Letteratura Inaspettata #27. I duellanti di Algeri di Francesco Randazzo.

I Duellanti di Algeri di Francesco Randazzo (Ed. Graphofeel) è una prova d’autore divertente e appassionante, piena di spunti e voli che apre il cuore del lettore e lo predispone ad ascoltare meraviglie, finzioni e immaginari.

immagine per Francesco Randazzo, I duellanti di Algeri

Racconta di un manoscritto segreto, trovato in una biblioteca ancor più segreta, che appare solo a chi può e vuole conoscerla nella quale è conservato (fra gli altri classici libri scomparsi o inesistenti) anche questo autografo di Miguel de Cervantes, l’autore del Don Chisciotte che con prosa frammista a versi, delinea le avventure vissute assieme al suo compagno di prigionia Antonio Veneziano, poeta siciliano di Monreale, ex gesuita, scrittore ribelle e sempre invischiato in guai giudiziari, detto il Petrarca della Sicilia, ma non abbastanza noto, probbilmente perché scrisse soprattutto nell’idioma siciliano o in latino.

Di certo i due furono prigionieri nello stesso periodo ad Algeri. Costretti ad una prigionia che forse non era così dura come raccontata nel libro, una prigionia che permetteva tentativi di fuga e consentiva qualche agio in cambio di servizi resi ai nobili nei cui palazzi i due scrittori erano tenuti in custodia.

Eppure quel famoso manoscritto inesistente, racconta di dure celle, poco cibo, di frustate e di spie, ma soprattutto di come, per tenersi lucidi, i due poeti si raccontassero, notte dopo notte, avventure reali o immaginarie, scrivendo nelle loro menti libri compiuti.

La storia intreccia il passato narrato nel manoscritto e il presente dello studioso contemporaneo che cerca nella Biblioteca di Salamanca (luogo che permette un’esperienza quasi stregonesca), notizie del legame tra Cervantes e Veneziano.

In questo luogo imperscrutabile, fra impiegate scostanti e metodi burloni con cui vengono trattati gli estranei, il ricercatore si imbatte in un bibliotecario guardingo e misterioso che prenderà numerose precauzioni prima di poterlo introdurre, attraverso una porta dissimulata, nella Biblioteca deli Libri Inesistenti, l’Eldorado delle biblioteche, il luogo immenso dove vengono conservati i libri mai esistiti, o quelli scomparsi, o quelli di cui si è sempre parlato, ma che nessuno ha visto.

In questo passaggio, che va oltre l’immaginario del Nome della Rosa, Randazzo dice di essersi ispirato al racconto di Borges Tlon Uqbar Urbis Tertius, che racconta della  grande cospirazione di intellettuali per immaginare e creare Tlön, un nuovo mondo. Nella Biblioteca dei Libri Inesistenti il ricercatore legge il manoscritto di Cervantes pagina dopo pagina ed al lettore è dato di leggerlo assieme a lui.

Randazzo usa un linguaggio forgiato su quello dell’epoca: parla di libertà, amore, sentimenti, parla di fantasia, immaginazione, politica… Con parole antiche vengono descritte idee, pensieri, ideali, abitudini buone e cattive estremamente attuali; argomenti utilizzabili in tutti i periodi bui della storia. Anche oggi.

Quando, alla fine, lo studioso tenta di portar via il manoscritto di Cervantes nonostante le rimostranze e le motivazioni del bibliotecario, riesce ad arrivare con il libro stretto al petto solo fino alla porta della Biblioteca. Nel momento stesso in cui cercherà di varcare la soglia, il libro gli sfuggirà e tornerà dentro la grande sala.

I libri salvano se stessi dalla distruzione imposta dalla banalizzazione, dall’ignoranza e da chi le propugna con un atto magico, sembra voler dire l’autore, ma i libri sia esistenti che inesistenti salvano se stessi quotidianamente con il solo fatto che sono pronti a farsi leggere da chiunque.

Nel frattempo Cervantes e Veneziano continueranno le loro vite: il primo (sembra) ispirandosi alla figura fisica e non solo di Antonio Veneziano per creare il suo Don Chisciotte e riempiendo il romanzo con le avventure ancor più fantasstiche di quelle che forse ha vissuto; mentre Veneziano continuerà nella sua vita folle e sconnessa fino a morire, gustando un grappolo d’uva,  nell’esplosione del carcere-polveriera di Castello a Mare, dove era detenuto.

E fra le dispute del manoscritto inesistente, c’è una domanda alla quale i lettori potranno dare risposta: “E dunque, se tutti l’amore pervadesse, non sarebbe questo mondo migliore?

Isabella Moroni

Isabella Moroni

Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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