Alessandra Ferro, come sempre potente e generosa interprete e acuta regista, è riuscita ad appassionarsi profondamente a Regina Madre, testo del drammaturgo partenopeo Manlio Santanelli, andato in scena a Teatrosophia e a coinvolgere completamente anche il pubblico.
Con lei in scena Claudio Camilli, titubante avversario di una matriarca senza paura.
Regina Madre è il racconto di una cupa dinamica fra Regina e il figlio Alfredo, giornalista fallito, che decide di andare a vivere con la madre con la scusa di assisterla nella malattia, anche se presto la stessa Regina scoprirà che sta cercando, invece, di realizzare uno scoop giornalistico sul decorso della sua malattia e l’imminente morte.

In un duello incalzante di ricordi, battute, luoghi comuni e accuse reciproche, prenderà forma quella quotidianità che condividiamo con tutti gli esseri umani restando sospesi su un’asse d’equilibrio insicura.
È la vita stessa, infatti, a essere grottesca mentre noi, giorno dopo giorno, mettiamo in scena la nostra commedia dai contorni tragici, pensando semplicemente di stare vivendo le loro emozioni, i loro dolori, le relazioni che non comprendono o, che cercano di lenire con la rabbia o le scorciatoie.
Regina Madre, fra le maglie di una comicità rassicurante riesce a guardare dentro le anime e nella società. Affronta la tematica della malattia da più punti di vista: quello che fa paura (vecchiaia, demenza, declino) e quello che pensiamo ci faccia stare bene (antidolorifici, psicofarmaci e tutte le medicalizzazioni dalle quali non riusciamo ad avere scampo); affronta i nodi mai sciolti dell’infanzia, le ferite dei non amati, le fantasie di abbandono, ma soprattutto mostra senza veli, la capacità di mentire e di ingannare.
E lo fa con lo spirito dell’affabulazione immaginifica. Nessuna delle bugie che i due si raccontano è cupa o manipolatoria (per quello c’è già il rapporto in sé). Sono menzogne sognanti, sono racconti di fantasia, sono verità alle quali si può credere o no, dipende solo da quanto si è disposti a mollare gli ormeggi e le sicurezze. E questo pone anche molte altre riflessioni su ciò che chiamiamo verità, su ciò che siamo abituati a credere o a riconoscere e quello che è in realtà la capacità umana di trasformare la realtà.
Il testo, nato in lingua napoletana addolcita, nell’adattamento di Alessandra Ferro viene traslato in romanesco, dando modo all’attrice di dispiegare tutta la sua ironia e di ammiccare al sentimento di bonaria arroganza che definisce la romanità. In parte, però, perde significato, proprio perché nel napoletano c’è ironia pungente, ma mai arroganza.
Ma, a parte queste sfumature, Ferro riesce a delineare Regina con potenza e originalità: il personaggio è nelle sue corde e lei può permettersi piccole improvvisazioni che supportano e rendono il testo ancora più vicino al pubblico, ancora più divertente. Si ride parecchio, inftti, e a volte inaspettatamente.
Claudio Camilli, a sua volta, non è una spalla, ma un avversario paritario esposto sul ring della famiglia, a volte un po’ timido, forse troppo rigoroso nel seguire la deriva della sua antagonista, ma sempre capace di delineare un personaggio ambiguo che pure continua a perdersi. E che si perderà fino alla fine, perché il destino per loro vorrà quello che ha deciso. Ma chi soccombe non è detto poi che sia il perdente.
La scelta di non avere alcuna scenografia, né oggetti di scena, penalizza in parte la narrazione. Parlare di una valigia, di bicchieri colmi d’acqua, di tavole apparecchiate, di iniezioni o di pasticche, senza poter mostrare null’altro che un gesto, avrebbe bisogno di un lavoro infinito. Forse sarebbe bastata una sacca, una scatoletta, anche solo un tavolo con una brocca e due bicchieri, per dare un nuovo stimolo agli spettatori, come d’altronde vorrebbe il testo originale.
La prova d’attore, però, resta inconfutabile, appassionante e rara. E ci aiuta anche un po’ a capire meglio chi siamo.
- Regina Madre
di Mario Santanelli - Diretto e interpretato da Alessandra Ferro
- con Claudio Chopper Camilli
- Musiche originali: Adriano D’Amico
- Disegno luci: Gloria Mancuso
- Assistente alla regia: Gianluigi Buttarelli
- Aiuto regia: Lucilla Di Pasquale
Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.
- Isabella Moroni
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