L’artista visiva Riikka Anttonen (Helsinki, 1982) anima gli spazi dalla Sinne Gallery di Helsinki con la personale Vertere, a cura di Markus Åström e in corso fino al 18 ottobre 2026.
Abbracciando una ricerca da anni focalizzata sulla restituzione estetica delle esperienze queer, l’artista finlandese esamina la lunga tradizione del costume greco-romano, filtrato attraverso le celeberrime Metamorfosi di Ovidio.
Entro le mura minimali della galleria d’arte, possenti strutture dal colore candido riprendono nella forma restituita le fattezze di vere e proprie trottole, protagoniste dell’esperienza tanto dell’infanzia quanto della vita adulta.
Se, infatti, vien facile ricondurre alla memoria la presenza di questo giocattolo nelle giornate estive, calde e soleggiate, dei più piccoli, lo stesso certo non può dirsi rispetto all’impiego (oggi acclarato dalla storiografia) di vere e proprie trottole in uno dei giochi d’azzardo preferiti nell’antica Roma.
Ibridando spazi, contesto simbolico e portata semantica Rikka Anttonen converte le sue installazioni nel mezzo eletto per sondare la portata di un percorso storico, ricco di immagini e significati.
L’omosessualità, a tutti gli effetti condannata e perseguitata dalla nuova fede cristiana, per il quotidiano dell’antica Roma tornava nella libertà del corpo patrizio di unirsi a quel che più desiderava e avvertiva a sé vicino.
A tal proposito, significativa appare anche la scelta del titolo donato all’intervento d’arte: il latino vertere nella sua traduzione abbraccia tanto il movimento rotatorio, il ruotare cadenzato dell’oggetto su se stesso, quanto la possibilità di un mutamento, che suona nell’inversione e, così, in un decisivo e significativo cambio di rotta.
Ogni trottola, allora, restituita nello spazio scandinavo si accompagna a ricchi mosaici di marmo in evocazione libera di scene tratte dalle Metamorfosi di Ovidio.
Corpi aggraziati, volti angelici ed enigmatici, sondano il campo dinamico di un incontro con lo spettatore, che si vuole vigile e vivo.
Avvertendo presenze, che riverberano dell’antico e del nuovo (rispetto ai materiali impiegati), lo spazio dell’osservazione si rende compartecipe di un fluire oltre le categorie e le gabbie imposte alla più naturale e genuina essenza delle anime e dei corpi.
Evidenziando un’ibridazione immaginifica, progettualmente realizzata, Rikka Anttonen disamina una possibilità dell’accoglimento candida e dialogante, come lo spazio curato e allestito al cuore della città nordica.
Floriana Savino terminati gli studi classici, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, con indirizzo Decorazione, conseguendo la Laurea magistrale in Arti Visive con il massimo dei voti, nel febbraio 2020. L’interesse per l’espressione artistica nasce dalla possibilità evocativa dei simboli archetipici e dal processo metodologico alla base di ogni creazione. Tra le sue partecipazioni vi sono mostre ed esposizioni a carattere nazionale e internazionale. Attualmente collabora con riviste accademiche e testate indipendenti che indagano le forme dell’abitare, in stretto sodalizio con arte, architettura e nuova urbanistica. È docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria presso la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo.
















