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Nanna Starck. Corpi nello scrigno.

di Floriana Savino

Nei meandri di una ricca tradizione, mitica e scandinava, la leggenda di una misteriosa Ellewoman colora l’orizzonte dell’isola di Lindholm. Secondo una narrazione pervenuta sostanzialmente immutata una donna anticonvenzionale e ribelle abitò il piccolo e selvaggio territorio danese gettato nel Mar Baltico avvalendosi della compagnia di due mucche rosse, ligie e fedeli nella condivisione di un’esistenza comune.

La libertà della protagonista attirò presto l’attenzione e le critiche degli abitanti e popolani che mal digerivano, sostanzialmente non capendo, tutta quella necessità di inseguire una vita fuori dagli stilemi e dalle convenzioni richieste a “un’anima di donna”. L’assenza di uno sposo, il rifiuto della più tradizionale abitudine domestica e nessuna prole a carico evocarono subito l’urgenza di cacciarla via da un territorio convenzionalmente bigotto e pio.

Ellewoman di quella paura e immotivata chiusura fu, allora, assai più forte: la superstizione e il timore della stregoneria, che planavano sulla sua figura orgogliosamente ribelle, furono dalla donna impiegati come strumenti intimidatori ora rivolti contro i suoi giudicanti.

Ne derivò il ricatto che, qualora fosse stata costretta ad abbandonare la sua casa, immani distruzioni e spaventose calamità si sarebbero abbattute in ogni angolo e perimetro dell’isola.

Nel dicembre del 2018 la propaganda politica dell’ultradestra, inferta come una ferita sulla pelle dei migranti, ha ricondotto agli onori della cronaca l’esistenza internazionale dell’isolotto di Lindholm, in quei giorni ritenuto meritevole del confino carcerario dei corpi indesiderati, egoisticamente spinti lungo le vie dell’espulsione.

Abbracciando una matrice, che risplende e acquista significanza nella carnalità del corpo – voce, mezzo e ferita di un mondo popolato da diverse e molteplici istanze -, l’artista visiva Nanna Starck (Frederiksberg, 1976) conduce negli spazi della Kunsthal di Hurup Thy il suo scrigno prezioso, abitato da resti e calchi di articolazioni pulsanti.

Partendo dalle forme e dall’espressività anatomica della propria gabbia dorata l’artista disamina la forza e la potenza della materia nel suo peculiare imporsi oltre la superficie. Calchi in gesso, ruvidi, primitivi o parzialmente lavorati, incontrano l’acciaio, il ferro, il legno e le catene, ora offertesi al dialogo travolgente e performante nella risposta del plexiglass.

Il calore della materia vivente e l’ostinazione di un fuoco che accompagna e motiva la vita, si fanno silenziosi e onnipresenti attori di un percorso studiato per stuzzicare i sensi.

Travi legnose, lamiere e una pavimentazione, al tatto polverosa, affidano all’equilibrio sospeso di un passaggio forme del corpo intese come lo scrigno archetipico di ogni possibilità dell’umano di attuarsi e attuare la vita.

Con The Jewel Box, sino al 18 ottobre 2026, Nanna Starck affina per gli occhi la danza sinuosa e infinita delle forme vulnerabili e porose dell’essere.

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Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.

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