Nel ricordo del Grande Vetro (1915-1923) e della progettualità controcorrente di Marcel Duchamp, il poeta e scrittore Octavio Paz, già nel 1973, annotava: «L’invisibile non è oscuro né misterioso, è trasparente».
Con un percorso espositivo che condensa la più feconda relazione esistente tra un livello superiore e la sua base “tangibilmente inferiore” e sottostante, l’artista visivo Henrik Olesen (Esbjerg, Danimarca,1967) approda negli spazi su due piani della Kunsthalle di Zurigo.
Nel rincorrersi e divincolarsi di un dialogo fresco e acceso sulle istanze estetiche e politiche che interrogano il presente, un gioco potentemente intellettuale, «tra l’apparizione e le apparenze», investe l’energia e la forma proiettata lungo il perimetro metaforico del white cube.

Al piano superiore dell’edificio, come per una partita giocata tra gli specchi e un’illusione pronta a scardinare le carte, il “ritornello della vetrina” si fa potente e altisonante.
Intonando, in qualche modo, l’essenza e il ricordo stratificato e memorabile dei passages parigini di inizio Novecento, Olesen traghetta inserti e frammenti della società dei consumi nella forza evocativa e suggellante di un’enfatica rovina (non viene meno, a tal proposito, una vena di dissacrante ironia).
Annotava ancora Paz: «Senza sosta si distrugge e senza sosta si rinnova».
Nell’inventiva del soggetto e lungo la traiettoria di un percorso per l’arte riflettente e soverchiante, l’universo della merce si presta a incarnare nel prototipo abbozzato per il piano terra ogni forma di introspezione e riflessione rispetto al flusso di produzione.
Per esso la materia, la forma e gli scarti del quotidiano tendono a farsi reperti ironicamente archeologici e stabilmente impressi nell’essenza di un evocativo e materico calco.
Copies of real-life objects, tools and food (Copie di oggetti, strumenti e cibo della vita reale) fruibile sino al 6 settembre 2026, ricorre alla condensazione e all’applicazione pratica di materiali come il gesso, il legno, la rete metallica e la juta in evocazione della presenza sostanziale di confezioni industriali di uova, residui di pollo e una dolcezza proveniente dalle conserve più prelibate.
Nell’incontro dei più recenti progetti artistici realizzati con le forme della caratterizzazione sondate e affezionate, Henrik Olesen porta in galleria anche le installazioni Coccodrillo (2023) e Il più antico coccodrillo, circa 95 milioni di anni fa (2024) nell’intento di ribadire, ancora una volta, quanto potente e inesorabile sia la dicotomia minaccioso-minacciato all’interno di un contesto mondo che dal surplus della merce novecentesco ha strabordato sino alle messa a rischio, durevole e problematica, di tante e tante specie vegetali e animali (temibili e tenebrosi alligatori compresi).
Nella sublimazione impossibile e paranoica della necessità continua e diffusa di sempre più beni e sempre più merce di mercato, l’esposizione svizzera offre la traiettoria figurata di quanto in eccesso e in ostacolo il mondo non riesce più a digerire, incanalare e ordinatamente ospitare.
Giocando tra i pieni e i vuoti, tra consapevolezza semantica e assenza nell’eccesso, i due piani della galleria dialogano con un contesto che spazia oltre le mura volgendo l’attenzione e lo sguardo al territorio di una auspicata e possibile, vera consapevolezza.
Come suggella Octavio Paz in ascolto del mago di nome Duchamp:
«In alto le apparizioni, in basso le apparenze […] Il mondo in alto non è la proiezione dei nostri desideri: noi siamo la sua proiezione. Il nostro desiderio è la nostalgia, il ricordo di quel mondo».. (Paz, 1973)
Informazioni: Henrik Olesen, Copies of real-life objects, tools and food (Copie di oggetti, strumenti e cibo della vita reale)
- fino al 6 settembre 2026
Kunsthalle Zürich
Limmatstrasse 270
CH-8005 Zürich
T +41 44 272 15 15
info@kunsthallezurich.ch
www.kunsthallezurich.ch
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.

















