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Lin May Saeed. Gerarchie (non) umane. Retrospettiva alla Kunsthalle Bern

di Floriana Savino

La retrospettiva che, fino al 10 maggio 2026 la Kunsthalle Bern dedica all’indimenticata Lin May Saeed (Würzburg, 1973- Berlino, 2023) muove da un interrogativo urgente e a lei sempre caro: «Perché noi umani sentiamo il bisogno di distinguerci dalla natura e da tutti gli altri esseri viventi?»

«Per un certo periodo l’uomo e la scimmia sono stati uguali, finché all’uomo non è venuto in mente di montare un cavallo e farlo correre. La scimmia voleva superarlo. Salì sulla schiena di una giraffa e si arrampicò sul suo collo come fosse un albero. Quando arrivò in cima e non riuscì ad andare oltre, tornò giù e si tolse il pensiero».

Come testimoniato da uno degli aneddoti contenuti nel libretto di favole e piccole storie dal titolo Fables (2024), rimasto a corredo di una ricca e gioiosa progettazione artistica, Lin May Saeed ha sempre mantenuto vivo il suo artivismo a favore della causa antispecista.

Elaborando con passionalità e dedizione l’immagine altra di un universo della convivenza molteplice e pacifico, l’artista tedesco-irachena ha dato costantemente forma a orizzonti colorati e leggiadri, abitati da animali che dialogano in rapporto al quotidiano dell’umano.

La solidarietà si fa spazio nei territori per tempo occupati da un dominio escludente ed elitario: lo spazio delle fiabe colorate e a lieto fine riempie vuoti semantici resi possibili dal veleno dell’odio e dell’indifferenza più pigra.

Tessendo le coordinate di un itinerario dell’arte, che per approcciare alla più armonica convivenza tra le specie non può certo ignorare l’importanza della tutela ambientale, Lin May Saeed ha fatto decisamente ricorso a quel surplus di materiali che il consumismo umano finisce per espellere a danno dell’atmosfera.

Il polistirolo, nella sua portata ingannevole di materiale facile da produrre ma difficile da distruggere, occupa lo spazio creativo d’artista divenendo materia di scarto privilegiata per la restituzione di sculture leggiadre e fantastiche. Lavorando di stratificazione materica e semantica Lin May Saeed offre territori dell’immaginario da decifrarsi per mezzo di un sentire ora inconsciamente collettivo, ora sentimentalmente personale.

La pittura, l’assemblaggio di ferro, carta e legno tornano a narrare di immaginari provenienti dall’orizzonte di un percepire la vita profondamente. Da un’abbozzata Arca di Noè, dove la presenza spettrale di un manichino umano imprigionato da corde evoca un timore e l’ambivalenza, sino all’immaginario tornato fortemente in voga della Tigre di Carta, il terreno della possibilità offerto da Lin May Saeed rifulge dell’attualità più viva.

Infinita.

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Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.

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