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Dalla musica alla videoarte. Canio Loguercio, Patricia Thibault e Antonello Matarazzo omaggiano La Notte di Adamo

Un opera assolutamente trasversale che nasce dalla creatività e dalla collaborazione di Canio Loguercio (musicista), Patricia Thibault (attrice) e Antonello Matarazzo (video-artista).
La notte, hit che Salvatore Adamo ha scritto e cantato negli anni ’60  viene reinventata in una visione intima e teatrale, tra silenzi e immagini dark che prosegue, il dialogo iniziato allora tra Italia e Francia.

Questo video trasforma la canzone in una narrazione evocativa contemporanea. Un omaggio rispettoso ad Adamo, ma anche un attraversamento poetico e personale, capace di far rivivere il brano in una luce nuova.

Ne parliamo con Canio Loguercio e Antonello Matarazzo e proponiamo in anteprima il video, presente sulle principali piattaforme digitali, che ci offre l’ascolto della notte come spazio interiore, fragile e infinito.

Come e quando nasce il tuo interesse per la canzone di Salvatore Adamo La Notte?

Canio Loguercio: Beh, io sono solo uno fra i tantissimi fans di Adamo e di questa canzone. È un brano che appartiene alla mia formazione musicale ed è talmente potente che vanta numerosissime rivisitazioni, da Mina, agli Avion Travel a Morgan, anche se credo che la versione originale sia assolutamente insuperabile. Adamo è unico.

È un bel po’ che pensavo di fare una mia versione, ma non trovavo una dimensione interessante. Insomma questo è il risultato di una lunga gestazione che sono riuscito a concludere grazie al coinvolgimento dell’attrice e cantante Patricia Thibault, una artista straordinaria che con la sua voce e il suo volto ha dato finalmente un senso a questo progetto.

Questo video va oltre la cover e si propone come una reinvenzione della canzone (che già dal suo esordio, nel 1965, la ha avuto anche una versione francese) grazie anche alla collaborazione con l’attrice Patricia Thibault e al segno visivo di Antonello Matarazzo.
Parlaci del progetto e di come hai coinvolto Thibault e Matarazzo: come è nato, come ci hai lavorato musicalmente e come si è evoluto?

C. L.: Salvatore Adamo è uno dei protagonisti più rilevanti della musica leggera d’autore degli anni ’60. Questa mia rivisitazione vuole essere soprattutto un omaggio a un artista sensibile con una voce inconfondibile, alla sua poetica colta e popolare, evocativa, spesso sognante.

Come dicevo, avevo già buttato giù delle idee, ma è stato l’incontro con Patricia Thibault che ha reso possibile la realizzazione di questa mia versione de La notte. Con lei c’è stato un lungo e articolato dialogo a distanza. È stata fantastica!

Antonello Matarazzo si è trovato coinvolto quasi per default. La nostra collaborazione va avanti da anni. Con lui c’è sempre stata una profonda intesa. Quest’estate, ero a Palazzo Collicola a Spoleto per la grande mostra di William Kentridge e lì capii che solo Antonello avrebbe potuto dare un senso visivo a questo brano. Lo chiamai subito.

Molto importante, inoltre, è stata la collaborazione con Luciano Zanoni, musicista, arrangiatore, produttore, che ha dato un suono al mio lavoro e poi con Fabio Martorana che ne ha curato il missaggio.

Ma vorrei ricordare anche Chiara Rapaccini e Giulia Merlino con le quali abbiamo fatto i primi esperimenti vocali e le loro voci sono rimaste a dare apertura e profondità nel ritornello.

Dark, poetiche, fatali, le atmosfere evocate dalla musica e dalle immagini si collocano all’intersezione fra i generi artistici e diventano un’opera d’arte a sé. Cosa pensi possa suscitare un brano complesso come questo nel mondo della fruizione musicale contemporanea?

C. L.: La musica pop contemporanea è un oceano in tempesta. Orfana della discografia, oramai sepolta, ha una dimensione globale e fluttua in base alle tendenze. È un non luogo dove tutto è possibile.

Gestita da pochissimi padroni assoluti che ne detengono la distribuzione sulle piattaforme digitali è, allo stesso tempo, un enorme laboratorio di sperimentazioni e autoproduzioni. Ovviamente è sempre il business che determina i flussi che contano, le tendenze, i concerti, ecc.. ma per fortuna trovano spazio anche forme diversificate di produzione musicale.

Nel progetto La notte convivono e si intersecano vari elementi in uno stato di sospensione onirica, fra passato e contemporaneità in cui i suoni, le voci e le immagini attraversano, con passione e rispetto, il tessuto sonoro di questa grande canzone d’autore popolare.

Come l’artista visivo Matarazzo ha interagito, tecnicamente, stilisticamente, concettualisticamente con il musicista Loguercio… Come ha “accordato” la sua poetica all’altra su un tema musicale tanto definito…

 Antonello Matarazzo: La collaborazione con Canio va avanti ormai da un paio di decenni e per me è sempre un’occasione per sperimentare nuove forme espressive, suggerite da testi e musiche che trovano evidentemente una sottile consonanza nel mio universo interiore.

La casualità di un nostro primo approccio avvenuto diversi anni fa si è presto rivelata come una specie di predestinazione. Come saprai, non sono autore di videoclip “per mestiere”, per così dire e, se si escludono altre collaborazioni con musicisti come Rocco De Rosa e Maria Pia De Vito, quella con Canio rappresenta una forma di empatia assolutamente originale.

Un esempio su tutti è Miserere che nacque per me come progetto audiovisivo autonomo, senza sapere che contemporaneamente Canio lavorava alla medesima idea dal punto di vista musicale. Solo grazie ad un altro imprevisto incontro a Napoli i due progetti diventarono incastrabili, parliamo del duemilaquattro.

Su che basi generali una contaminazione o collaborazione tra specifici e concettualità può funzionare e generare una terza via che si condivida con i fruitori e che aggiunga valore… e apra possibilità di nuovi punti di vista?

A.M.: Oggi ci troviamo a fare i conti con una quantità enorme di artefatti prodotti in parte o del tutto dall’intelligenza artificiale che si impongono prepotentemente al nostro sguardo creando una sorta di ottundimento percettivo, abbastanza simile a quello generato dalla techno martellante dei rave, per poi sfilacciarsi il più delle volte nel magma dell’irrilevanza e dell’inautenticità per definizione.

Nel maneggiare questi strumenti, inevitabilmente seducenti, bisognerebbe mantenere intatto proprio il concetto di condivisione che è il fine ultimo di un’opera, sia che si parli di un semplice videoclip o altro.

Da parte mia faccio del mio meglio per mantenere il più possibile questo obiettivo preservando la genuinità di ogni singola produzione.

Questo è anche uno dei motivi per cui i video realizzati per Miserere, Quasi fosse amore o La ballata dell’ipocondria sembrano molto diversi tra loro, essendo concepiti non per imporre un dominio dell’immagine sul brano ma per esserne un veicolo, per restituirne sottoforma di visione il nucleo più significativo e magari suggerirne una dilatazione della quale il fruitore possa sentirsi partecipe.

Infine, ho intravisto nella visceralità di La notte la necessità di tornare ad una dimensione quasi pretecnologica, una sorta di grado zero del segno.

Come sempre è stato fondamentale il confronto con Canio per concepire un’operazione del tutto diversa dalle precedenti, per concretizzarla in una dimensione meno cinematografica che fosse in qualche modo imparentata col graffitismo (da sempre alla base del linguaggio), ma con un segno più simile allo scarabocchio e quindi privo di finalità e definizione.

Esso si manifesta nel vuoto della notte come una specie di microrganismo primigenio, in maniera caotica ma con una propria folle, vitale autonomia in un incessante tentativo di adattarsi all’andamento ritmico del brano rivelando, grazie alla luce, forme e volumi.

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Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

immagine per barbara martusciello

Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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