Sul nastro di una seduzione disturbante, nell’evocazione di una drammaticità che divora e si consuma, Berlinde De Bruyckere (Gant, Belgio, 1964) intesse i fili di un tempo dell’arte occupato da resti e fantasmi.

Donando spazio e presenza all’estetica tanto del transitorio quanto dell’eterno, a far da padroni nel suo operato sopraggiungono ritorni ed evocazioni raccolte lungo il corso di una ordinaria esistenza.

Figlia di un macellaio e venditore di carne, entra ben presto in contatto con la realtà chirurgica di uno spazio in cui si provvede a ricavar materia, tra l’odore acre del sangue e la presenza invadente di ossa da asportare.

Gli anni in collegio dalle suore saranno, a tal proposito, decisivi nell’indirizzare la giovane Berlinde verso l’interesse alla corporeità umana, che risente fortemente della portata filosofica di una fede devota al tema della decomposizione del corpo, nonché della necessaria salvezza per l’anima. Come ha osservato l’artista:

«L’iconografia cristiana mi ha aiutata a non fuggire da quello che può essere (visivamente, epidermicamente) considerato sgradevole».

Componendo situazioni per l’arte, che ragionano la portata di una scultura pulsante come carne viva al fuoco, De Bruyckere fa rivivere la potenza struggente di un’arte nordica, che rifulge alle porte di una fede nell’umano, legata alla presenza catartica del corpo.

Derivano sculture che assai spesso rimembrano ai sensi la portata evocativa di tendini, ossa e muscoli, da addebitare materialmente a ingegnosi intrecci di rami, ferro e stoffe.

Opere che il curatore d’arte Eugenio Viola ha mirabilmente enunciato quali «rappresentazioni anatomiche seducenti e disturbanti, prive di ogni caratterizzazione fisiognomica, eppure riconoscibili».

L’operato e la ricerca d’artista sembrano fedelmente muovere nella consapevolezza di sondare un campo attraversante la precarietà di singolari, ma anche universali esistenze, che sperimentano l’incontro con l’inaspettato, con il caso, in definitiva con quanto di un percorso non ancora elaborato può sorprendere o terrorizzare.

Evocando immaginari, spesso superstiti e indecifrabili, De Bruyckere intesse la trama di un ritorno all’ambivalenza mitica di Eros e Thanatos. Attrazione e repulsione segnano un percorso dell’arte, che si serve della forza riflettente dello specchio per mostrare la totalità del frammento (Need VI, 2025).

I primi Arcangeli di Berlinde compaiono sulla scena accompagnandosi a coperte, spesso in piombo, che doppiamente proteggono e imprigionano le membra. Evocando la precarietà e le svariate fragilità dell’essere, gli Arcangeli si pongono quali presenze statiche e vivide, cadute nello spazio dell’umano al cospetto di una drammaticità, eternamente imminente.

«Puoi sentire la fragilità umana in una coperta che sta cadendo a pezzi», è quanto ha confidato l’artista, non smettendo di esporre le stoffe prescelte al lavorio naturale del tempo.

Nel celebrare i venticinque anni di una luminosa collaborazione con l’artista, Galleria Continua e la sua sede di Parigi Marais hanno provveduto ad inaugurare la personale Need che, dal 10 ottobre sino al 30 dicembre 2025, permetterà di entrare in contatto con le opere somme di Berlinde De Bruyckere.

immagine per Berlinde de Bruyckere, <em>Need</em>, Galleria Continua, Paris (C) Hafid Lhachmi - ADAGP Paris
Berlinde de Bruyckere, Need, Galleria Continua, Paris (C) Hafid Lhachmi – ADAGP Paris

Abbracciando, ancora una volta, la passione per l’arte rinascimentale, De Bruyckere ha rivolto la sua progettazione al richiamo di opere portentose, come la Madonna del parto (1455-1465 ca.) di Piero della Francesca (Borgo Sansepolcro,1412/1416-1492), restituendone una rievocazione, che sorprende con la sua più caratteristica «fisicità sinistra e straniante».

Punti di sutura e scampoli, che sanno evocare una materia organica, vengono così proposti entro la prigione trasparente di una campana, che espone e mostra senza riserva alcuna. La presenza di un richiamo alla corporeità si attiva nella sensazione di trovarsi al cospetto di una presenza inanimata, che interroga e inquieta.

Alle porte di un tempo percorso da molteplici e disumane tragedie, Berlinde De Bruyckere cuce e restituisce orizzonti di tutto quel che, tragicamente, stiamo mandando in pezzi.

 

 

 

 

Website |  + ARTICOLI

Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *