«Scene inquietanti ma delicate», provenienti dal regno dell’immaginazione, tra luglio e agosto, sono scese ad abitare gli spazi della Beinart Gallery di Melbourne, in Australia. Sperimentando con l’argilla, la polvere di vetro e la pittura acrilica, Jale Soysal immerge la sua passione per l’illustrazione e l’universo animato all’interno della forza evocante di una materia eternamente suggellata lungo il cammino primigenio dell’uomo.
Dando spazio alla forza favolosa di presenze e creature provenienti dal mondo del sogno, la progettualità dell’artista australiano-turca sembra derivare la forma enfatica delle sue creazioni dall’immersione della mano creatrice all’interno di un orizzonte mutevole e realisticamente impossibile.
Silhouettes fatate, a un tempo mirabili e spaventose, traghettano la rappresentazione di uno squarcio di mondo fulgente persino quando le luci sono spente.
Se il poeta Jorge Luis Borges si trovò un tempo a riflettere sulla vita notturna e invisibile degli oggetti della quotidianità più affezionata, come sfuggire allora all’idea di figurarsi un dolce pinguino con lo zaino sulle spalle e un bellissimo bruco dalla testa di fanciulla prender vita e parola mentre il mondo non guarda o, semplicemente, dorme?
Nell’iconografia all’artista più cara rifulgono figure e presenze estrapolate dal territorio dell’onirico e dal mito: sirene omeriche, dalle portentose ali e dagli spaventosi artigli, si presentano in tutta la bellezza ossimorica di un mirabile profilo dai tratti adolescenziali.
Occhioni languidi, e spesso nostalgici, attivano la partecipazione a un teatro dell’animazione e della tragedia spalancato nel regno della fantasia.
Tra le figure somme, assieme alla falena e alle fate dei boschi e dei ruscelli, spicca la maestosa aura del cigno. Come creatura potente, nobile e lunare, il volatile impersona le qualità profonde di un abbraccio sul mondo intriso tanto di luce quanto di mistero.
Nel dialogo sull’anima, rintracciabile nel Fedone platonico, Socrate afferma quanto fuorviante sia la considerazione che l’uomo tende ad accogliere attorno alla natura del cigno. Nella sua riflessione spicca come erroneo ritenere che quell’ultimo suo nobile canto, il notoriamente struggente canto del cigno, altro non sia che l’esternazione tragica e finale di un abbandono sofferto della vita alle porte della morte.
Divincolandosi dalle più tragiche aspettative, il filosofo sulla via di una sentenza di morte tradisce l’idea della fine celebrando nella figura ieratica del cigno un’apertura senza eguali al prefigurare della felicità e del cambiamento al cospetto di quanto superficialmente si confonde nell’immagine di una caduta accidentale nell’abisso più oscuro.
Il nero e il bianco del suo piumaggio elegante, nel richiamo del simbolo e sulla scorta dei più illuminanti studi sulla natura dell’inconscio, prefigurano l’eterea ed eterna danza tra il sogno dell’ascesa e il più impegnativo lavorio intimistico cingente una riscoperta.
Se il suo canto è allor il prefigurare luminoso di un moto dinamico e spirituale, l’ode creativa ed entusiasta “di un dopo”, realizzabile e possibile, si immerge metaforicamente nella scrittura di un tempo glorificato che rivive del preziosissimo frammento numero 182 della memorabile Saffo.
ἰοίην (ioίen), ecco la traccia che «come una freccia» sopravvisse a un canto di passione smarrito. «Che io possa andare oltre!», il suo significato letterale. Come per il cigno e nell’enfasi di un passaggio «dalle portentose ali», Saffo sognò l’altrove di una riscoperta del sé più autentico. «Che io possa vivamente desiderare!», l’approdo prefigurato e la sua più indispensabile chiave.
Muovendo dal capolavoro Il lago dei cigni (1877) di Pëtr Il’ic Cajkovskij sino alle atmosfere pastose e chiaroscurali, che sempre si sono premurate di celebrare la somma e lirica atmosfera di un sogno lunare, l’argilla impastata da Jale Soysal, in ossequio di una creatura nobile e luminosa, riverbera degli sprazzi rossastri e nel tessuto di un cambiamento, che eternamente motiva e colora la simbologia di un animale iconograficamente eletto.
Con una creatura lunare e femminile l’universo animato di Soysal saluta la personale di Melbourne e chissà quanti altri ancora, e sempre nuovi, territori del possibile…
Per ulteriori informazioni si rimanda al sito d’artista e i canali ufficiali della Beinart Gallery:
Beinart Gallery
307 Victoria Street,
Brunswick VIC 3056
Australia
beinart.org
info@beinart.org
Jale Soysal
jalesoysal.com
jaleyasmins@gmail.com
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.




















