La questione apertasi relativamente allo storico Caffè Greco di Via Condotti 86 a Roma sembra non trovare risoluzione pacifica e sensata, per ora. La situazione inerente alla sua tutela resta ancora in bilico, in barba al Decreto Ministeriale di vincolo sin dagli anni ‘50.
Ma procediamo con ordine.
Noto nel mondo come un piccolo museo nel cuore della Capitale, il Caffè Greco, in circa tre secoli (dal 1760, quando fu fondato da Nicola Della Maddalena, cittadino greco), ha visto passare la Storia, artisti, letterati, regnanti, nobili e celebrità di ogni epoca, oltre a milioni di persone che lo hanno amato e lo amano come luogo del ristoro, del convivio e di una certa, romantica anima resistenziale.
Era infatti considerato, all’epoca dell’occupazione francese, rifugio di patriottici avversi agli invasori napoleonici e poi di successive riunioni sediziose. Ma era anche uno dei ritrovi dei fotografi – come testimonia anche Richard W. Thomas nel suo Photography in Rome (in: “The Art-Journal” n. 14, maggio 1852) – e di quella cosiddetta Scuola Romana di Fotografia, o il Circolo del Caffè Greco, che annoverava fotografi in erba, amatori ma anche pittori (come argomenta Maria Elisa Tittoni ne: Il Caffé Greco: le petit café le plus plaisant du monde, in: Roma 1850: Il Circolo dei Pittori Fotografi del Caffé Greco, Electa, Milano, 2003).
Insomma: quella piccola caffetteria– come scrisse William Mitchell Gillespie in epoca di rivoluzioni sociali, economiche e dei costumi (in: Rome: As Seen by a New-Yorker in 1843-4, Wiley and Putnam, New York, 1845) – è a Roma un appuntamento fisso:
“(…) degli artisti di tutte le nazioni. (…) Quando entri, trovi il fumo così denso che riesci a malapena a vedere dall’altra parte della stanza, ma attraverso di esso appaiono vagamente le lunghe barbe, i feroci baffi, i cappelli spioventi, le giacche di velluto con tagli, i cappotti a rana e i volti selvaggi ma intellettuali, che caratterizzano la maggior parte dei giovani artisti di Roma”
Oltre ad essere ancora oggi pieno di opere – molte di pregio – e ad aver mantenuto in massima parte gli arredi originali, questo locale accolse Giacomo Casanova, Leopardi, Wagner, Rossini, Mascagni, Massimo D’Azeglio, Apollinaire; e Ivan Turgenev, Nikolai Gogol e tanti animatori della comunità artistica e culturale russa che trovò casa nella Roma di quell’epoca.
Senza dimenticare Byron, Keats, Shelley, Goethe e Stendhal, oltre all’immancabile Gabriele D’Annunzio, persino Buffalo Bill i suoi cowboys e i Sioux vi sostarono.
Nel 1890 il colonnello William Frederick Cody giunse in Italia per una lunga tournée con il suo circo, il Wild West Show, e a Roma sostò e tornò anche nel 1906; e in una delle sue peregrinazioni romane si fece immortalare proprio al caffè Greco con i suoi colleghi di spettacolo.
Mesi dopo le prime elezioni della nascente Repubblica italiana, il senso di libertà e della rinascita culturale a Roma fu fotografata da Irving Penn proprio lì, in quell’antico caffè, dove, il 12 ottobre 1948 c’era una rilevante parte dell’intelligenza nazionale, melting pot di artisti, letterati e intellettuali: Aldo Palazzeschi, Goffredo Petrassi, Mirko Basaldella, Carlo Levi, Pericle Fazzini, Afro Basaldella, Renzo Vespignani, Libero de Libero, Sandro Penna, Lea Padovani, Mario Mafai, Ennio Flajano, Vitaliano Brancati e Orfeo Tamburi (oltre al 33enne Orson Welles impegnato come attore nel film Cagliostro, con Valentina Cortese, diretto da Gregory Ratoff negli studi della Scalera Film).
Nel decennio ‘60 e ‘70, oltre a molti di loro, e a de Chirico e a Guttuso, di cui diremo, erano spesso ai tavolini del caffè da Ennio Flaiano a Federico Fellini e Marcello Mastroianni a Sophia Loren, da Pasolini a Elsa Morante ad Alberto Moravia, solo per citare alcuni degli avventori più iconici.
Celebre è la citazione di uno degli artisti tra i più assidui frequentatori, Giorgio De Chirico:
“Sedute tutt’intorno, lungo le pareti di quello storico luogo, stavano le granitiche legioni dell’arte e dell’intellettualismo”.
E dunque:
“il Caffè Greco è l’unico posto in cui ci si può sedere ad aspettare la fine del Mondo”.
(in: Berenice, Fuori e dentro il “Caffè Greco” di Guttuso, “Paese Sera”, 13 ottobre 1976)
Grande estimatore delle wunderkammern – non a caso fu il padre della Metafisica – non poteva non apprezzare un locale che un po’ ne ricostruiva una e, fatalità e comodità, era a due passi da casa sua.
In una bella foto di Franco Fiori, passata nel 2022 in un’asta temporanea di Finarte, lo si vede nel 1976 posare davanti a uno dei due quadri di Renato Guttuso dedicato proprio al Caffè Greco.
Purtroppo i due Caffè Greco – il grande bozzetto in acrilico su cartone su tela (cm. 186×243) e la tela (cm. 282×320) – non sono a Roma ma rispettivamente nella Collezione Thyssen Bornemsza a Madrid e al Museo Ludwig di Colonia, mentre vari bozzetti sono dispersi in collezioni private.
Il capolavoro più grande, dipinto nell’estate del ’76, fu esposto la prima volta alla Galleria Toninelli in Piazza di Spagna quello stesso anno e ha una genesi frutto delle sue assidue visite al caffè e di quelle di tante personalità romane o che elessero la Capitale a città del cuore o meta più o meno temporanea.
Come ricorda bene Mario Ursino, è lo stesso Guttuso, in un articolo sul quotidiano “Il Tempo” (n. 39 del 3 ottobre 1976: “L’arte si è seduta al caffè”), a raccontarlo, a partire dall’omaggio al Pictor Optimus: “In questo quadro c’è un elemento catalizzatore, Giorgio de Chirico, anche se il fascino del luogo nasce anche dalla gente che c’è passata, da Buffalo Bill a Gabriele D’Annunzio”.
Nei decenni successivi sono tante le testimonianze lasciate nel libro delle firme, gli incontri avvenuti, le serate in musica, i convivi di poesia, i Premi ivi organizzati e le tante frequentazioni abituali e non.
È anche per ciò che, per proteggere il Caffè Greco dalla speculazione, nel 1953 il Ministro Antonio Segni emanò un Decreto Ministeriale di vincolo che dichiara questo sito “di interesse particolarmente importante” e “…di proprietà, per la parte dell’immobile, dell’Opera Pia Ospedale Israelitico… e, per la parte dei mobili e della licenza d’esercizio, del Sig. Gubinelli Federico fu Giovanni…”.
Così c’informa il Presidente del CdA Carlo Pellegrini, agganciandosi proprio a tali note:
“diversamente da come falsamente rappresentato da molte fonti, i proprietari sono due:
1) Antico Caffè Greco srl: proprietario dell’azienda con tutti i suoi beni, compresi arredi storici, quadri, statue, opere d’arte
2) Ospedale Israelitico proprietario delle mura (come può verificare chiunque nei Pubblici Registri -Conservatoria, Registro delle Imprese).
Per 120 anni sono stati via via rinnovati i contratti d’affitto ma improvvisamente, i vertici dell’Ospedale Israelitico hanno deciso, nel 2017, di non rinnovarlo più, senza darne alcuna giustificazione. E allora, perché Antico Caffè Greco srl non sposta la propria azienda altrove?
Perché il Decreto Ministeriale succitato impone che il Caffè Greco deve restare lì e, come ha efficacemente esposto l’Avvocatura dello Stato nel suo intervento presso la Corte d’Appello, dove ha precisato la posizione del Ministero: il Caffè Greco non si sposta da via Condotti 86 questo è fuori discussione”.
Attendiamo notizie che speriamo siano positive e aggiungiamo a questo approfondimento le più recenti parole di Pellegrini, che dice:
“Non possiamo distruggere con un colpo di spugna questa testimonianza dal valore inestimabile. La nostra attività, dunque, non è quella dei semplici proprietari/gestori di un pubblico esercizio, ma è anche e soprattutto quella di provare a trasmettere l’amore per la discussione, la socialità, quella di tramandare un modo di essere, di incontrare, di pensare, quella di promuovere cultura.
Siamo sì i proprietari di questa meravigliosa azienda, ma ne siamo prima ancora i custodi.
Custodi di un patrimonio che, moralmente, appartiene ad ogni cittadino, ogni visitatore che, gratuitamente, può ammirare le oltre trecento opere d’arte e, soprattutto, respirare un’atmosfera che si perpetua da secoli, e che si arricchisce nel tempo di nuove esperienze, di nuova linfa vitale, come la recente adesione del Caffè Greco alla Giornata Mondiale della Poesia, o la ormai decennale presenza del convivio del Gruppo dei Romanisti, che conta nelle proprie fila eminenti rappresentanti della cultura che ama Roma.
Tale consolidata e secolare notorietà, che trae origine dal Grand Tour, si è oggi evoluta nell’interminabile flusso di turisti, che vengono a visitare il Caffè Greco, potendo godere dell’aura iconica degli arredi, delle testimonianze e delle opere d’arte, delle consuetudini, di un luogo d’incontro, ininterrottamente presente da secoli, con tutto il suo portato immateriale, culturale, umano.”
La querelle è in atto e ci domandiamo cosa ne pensi l’Assessore alla Cultura di Roma, Miguel Gotor, e il Ministro della Cultura Sangiuliano…: entrambi avrebbero da guadagnarci in immagine e credibilità se riuscissero a dipanare questa intricata faccenda tutelando e garantendo alla città e al Paese questo bene prezioso, che è peraltro anche meta turistica (quindi, per tacer della Ministra Santanchè, attualmente però impegnata in altre gatte da pelare). Restiamo in trepidante attesa…
Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.






















3 risposte
Ho conosciuto questo splendido luogo negli anni ’80, quando il sapore della bella cultura si percepiva in tutto il suo splendore. Concludere la passeggiata in Piazza Venezia o sulle scalinate era il massimo; tornavamo alla realtà solo varcando le porte dell’American Express in cerca di nuove lettere. Dio benedica l’Italia, Roma e, in particolare, il Caffè Greco.
Cordiali saluti, Aramis
Ora che lo sfratto è stato eseguito, anche il Gruppo dei Romanisti, che si riuniva nella sala rossa del Caffè ogni primo mercoledì del mese dal 1952, si è dovuto trasferire verso altri lidi. Il Gruppo dei Romanisti, consesso di studiosi della cultura e memoria romana, iniziò a riunirsi nel 1929 e tuttora pubblica, a far data dal 1940, la Strenna che viene presentata il 21 aprile al Sindaco di Roma, in occasione del Natale della Capitale. Allo stato attuale nessuno è in grado di comprendere, quale sarà il futuro dei locali, nei quali è stata esercitata l’arte della caffetteria sin dal 1760. Di intricate questioni giudiziarie ed istituzionali è piena l’Italia e ciò non depone bene per una celere ripresa dell’attività, “come e dove era”, sperando poi che non vengano stravolte le stratificazioni culturali accumulate in tanti anni di vita dell’esercizio. Tempus fugit…..
Pierluigi Amen
Grazie della notizia e delle tue osservazioni, Pierluigi, assolutamente condivisibili (e aggiungo: purtroppo). Come scrivi: “Di intricate questioni giudiziarie ed istituzionali è piena l’Italia” ma anche e soprattutto di cecità, ignoranza, ignavia e spesso proprio disprezzo per la nostra Storia, i nostre Beni Artistici e Culturali. Sì: “Tempus fugit”.