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Som Supaparinya da Museion a Bolzano. Territori, ambiente, comunità

Il paesaggio immortalato da Som Supaparinya (Chiang Mai, Tailandia, 1973) costituisce il più prezioso archivio vivente di una storia del territorio che vive di stratificazione, strappi, conflitti e punti di sutura. A partire dal 15 maggio, con un protrarsi sino al 14 giugno 2026, Museion Bolzano ospita il film documentario creato dall’artista sulla scorta di un’immersione totale nel cambiamento strutturale e paesaggistico, che ha investito i territori del Sud-est asiatico.

Tra memoria storica e dirompenti trasformazioni del territorio MO NUM EN TS (2025) indaga la portata del cambiamento alle porte di un tempo sempre più minacciato dall’inquinamento e dall’impatto nefasto di guerre e conflitti, sparsi per il mondo.

A partire dagli interventi strutturali avviati negli anni della Guerra fredda, sino all’innalzarsi di un numero sempre più alto di monumenti simbolo della modernità, lo sguardo di Supaparinya muove tra ricerca d’archivio e conoscenza con mano del territorio immortalato e ripreso per il suo duraturo progetto.

Se negli anni di una vera e propria guerra culturale tra i due blocchi egemoni la Thailandia ha sostanzialmente impersonato l’avamposto di un ipotetico, ma certamente auto-referenziato “mondo libero”, va alle ricerche sul campo di una pioniera della video installazione come Som la puntualità di una restituzione viva dei cambiamenti societari dei più complessi e sfaccettati agglomerati di mondo.  

Nella preziosità di una restituzione cinematografica, in lode della più realistica e viva testimonianza, il progetto di Som Supaparinya rende omaggio al lavorio minuzioso e attivo di un mosaico di comunità, compartecipi di mutuo soccorso e di un ascolto partecipato delle necessità altrui.

Nell’importante restituzione di paesaggi altri (all’occhio occidentale spesso poco noti), il progetto documentario rifulge della ricchezza di un profondo disvelamento.

Il video, che dopo l’attuale esposizione si appresta a entrare nella collezione permanente dell’istituzione altoatesina, è stato realizzato contando sulla tecnica split screen, ovvero in una puntuale presentazione sullo schermo di molteplici e differenti inquadrature miranti a restituire gli spazi di sutura e le complessità della materia di ricerca prescelta.

Aprendo all’importanza della memoria e dello sviluppo di un approccio critico, puntuale e onesto al cospetto di una gran quantità di storie e saperi che incontrano un territorio in repentino e strenuo mutamento, la mano e l’impegno di Som Supaparinya rendono omaggio alle storie spesso anonime di paesaggi e laboriose piccole comunità formica che nel mondo hanno lavorato per erigere la modernità al pari dell’impegno oggi speso per preservare ecosistemi, resi sempre più spesso schiavi dall’ingordigia del potere di turno e dall’indifferenza arrogante e sostanziale di tanti.

Per ulteriori informazioni: www.museion.it/it/news/12343-som-supaparinya-mo-num-en-ts

 

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Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.

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