Il 1982 vide la pubblicazione effettiva dell’opera incompiuta e fondamentale del grande Walter Benjamin (Berlino, 1892 – Portbou, 1940). I passages di Parigi, restituito sottoforma di un copioso volume, ebbe per il filosofo tedesco un periodo di incubazione di ben tredici anni, accogliendo e raccogliendo per esso considerazioni e visioni sullo spazio in divenire della città moderna.
Fu Pierre Missac, nella sua puntuale analisi sull’opera di Benjamin, a evocare tutta la portata di un incontro preponderante e simbolico con la materia nuova e in ascesa delle città (l’architettura di vetro, il futuro trionfo del cemento…). Anche nei testi raccolti in Immagini di città (1963), Benjamin ben tracciava:
«L’architettura è porosa quanto la pietra. Costruzione e azione si compenetrano in cortili, arcate e scale. Ovunque viene mantenuto dello spazio idoneo a diventare teatro di nuove impreviste circostanze».
Appellandosi alla «possibilità di un teatro alternativo della vita cittadina», anche una delle quattro monumentali opere ambientali presentate dallo scultore altoatesino Eduard Habicher (Malles, 1956) negli spazi di Museion, a Bolzano (nella personale titolata Memory in Motion), riporta il titolo evocativo di Passage. Approcciando alla ricca potenzialità di una scultura fatta a mano inseguendo i materiali standard della modernità, Habicher intona la necessità di ragionare il mondo per mezzo della traccia.

Come un tempo ricordato anche da Ettore Sottsass (Innsbruck, 1917 – Milano, 2007):
«Quando i pensieri non ansimano, allora anche le righe sono sicure, le righe vanno da un punto ad un altro in un colpo solo e i due punti di solito sono due punti certi: per lo meno gli architetti pensano così. Se invece i pensieri ansimano, se i punti certi sono pochi, le righe sono incerte, sono un po’ storte, vanno in giro a cercare. […]
Quando ero un giovane studente di architettura […] andavo tutti i pomeriggi a trovare un pittore […] che si chiamava Luigi Spazzapan. […]
È stato Spazzapan a parlarmi del disegno che si fa tenendo il braccio disteso in una serie di gesti così improvvisi che forse saltano oltre i pensieri […]
A Spazzapan gli stati del non pensiero piacevano molto e diceva: “Se si insiste, si arriva alla più pura calligrafia” come dire: “Se ci sono pensieri così intensi da non essere più pensieri, soltanto la più pura calligrafia li lascia leggere».
(Sottsass, 1997)
Evocando la necessità di congiungere la forza dei materiali alla creatività della mano e della mente «che elabora e sogna», Eduard Habicher, ormai da decenni, dà spazio e forma alla peculiarità di un’arte pronta a caratterizzare e a donare un nuovo alfabeto allo spazio pubblico e condiviso di città. Sugellando la possibilità del rosso, l’acciaio inox è, così, restituito lungo i binari di una traiettoria poetica, accesa su una realtà di fabbrica differentemente modellata.
Condensando anni di lavoro, che scorrono anche nella restituzione video dello spazio/laboratorio d’artista, la notevole personale altoatesina mira a restituire la progettazione e l’azione gentile di un uomo che fa della plasticità della forma il suo compasso luminescente per leggere il mondo e, da lì, scrivere una vita.
Informazioni Eduard Habicher | Memory in Motion
- Fino al 31 gennaio 2027
- Museion, Piazza Piero Siena 1, Bolzano
- Contatti: telefono +39 0471 22 34 13; emal: info@museion.it
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.















