Fino al 27 settembre 2026, l’artista polacca Aleksandra Waliszewska (Varsavia, 1976) attraversa ben due piani del Museo Benaki di Atene nel nome della personale Irruption of Antiquity.
Celebrando la forza della tensione, Waliszewska si avventura nelle stanze di una preziosità inestimabile per maneggiare l’immaginario e il peso solenne di una stagione antica, divenuta emblema e simbolo di un tutto.

Nel prestare ascolto all’eco del classico, sommo contorno suggellato di una culla dell’umanità celebrata nel luccichio del marmo e della più devota conservazione, l’artista estromette il nastro di una restituzione narrativa univoca e intellettualmente sondata per introdurre incubi e sogni di una visione inconscia, maturata lungo il corso della più personale applicazione e sperimentazione pittorica.
Figurazioni immerse nel limbo di un intricato e profondo sentire si apprestano così a condividere spazi, evocazioni e gestualità, che interrompono il flusso ordinato e cadenzato del tempo.
Se il museo è sinonimo di protezione e della più certosina conservazione, l’irruzione della mano d’artista chiama a raccolta una facoltà di giudizio, disposta a scardinare e nuovamente ragionare le traiettorie del classico in rapporto all’incanalarsi del cambiamento, delle rivoluzioni, dei secoli e dei più numerosi decenni estromessi o pavidamente conteggiati.
Dall’enfasi onirica di superfici pittoriche pastose, affidate alla materia della sensazione e del sogno più desto, le opere allestite negli interstizi voluti e rintracciati spezzano ogni possibilità di pensare l’antico nella chiusura di un tempo affidato alle ali del più eterno passato.
Dai cocci restituiti alla terra, sino alle pregevoli silhouette partorite nella ritualità e comunicazione di un tempo artisticamente artigiano, l’intento progettuale di Aleksandra Waliszewska esorta una frequentazione del passato nella potenzialità di quanto ancora ci è dato scoprire e, così, assaporare a fior di pelle.
Dalla dea della memoria alle muse misteriose occupanti una stagione moderna, l’estetica d’artista percorre la traiettoria di un universo mondo che nel caos della modernità ha finito per coltivare un sogno nostalgico e altamente idealizzato rispetto a quel che è stato un molteplice, ricco, ma altrettanto confuso, orizzonte vivifico degli antichi uomini, dèi e semidei.
Riprendendo visivamente interrogativi e contenuti di un’opera somma come Futuro del classico (2004) di Salvatore Settis, l’azione restituente di Aleksandra Waliszewska abbraccia l’occasione di digerire e significare il passato sulla scorta di un tempo della storia che, come molti altri, non può adeguarsi alla staticità granitica del tutto ultimato e definitivamente chiuso.
Come, a tal proposito, ritiene Settis:
[…] Il “classico” può essere riscattato […] da un uso strumentale, purché ne venga recuperata e analizzata, con la necessaria acribia, la straordinaria complessità e singolarità […] forse gli dèi degli Antichi non furono mai immacolati e gelidi come la neve.
Forse, al contrario, gli Olimpî non hanno mai rifiutato (non hanno mai smesso) di mescolarsi con gli uomini, e non solo in Grecia. Apollo ebbe la dimora a Delo e a Delfi, ma volava ogni tanto nel remoto Nord, fra gli Iperborei; Dioniso errava fra l’Egitto, la Siria, la Tracia, l’Arabia, la Persia, l’India […]
Come gli dèi porteños di Borges, da sempre gli Olimpî si sono meticciati con altre genti e culture: se esitiamo a riconoscerli in vesti che ci appaiono impure, è perché noi stessi ne abbiamo ri-creato (per nostro uso) un’immagine incontaminata, splendente come il marmo o la neve, ma non necessariamente vera.
Forse, invece di inseguire il classico solo sul nevoso Olimpo, sulle vette inaccessibili, dobbiamo invece cercarlo sulla terra, dargli nome e sostanza ripercorrendone la storia.
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.















