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Arcangelo Sassolino. Tra forma e tensione. A Parigi

«Ogni epoca, per trovare identità e forza, ha inventato un’idea diversa di classico». Nella constatazione del grande Salvatore Settis rifulgono tutte le criticità e le strade di comodo sempre più spesso intraprese nel nome di un approccio allo studio del tempo e del passato di natura approssimativa e assai superficiale.

Prosegue Settis:

«Meno sappiamo il greco e il latino, meno leggiamo (anche in traduzione) quelle letterature, e più parliamo dei Greci e dei Romani, ma in modo sempre più sclerotizzato, convenzionale, morto. […] quanto più generici e meno colti sono questi esercizi, tanto più essi rischiano di innalzare la cultura classica sopra un piedistallo irraggiungibile, estirpandola dalla storia per proiettarla su un piano che si pretende universale, ma in realtà facendone arma e bandiera di una civiltà occidentale che possa poi rivendicare […] la propria superiorità rispetto alle altre. […] Perché una risposta possibile alle ansie della globalizzazione culturale, al panico della perdita della propria identità […] è la rivendicazione di identità locali “forti”, in grado di competere con quella temuta e mal definita globalità.». (Settis; 2004)

Consegnando all’arte la possibilità di una acuta riflessione sulle istanze di un tempo cadenzato e sempre attuale, l’artista visivo Arcangelo Sassolino (Vicenza, 1967) torna negli spazi parigini di Galleria Continua con alcune opere inedite e tante altre, famosamente decennali.

Lungo un percorso operativo superiore ai trentacinque anni, oggi l’artista traghetta con sé la portentosa installazione meccanica e dinamica Damnatio Memoriae (2016).

Richiamando a memoria la prassi imperiale di scherno e oltraggio verso ogni cittadino romano che si fosse macchiato di delitti o di alto tradimento, Sassolino fa ricorso alla presenza possente di un busto scultoreo per caratterizzare il disfacimento graduale del marmo in una polvere consumata da un puntuale marchingegno meccanico.

A interessar l’artista subentra una messa in discussione potente della rappresentazione univoca di una o più storie dell’umanità. Destabilizzando la materia, lavorando sul discioglimento e la pressione Arcangelo Sassolino fornisce metaforicamente il sentiero di una prassi ideativa che a cuore ha la necessità intellettuale del dubbio.

Come ha confidato lo stesso artista ad Alberto Villa nel corso di un’intervista rilasciata nel maggio 2025:

«Ho sempre bisogno di portare al limite le cose, senza mai risolverle. […] Le idee […] a volte si schiudono, a volte fioriscono. E quando fioriscono è straordinario vedere come una cosa diventi altro, e poi altro ancora, e ti apra possibilità che all’inizio erano oscure e nascoste in chissà quali meandri dell’inconscio.».

La preziosità di una sperimentazione che incontra più discipline e più saperi motiva in Arcangelo Sassolino la ricerca in itinere di forme e mutazioni per la restituzione artistica e procedurale.

Dopo essersi per tempo dedicato al vetro, al cemento, alla pietra e al marmo dal sapore eternamente classicheggiante, l’artista ha investito la sua ricerca su un materiale altamente industriale come l’olio sintetico.

Ne sono derivate composizioni a disco mirabili, in cui aprendo alla matericità di un fluido dinamico Sassolino conferma la propensione peculiare alla messa in discussione dell’entità scultura intesa come forma solida e stabile (si presti attenzione, a tal proposito, alle opere La costante materia o, ancora, Presente, entrambe realizzate nel 2025).

Il concetto di conflitto abita lo spazio eletto per l’operato d’artista muovendo nell’idea che il tempo, la forma e la relazione dell’oltrepassare e vivere ogni esistenza dipendano grandemente dall’interscambio fertile tra tensione e mutamento. La forma scorre, le sue sembianze mutano e, a tal proposito, Sassolino ricorda:

«La distruzione non è mai assoluta; è sempre un passaggio verso qualcos’altro. Ciò che crolla genera. Ciò che brucia lascia una traccia. Ciò che rompe rivela una nuova struttura.».

Con Aux abords du séisme (letteralmente, In prossimità del terremoto) l’artista occupa gli spazi minimali della galleria nel cuore di Paris Marais con «cose che splendono e poi affondano nella storia, diventando eterne».

Informazioni: Arcangelo Sassolino | Aux abords du séisme

  • Fino al 30 maggio 2026
  • Galleria Continua, 7 rue du Temple, 75003 Parigi
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Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.

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