Alle porte del nuovo decennio lo scrittore Andrea Bajani (Roma, 1975), con il suo magnifico romanzo Il libro delle case (2021), restituì in poesia lo spazio psicofisico, doloroso e struggente, che contrassegna l’itinerario della terapia e della cura. Per la Casa del tumore lo scrittore romano intonò il percorso sofferto da una giovane donna (sua moglie prima di diventare tale) entro le maglie di un contenitore, asettico e potente, studiato di tutto punto «per sconfiggere il nemico» (l’ospedale). Sulle emozioni postume scaturite nell’Io, divenuto protagonista a distanza di sicurezza del medesimo romanzo, Bajani annota:
“Il centro, per Io, non è tanto l’edificio, ma piuttosto quella stanza. È di quella che è geloso, perché ne conosce solo la porta, non sa com’è fatta dentro. Io ha le parole di Moglie, certo, ma non sono sufficienti per vederla. […] è un’isola di cemento bene illuminata […] la struttura è militare […] la stanza è il baricentro. […] È un passaggio ultraterreno, un varco verso quello che c’è dopo. Per riprendersi la vita, bisogna andarla a negoziare […] la porta è quell’accesso. […] Moglie è entrata a negoziare con la morte in compagnia a volte di suo padre, a volte di un amico, a volte della sorella. Loro sanno cosa c’è dall’altra parte. Si sono seduti al tavolo, le hanno fatto da avvocato. Io no. […] Io ha solo una cicatrice da guardare, sullo sterno. Lo fa adesso mentre Moglie dorme, vi si china sopra nel semibuio della stanza”. (Bajani; 2021)
Sulla scorta di un percorso per l’arte che traghetta con sé il disagio e la sofferenza di una recentissima entrata in contatto con la malattia vissuta a livello familiare, l’artista Andrius Alvarez-Backus (Warwick, New York, 1999) approda negli spazi della galleria newyorkese Eli Klein con installazioni interattive e materiche opere a parete. La personale Voglio sapere, ho bisogno di sapere, fruibile dal 21 febbraio al 9 maggio 2026, ben restituisce un’accorata riflessione d’artista sulle istanze del corpo e del suo stato psicofisico in rapporto alle difficoltà imposte dall’avvicendarsi degli eventi fortuiti o legati all’essenza del quotidiano.
Figlio di due chirurghi di origine filippina Alvarez ha sempre masticato una certa naturalezza e una propensione curiosa e conoscitiva verso il taglio epidermico e, più genericamente, verso i punti di sutura.
Elaborando una ripresa del fattore dissezione/resezione, incisione/escissione da Eli Klein Gallery l’artista espone una serie di opere incentrate sul tema dell’ibridazione e incontro materico, che ben sanno restituire il ruolo di una portata riparatrice insita alla poetica dell’arte.
Muovendo dalla scelta dei titoli adoperati per le installazioni, da Sei ancora abbastanza forte? (2025) a Rimani per me così come sei (2025), ecco lo schiudersi di emozioni e sentimenti che hanno abbracciato l’agire in residenza della progettualità d’artista.
Un cavallino, appartenente all’universo giocoso e fantastico dell’infanzia, è ora restituito entro le maglie strette e rigide di una patina voluta in bronzo. Giocando di estraneazione rispetto alla materia nobile e trionfante di una scultura equestre, Alvarez incide il povero corpo interiormente mutilato del suo antico amico a quattro zampe per restituire le coordinate di un progetto epidermico.
Il sondare e l’investigare il quotidiano con uno sguardo scientifico e controcorrente lo conduce, poi, a porre sotto la lente d’ingrandimento scientifico persino la rotondità e la perfetta metà di una sfera scintillante, che probabilmente in passato condiva l’atmosfera delle serate disco. Le viscere e un corpo umano sondato da un bisturi immaginifico pervadono, così, ogni aspetto della riflessione estetica restituita dall’artista.
Evocando il trauma e contando su una puntuale semiotica dei materiali adoperati, Andrius Alvarez-Backus motiva lo spettatore in una lettura leggiadra e stratificata delle istanze e rotte di collisione attive nel presente.
Lo spazio della galleria, celebrando l’azione chirurgica, l’incontro empatico e partecipato al cospetto di un’ibridazione voluta, sembra quasi motivare un viaggio sottocutaneo entro il sistema variegato degli organismi viventi. Come recita il comunicato stampa:
«Per Alvarez, la conoscenza inizia con l’urgenza e si conclude con una delle certezze assolute: l’ambiguità è una forma di verità».
Informazioni
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.

















