È vero. È incomprensibile e terrificante sapere che esiste una Casa editrice che propone testi dichiaratamente fascisti, nazisti e razzisti, declinati in libri, gadget, immagini e immaginari.
E ancora di più lo è il fatto che questa Casa editrice trovi posto in una Fiera che porta nel suo nome, da oltre vent’anni, la parola liberi.

Più Libri Più Liberi ad oggi sembra non incarnare più un messaggio sociale, politico o educativo; ne rimane il logo “azzeccato”, perché stimola l’accostamento fra libro e libertà che, a tutti noi, piace pensare reale. O, piacerebbe pensare come filo conduttore di una kermesse dedicata ad un’editoria non supportata da grandi capitali.
Il problema, per alcuni editori e non solo, è proprio qui: “la natura della fiera non è cultural first, ma money first“.
E questo apre la porta su un baratro pieno di melma che lo scrittore Marco Proietti Mancini ha evidenziato con queste parole:
“… In moltissimi stand che saranno presenti a Più Libri Più Liberi ci saranno persone non pagate, sotto forma di stagisti, collaboratori occasionali, “volontari” o dipendenti che per lavorare cinque giorni, dieci ore al giorno, compreso un sabato, una domenica e un giorno festivo, non vedranno un euro di straordinario.
Parecchi stand – alcuni dei quali di dimensioni doppia o tripla rispetto al minimo – sono pagati con i soldi che non sono stati pagati ad autori, redattori, traduttori e chi più ne ha più ne metta. Piangere miseria da un lato e avere stand enormi dall’altro.
Ci saranno un sacco di stand di tipografi che si fanno chiamare “editore”, ma di editore non hanno nulla, perché i loro libri sono pagati dagli autori che pur di avere un nome in copertina non si rendono conto che stanno finanziando, non stanno pubblicando.
Poi ci sono gli stand degli ipocriti, quelli dove si fanno i selfie orgogliosi con il titolo dell’autore big, e in fondo all’esposizione hanno i titoli degli autori small, quelli che nella migliore delle ipotesi non verranno mai pagati, nella peggiore hanno pagato.
E anche gli editori che ti ricordi che si chiamavano Pippo e e invece adesso si chiamano Pluto e in mezzo sono stati Paperoga, e tu dici “ma come?” e qualcuno ti spiega che fa il gioco di fallire e riaprire, fallire e riaprire.
Lo struscio delle scuole di scrittura con docenti che boh, ma anche mah, e pure però, delle agenzie di servizi editoriali che al modico costo di millecinquecento euro prendono il tuo romanzo e lo fanno diventare un capolavoro, che forse pubblicherai a pagamento con un editore che ti suggeriranno loro, e poi gli agenti che “vedrai che con me…”, intanto però devi darmi cinquecento euro di tassa di iscrizione in agenzia. E le comitivine, i gruppetti, le compagnie degli amici, che si spalleggiano e si aiutano, sempre rigorosamente tra loro. Perché sono del clan Marchese del Grillo, loro sono loro, tutti gli altri non sono un cazzo.
E poi blogger che con 30 euro ti fanno la recensione, uffici stampa che ti promettono il paginone, e organizzatori di eventi e Festival, relatori di professione e giornalisti della “gazzetta del suburbio” e ancora e ancora. Tutti quelli – editori e qualsiasi altra cosa – che quando gli dici “questa cosa non mi piace” ti rispondono “e, ma funziona così, si sa”…
Più Libri Più Liberi, a mio avviso, sta tramontando e male, ma è necessario parlarne.
Per molti è anche necessario schierarsi e andarsene, lo capiamo bene, ma è matematico che dove si lasciano spazi vuoti, qualcun altro, qualcos’altro arriverà a riempirli.
Per questo trovo più che lodevole, interessante e necessaria la scelta di Loredana Lipperini che, di concerto con Tlon, la casa editrice del suo libro Mozart in rock, ha deciso di mettere a disposizione, domenica 7 alle 16.00 in sala Aldus, lo spazio che le aveva come autrice, per invitare editori, autori e autrici, lettori e lettrici etc. per discutere esattamente su cosa sta succedendo, come dobbiamo porci davanti a situazioni che si ripetono, su qual è il ruolo delle fiere e su cosa si può fare di fronte alla scoperta che in qualche stand si vendono manuali firmati da nazisti, ma anche sul lavoro culturale in genere perché l’editoria non è il solo luogo della difficoltà, della pena e della contraddizione.
Per quanto riguarda art a part of cult(ure), rivendichiamo la più che decennale presenza con i nostri migliori collaboratori, che anche quest’anno sono alla Nuvola per approfondire e dare spazio a tematiche sociali, politiche, letterarie, artistiche.
Rifuggendo, come sempre, i “grandi nomi” e soffermandoci su testimonianze, pensieri, ricordi e, sì, anche valori che in buona parte sono oggi considerati obsoleti, anticonformisti, poco attrattivi, ma che esistono e vanno riscoperti.
Quindi, apriamo i nostri reportage ringraziando gli autori, le Case editrici e tutti coloro che fanno il loro onesto lavoro e lo fanno perché hanno passione e investono in bellezza, intelligenza e qualità.
Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.









