Alla Fondazione MAST di Bologna è in corso Communautés. Projects 2005-2025 mostra dell’artista franco-algerino Mohamed Bourouissa; l’ampia personale, che segna il ritorno in città e negli spazi della stessa Fondazione, dona al pubblico la fruizione di ben quattro serie realizzate nel corso del ventennio 2005-2025 con lo schiudersi maestoso di un progetto inedito e dal titolo Hands.
Dando spazio ad un’arte e un fare volutamente artigiano, che ragiona sul complesso rapporto tra individuo e società, Mohamed Bourouissa offre assemblaggi rincorsi e sognati di realtà possibili. Ponendo fiducia nell’idea che l’incontro e l’ascolto possano farsi voce di un esser e sentirsi parte di una comunità, l’artista celebra tutte le potenzialità di una fotografia lieta di ritrarre volti, azioni, storie.

Gli scatti di Bourouissa trasudano vivacemente dell’impatto e dell’apporto che il lavoro, l’immigrazione, l’agire di molteplici e vari gruppi di individui hanno per e sulla città. Il suo sguardo urbano scruta la più che feconda, e non sempre facile, stratificazione di segni e linguaggi metropolitani.
Tra le maglie di una scrittura e sulle ali dell’immaginazione vi è, a tal proposito, un non so che di emozionale nel realizzare che la Communautés di Mohamed Bourouissa prende spazio a Bologna – città giovane, viva, sessantottina – nei giorni vicini al primo anniversario dalla morte dell’editore eternamente controcorrente Eric Hazan.
Da giovane medico partecipe delle istanze del sociale, tra gli anni Sessanta e Settanta, Hazan visse e godette del grande vento del cambiamento, giungendo a rilevare l’antica editoria di famiglia per farne la casa editrice, che ha incentivato e dato calorosamente spazio alla critica libera del pensiero.
Tra le pagine della fabbrica da lui incentivata, la città e una gran quantità di considerazioni ad essa legate hanno trovato spazio d’elezione.
Sulla scorta del flâneur celebrato da Walter Benjamin (autore, peraltro, molto caro alla casa editrice francese), Eric Hazan ha sempre vissuto la sua Parigi con l’ostinazione di vagarci dentro, per rintracciare i punti di frattura e sutura di un presente assai più complesso e sfaccettato rispetto a quanto si è soliti apprezzare o edulcorare degli spazi del vissuto.
In un gioco di splendidi rimandi, La fabrique di Hazan è stata, e continua ad essere, la voce scapigliata di un mondo che sente viva la necessità di interrogarsi, facendo a meno di qualsivoglia cautela o pacificata autoassoluzione.
Gli assemblaggi di Bourouissa, in una tal prospettiva, sembrano allora dar visione e corpo alle fratture, complessità e accesi interrogativi che, intellettualmente, restituiscono voci e orizzonti del quotidiano.
Bourouissa, un po’ come Hazan, sa che con l’arte ci si può divertire e ancor più sbizzarrire, sino a tracciare itinerari che sappiano parlare di persone e possibilità. Partendo dalla serie Péripherique (2005-2008), dove gli amici più cari dell’artista, in qualità di attori, hanno risposto funzionalmente alla messa in opera di una creazione nata in seguito alle rivolte delle banlieue parigine, la mostra bolognese illumina e traccia preziosi racconti del margine.
Ne fa da eco la serie fotografica Shoplifters (2014), ispirata dall’incontro casuale d’artista con alcune foto discriminatorie esposte, in segno di punizione e monito, sui muri freddi di un supermarket newyorkese.
Le istantanee inferte a gente bisognosa costretta a rubare per mancanza e necessità, individui esposti alla berlina senza riserva alcuna, divengono allora l’occasione impattante per sondare la violenza di una società imprigionata nelle maglie dell’avidità e del capitale.
A sugellare un’esperienza suggestiva giunge così il già citato progetto Hands (2025), che con i suoi ritratti su plexiglass e l’evidente sottostrato in griglia metallica, congela la disumanità di un tempo storico, che all’incontro e ad una pacifica stretta di mano tra pari, sa tristemente preferire la forza bruta di reti di divisione e confini insondabili.
Per tornare al sogno di Hazan e ad un euforico luglio di Place de la République, ecco allora uno striscione agitato con gran orgoglio. «La France est tissu de migrations» è quanto ben si poteva scorgere in esso.
È bello pensare che l’arte militante di Mohamed Bourouissa sia materia ed essenza di un più che vivifico intreccio.
Informazioni Mohamed Bourouissa Communautés. Projects 2005-2025
- a cura di Francesco Zanot
- fino al 28 settembre 2025
- Fondazione MAST, Via Speranza, 42, Bologna
- press@fondazionemast.org
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.









