A partire dal prossimo 9 maggio e fino al 13 settembre 2026 l’artista di fama internazionale Antony Gormley (Londra, 1950) fa ritorno da Galleria Continua, presso la sede storica di San Gimignano, con una personale intesa a esplorare massa, vuoto, materia e spazio in rapporto all’urgenza umana e cittadina di decodificare spazi per leggerne traiettorie dell’esistenza.

Il campo di sperimentazione d’artista muove da decenni lungo la possibilità di misurare l’ambiente circostante evocando e portando come punto di riferimento la matrice di un corpo, il proprio corpo.
La realtà misurata, possente, e così infinita, richiamata da Antony Gormley si attiva entro la possibilità dinamica dell’entrata in contatto con la forma non forma del vuoto.
Potenti rimandi e traiettorie dell’umano accendono il campo circoscritto della galleria d’arte al pari del territorio apparentemente smisurato offerto dai giardini verdeggianti dei sovrani e signori di un tempo passato (si ricordino, a tal proposito, la grande personale presso il Forte del Belvedere di Firenze, nel 2013, o ancora Horizon, 2024, a Houghton Hall nel Norfolk, Regno Unito).
Antony Gormley evoca, parimenti per il pubblico, l’aspirazione del sondare e attraversare gli spazi saldati e progettati dalla mano creatrice.
Le città costruite dall’agire frenetico del progresso e della modernità vengono chiamate in causa ogni qualvolta l’artista, entrandovi in contatto, sceglie e opta per una riflessione musealizzata su un tema caro e prescelto.
L’animale urbano, che tra gli anni Sessanta e Settanta ha sovvertito il gusto umano per gli spazi egoisti delle città in strenua crescita, oggi rivive nella possibilità frammentata di ricevere genericamente ascolto da parte di un sistema dell’arte rintanatosi entro le maglie dorate dei suoi innumerevoli benefici.
Gormley affronta costantemente un tale orizzonte diffuso scegliendo di ragionare lo spazio e le relazioni al di là della natura conservativa del white cube. Pensare ambienti, pensare al dialogo e alla relazione con gli individui e il mondo corrisponde a restituire intellettualmente la traiettoria infinita di un tempo in strenuo cambiamento. In un’intervista rilasciata a Francesca Alix Nicoli nel 2012, l’artista aveva già ragionato:
«Quale è il progetto umano collettivo? Che rapporto ha questo progetto collettivo con l’elemento, con l’orizzonte, con il tempo? Uso lo spazio dell’arte e lo spazio potenziale della scultura nel campo esteso in questo senso, da Heidegger a Merleau-Ponty, in senso eminentemente fenomenologico. Miro a rovesciare la scultura da oggetto chiuso a idea di luogo o specie di spazio».
Con What Holds Us (letteralmente, Quel che ci trattiene) Antony Gormley farà degli spazi interni ed esterni del polo espositivo di San Gimignano «un teatro dalla molteplice materia portata» affinché insieme si possa tendere un filo dell’ascolto sul mondo.
Antony Gormley, What Holds Us, Gallleria Continua San Gimignano, 9 maggio 2026.
Per ulteriori informazioni si rimanda al sito ufficiale della galleria.
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.
- Floriana Savino
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