Letteratura inaspettata #32. In canto a te. Lucianna Argentino e la sacralità dell’atto d’amore

immagine per Lucianna Argentino
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Il “fatale ritorno” di un amore lasciato andare è cosa che a noi donne capita almeno una volta nella vita. Lucianna Argentino lo dichiara fin dalla prima pagina del suo ultimo libro di poesia In canto a te (Samuele Editore) con il quale s’avventura nelle luminose e mistiche strade dell’amore di coppia.

E non per forza quel ritorno deve essere proprio di un amore della giovinezza passata (e dunque la memoria di una giovinezza perduta). Può avvenire anche con un amore recente, con l’ultimo amore, con i giovani amori.

Con tutti quegli amori che non abbiamo avuto il coraggio vivere da brave vittime consapevoli, autoconsegnate alla negazione che si manifesta in irragionevolezze o decisioni dolorose.
Oppure in altre passioni.

Solo dopo, solo quando l’a luce s’irradia nel corpo perché il desiderio è accolto ed ascoltato, ci si accorge che tutto questo sfuggire non era che protezione, che ci si è deliberatamente allontanate, ferite, estirpate.

Queste poesie ci donano la continua esperienza del leggere e, subito dopo – accostata la copertina, un dito fra le pagine per non perdere il segno – ad occhi chiusi rivivere le sensazioni vivide descritte dai versi riattivando il ricordo delle personali dispersioni.
Perchè di versi come questi è fatta la cpacità di riconoscere, fra mille, un amore.

Canti di amori infiniti, canti in cui l’assoluto abita senza curarsi del giudizio del mondo né della forma reale delle cose.

Lucianna Argentino si fa amante fra le amanti, dimentica l’apparenza della ragione per mostrarci, attraverso la passione del verso, la sua musica cristallina, i suoi abissi in cui vorremmo abitare o a volte non vorremmo, ma non ci fa perdere mai il senso di ciò che siamo.

Dà risposte alle nostre negazioni, offre luce al nostro riconoscerci. Sempre determinata ad una sincerità che mette a nudo quel che non si può nascondere, non gioca mai a dissimulare, non inventa mai la sua storia, non ne abbellisce i tratti per farsi ricordare.
È semplicemente piena del suo amore e di quello che riceve: ci fa da specchio. Ci chiede di non mentire mai, almeno quando parliamo d’amore.

Quanto è potente l’amore che un tempo si diceva carnale? È potente come la parola che crea ciò che prima non esisteva. Va oltre tutti i significati della parola sesso, entra a sconvolgere il sistema collaudato della corpo e lo connette ad un abisso di infinito.

Lucianna Argentino racconta con la leggerezza dell’amante, con la passione della fanciulla che ritorna. Dà forma di pensiero alla potenza inarrestabile, pone domande e limiti, cerca di stringere in nodi conosciuti sentimenti incogniti. Ed ogni volta che prova a scolpire il senso nella razioalità questo si slega, si scioglie e di nuovo si gonfia di assoluto.

Ogni paragone, ogni legge, ogni metafora si tace per far parlare ancora ed ancora quello che non si può descrivere.
E la lettura del desiderio dell’altro ci conduce, attraverso una una sentenza di purezza, ad un’immersione nella parte segreta del sentimento che forse  non esiste o, forse, edifica uomini nuovi.

Isabella Moroni

Isabella Moroni

Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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