Il mondo dell’arte si è spesso nutrito di sodalizi, che hanno generato novità e felici interazioni. Si potrebbe raccontare una lunga, appassionante Storia dell’Arte altra seguendo i rapporti elettivi tra artisti, critici, mecenati, appassionati, addetti ai lavori, intellettuali etc. In questo contesto, può creare un più interessante, fertile humus la contaminazione tra ambienti e specifici differenti, portando questi confronti verso lidi inaspettati e prospettive non omologate. È in caso della relazione tra Arte visiva e mondo enologico. Nello specifico, tra l’artista Gianfranco Grosso e Tommaso Caporale.

L’uno non è nuovo a certe interazioni impreviste: suo è il progetto di Art Food and Wine Indovina chi viene a cena, del 2020, svoltosi a Roma, città dove vive e lavora da tempo. Gianfranco è nato però a Cosenza (1972), poi si è spostato formandosi a Venezia dove è restato per lungo tempo (dal 1998 al 2003) e dove è stato anche assegnatario di studio a Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua la Masa; ha poi raggiunto la Capitale, dove ha investito tempo, energia e nuovi piani.
Il più ambizioso e recente è la ristrutturazione e attivazione del suo Studio d’Arte polifunzionale: un’Art Lab dischiuso a più progetti e frangenti, spazio culturale e produttivo allocato in un quartiere enorme e ad altissima densità abitativa ma carente di strutture espositive e luoghi della creatività contemporanea (com’è il VII Municipio).
Questa mescolanza e la vis sperimentale non meravigliano poiché è una delle proprietà di tutto il suo lavoro, improntato sull’uso di mixed media e linguaggi, compreso quello tecnologico, e su un’indagine sulla connessione tra scultura e pittura e, insomma, con la caratteristica dell’accostamento e la varietà di testi e sottotesti; usando, per dirla all’Alan Jones – noto cronista d’arte, critico, curatore e poeta americano, oltre che suo amico – “ciò che si trova alla mano, il linguaggio del suo tempo: l’elegia alla luce del sole.”.
L’altro, Tommaso Caporale – noto anche con lo pseudonimo di Mister Bollicine –, giornalista enogastronomico, autore di rubriche per riviste specializzate nel settore agroalimentare, sommelier, conduttore televisivo, ingegnere informatico nel campo dell’automazione industriale nonché funzionario responsabile dell’Ufficio IT dell’Accademia di Belle Arti di Roma, è l’ideatore di un metodo innovativo per la valutazione qualitativa degli spumanti.
Tale sistema si basa – udite udite, e questa esortazione non è affatto casuale! – sull’analisi acustica del perlage (Metodo Caporale). Proprio così: tramite una sofisticata ma alquanto precisa campionatura del suono delle bollicine dello spumante in un calice subito dopo la mescita e a parità di condizioni dell’indagine. Semplificando, con l’ausilio di un algoritmo appositamente realizzato e l’elaborazione dei suoni, l’analisi prende forma grafica.
Come ha spiegato lo stesso autore del metodo:
“dall’interpretazione delle frequenze è possibile risalire alla tipologia di vino spumante, alle caratteristiche organolettiche e sensoriali, alle differenze in termini di dosaggio zuccherino e al vitigno utilizzato. Tutto senza ricorrere all’assaggio.”
Ciò che credo possa affascinare tutti, come ha affascinato me, è la combinazione dei diversi sensi e l’attivazione di quello che non avremmo mai pensato di tirare in ballo per un vino: l’udito. Ascoltare, quindi non più solo usare l’olfatto e il gusto – in parte anche la vista, che soppesa colore, trasparenza etc. – per valutare e, diciamocelo, godere del nettare degli dei effervescente è quasi ai confini con la poesia. Ragionandoci su, è magnifico come un sistema quasi scientifico, fatto di dati e grafici, possa richiamare liriche associazioni – alle vibrazioni, ai fruscii, alla musica – di tale forza sinestetica e, appunto, poetica.
A me tutto ciò ricorda anche la forza generatrice di Gea, il rapporto con la Terra, la Natura, le sue energie creatrici, le spirituali potenze iniziatiche, le originarie radici femminine. Del resto, vite, uva, raccolta, pigiatura, botti, cantine, bottiglie, sboccatura, tappatura e… bollicine, nella lingua italiana sono al femminile…
Ad ogni modo, questo deve avere intrigato Gianfranco Grosso che, ben sapendo quanto la bevanda dei baccanali sia sempre stata, sin dall’antichità, al centro di riti, celebrazioni e legami sociali oltre che assai raffigurata nell’arte, nella sua duplice valenza di gioia e caos, liberazione estatica e selvaggio affrancamento di ogni freno inibitorio, è stato spinto da questa ulteriore scoperta/invenzione a mettere in dialogo gli artisti visivi e il canto dello spumante nel Metodo Caporale. Non dimenticando la creazione, altrettanto geniale e pionieristica, della prima etichetta acustica al mondo, con un suo QR Code e denominata Zzzz.
Così, ecco che, con il format itinerante titolato Bollizine, i due dionisiaci Grosso e Caporale hanno dato corpo a un’operazione corale: in fondo, a ben guardare, infatti, non si tratta solo di eventi, o di una kermesse che ne inanella più d’uno, ma di una più completa sorta di opera, se pur composta da più elementi, mani, luoghi, condizioni.
Dunque: in un breve arco di tempo, sono stati coinvolti artisti che potessero dare un loro autonomo contributo al progetto Bollizine mettendoci del loro, aprendo i loro studi a un singolo avvenimento ogni volta diverso, costruito a misura di ospitante; otto gli artisti (più Grosso a chiudere in bellezza) a prendere parte a questa iniziativa.
Così, allo Studio 54, l’artista Nicola Rotiroti ha accolto la Presentazione Nazionale del metodo Caporale concedendo allo sguardo del pubblico le sue figurazioni che, dopo l’amniotica presenza in acqua di personaggi a lui familiari, ci danno attualmente apparenti Nature morte realistiche che vuoti e anfratti collegano ad altre dimensioni.
Giacinto Occhionero ha ideato Riflessi in bolle e ha mostrato la sua versione di pittura che convoca naturalismi sotto la pelle di un’astrazione ad alto tasso cromatico.
Chantal Spapens e Daria Shoshani hanno proposto Undefines Bubbles, unendo due ricerche differenti ma accomunate da un’attenzione per il corpo e quell’afferenza femminile che non sono solo politiche e sociali ma anche originarie.
Francesco Impellizzeri si è espresso attraverso un suo baroccheggiante, queer Bollicine Pop Secret, con tanto di irridente performance (ma, come il vecchio detto proferisce: “Pulcinella, scherzando e ridendo disse la verità”; o, alla latina: “Ridentem dicere verum”).
Mauro Di Silvestre, considerando anche la musica delle bollicine, ha citato un notissimo hit del 1961 di Mina, Le Mille Bolle Blu, titolando così il suo Open Studio e permettendo la fruizione dei suoi quadri coloratissimi e pieni di dettagli e intrecci, dove affiorano e si mescolano mémoire, invenzioni, strutture compositive e figurazione in un caleidoscopio immaginifico.
Delphine Valli, coerente con il suo pensiero architettonico dello spazio che permea tutte le sue opere, ha concepito Rette in bolle dando vita a un evento brioso e allo stesso tempo concentrato.
Lamberto Pignotti, il più storicizzato del gruppo, ha portato in Bolle di note Spumeggianti la sua ricerca verbovisiva e performativa verso esiti inattesi, sempre innovativi e… frizzanti, con una dose di ironia e imprevedibile casualità contenuta in una partitura costantemente concettualistica.
Ognuno ha rivelato parte della propria produzione artistica, un po’ di sé e la volontà all’interrelazione, aggiungendo una tessera al puzzle strutturato da Gianfranco Grosso come un’opera unica – abbiamo detto – ma composta, appunto, da singole parti, ognuna delle quali recante una eco del progetto generatore che ne mantenesse il nucleo teorico.
Con l’apertura del suo studio di Circonvallazione Appia (martedì 4 novembre 2025), lo Studio Archivio Courtesy Fratelli Emme, con un libello, titolato Zzzz in seno a Bollizine, una presentazione ad hoc e un momento conviviale, Gianfranco Grosso chiude in bellezza questo progetto inaugurando in un quartiere che poco o nulla ha di dedicato alla cultura contemporanea; Grosso, così, intende sopperire nel suo piccolo a questa carenza, cercando di creare relazioni e un luogo polifunzionale non solo per addetti-ai-lavori.
Simili iniziative portano l’arte più vicina alle persone, facilitandone l’approccio, affiancando pubblici, situazioni, discipline, sparigliando le carte; e chi avrebbe mai pensato di avere in mano quella dello spumante da assaggiare e ritrovarsi poi sul piatto quella del canto delle sue bollicine?
E chi di vedere e trattar di arte contemporanea – figurativa, geometrica, astratta, del linguaggio, della forma, del contenuto – e ritrovarsi a parlar di enologia? E facendolo, non tacendo di culti e allegorie?
Perché gli artisti lo han sempre saputo, quando hanno dipinto, scolpito, inciso, nell’antichità e in era moderna, di Bacco, baccanali, Dioniso, antesterie, agrionie, liberalia, vinalia, Cibele e allegorie; sì, certi mondi a volte o spesso si incrociano ed è in questi attraversamenti che si scoprono inediti punti di vista sulla vita, sul mondo. Ed è polifonia.
Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.









