, costituisce anche il leitmotiv nella spinta dei governi, dei sistemi di informazione e delle forze militari verso un investimento senza precedenti sull’AI.

Se le ultime notizie di cronaca internazionale paiono presentare il rischio di un impiego crescente dell’Intelligenza Artificiale nelle vesti di un mezzo di sorveglianza sempre più coercitivo per il sociale, va all’apporto di filosofi del calibro di Byun-Chul Han l’aver fiutato la triste ascesa di una svuotata, e largamente inconsapevole, Società della trasparenza (2012).

Ha così per tempo illuminato:

«L’obbligo di trasparenza riduce l’uomo a un elemento funzionale di un sistema. In ciò consiste la violenza della trasparenza. […] Le cose diventano trasparenti quando si liberano da ogni negatività, quando sono spianate e livellate, immesse senza opporre alcuna resistenza nei piatti flussi del capitale, della comunicazione e dell’informazione.

Le azioni diventano trasparenti quando si rendono opzionali, quando si sottopongono a un processo di misurazione, tassazione e controllo. Il tempo diventa trasparente, quando è ridotto alla successione di un presente disponibile. Così il futuro è positivizzato nel presente ottimizzato»
(Byun-Chul Han; 2012).

 

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Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.

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