Affacciarsi alla finestra della storia, entrare in punta di piedi nel “secolo breve”. È questo il rituale in cui ci conduce Io sono Hotel Garibaldi di Marco Proietti Mancini edito da Ensemble.

Un libro dalla trama quasi incredibile in tempi di rigore e conformità, eppure reale, solida, più che possibile. Almeno in una città come Napoli e in un periodo storico come il i primi decenni del ‘900.
Napoli. Hotel Garibaldi che si erge come la prua di una nave fra Via Toledo e Via S. Anna dei Lombardi. Ma, nonostante Napoli oggi conti ben due Hotel Garibaldi, nessuno si trova davvero lì. E non potrebbe essere diversamente perché questa storia ha bisogno di un velo misterioso e di una scrittura leggera e potente che sappia rendere reale ogni visione.
È qui che una giovane cameriera dà alla luce un bambino, figlio forse di un sentimento sconosciuto, o di un raggiro, chissà. Il padre, comunque è andato via come, prima o poi, fanno tutti i clienti di quell’albergo di lusso. Lei invece resta e tutto il personale dell’albergo diventa la sua famiglia. Chiamerà il bambino Otello. Un bambino che nessuno mai saprà che è nato. Un bambino che non uscirà mai dall’albergo, qualunque cosa succeda, perché non sentirà mai il richiamo dell’esterno.
Otello, cullato dalle mura e da chi vive al Garibaldi, ben presto cambierà nome, diventerà Hotel, come il suo guscio, il suo contenitore vitale, il suo nutrimento affettivo.
Tutti lo chiameranno Hotel, anche sua madre e lui, prima bambino, poi ragazzo orgoglioso di questo nome, esplorerà ogni spazio, ogni angolo, imparerà ogni scala, piano, porta e quella poltrona conservata nella hall (dove si dice abbia trovato riposo Garibaldi nell’unica giornata in cui si fermò a Napoli) e immaginerà il fuori, incalzato e al contempo consolato da un odore che non lo lascerà mai: quello del mare.
Il tempo gli farà conoscere Angelo, il factotum dell’albergo del quale diventerà assistente imparando il mestiere di risolvere tutti i problemi dei clienti, di aggiustare ciò che sembra irrecuparabile, di essere un fantasma attivo.
Ma, soprattutto, imparerà a leggere. Perché Angelo ha una grande biblioteca, in buona parte composta dai libri che i clienti dimenticano e che a Natale vengono messi all’asta fra il personale così come gli altri oggetti che però godono di maggiore popolarità fra i suoi colleghi.
Leggere darà a Hotel la dimensione della vita esterna. Imparerà moltissimo, anche le lingue straniere. Imparerà Napoli e la sua storia, imparerà tutto quello che non è racchiuso in un hotel, eppure, neanche Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne potrà rispondere alla sua immensa domanda, perché: “Tutto era nelle pagine. Tutto, meno il mare“.
La vita, però, va avanti assieme al tempo: la madre di Hotel muore giovane, scoppia la Seconda Guerra Mondiale che a Napoli significa distruzione quasi totale e rivolta senza confine ed è proprio durante la guerra, sulla terrazza dove è stato allestito un piccolo orto, che Hotel avrà modo, finalmente, di vedere il mare.
E poi tutto il resto: il dopoguerra, la ricostruzione, la necessità di riprendersi la vita, fino alla fine.
Raccontare una vita non è mai solo quello.
E Marco Proietti Mancini, con la sua scrittura che avvolge la mente e le emozioni in una spirale di vento di mare, accoglie il lettore in un mondo dove protagonista non è solo il caso di una reclusione vissuta come fosse libertà; non è (solo) Hotel a fare la storia, ma soprattutto quello che gli si muove attorno in quel microcosmo lussuoso e nella città magica che lo contiene.
Sono gli animi belli degli amici, la capacità che ha Napoli di ridersene delle disgrazie, e di trasformarsi in leonessa quando tutto sembra finito.
Sono i libri, il parlare di pace, la condanna degli orrori, le piccole cose, l’orto.
Il mare.
Elementi che diventano la Storia dentro ciascuno di noi grazie ad un autore che – con il suo stile personalissimo – si diverte e fa divertire con le infinite possibilità della vita, mentre celebra chi ha immaginato un percorso simile (Marco Proietti Mancini dichiara apertamente di aver voluto rendere omaggio a Novecento di Alessandro Baricco raccontando una storia “gemella”) e lascia al lettore la scoperta e la condivisione di letterature amate.
La fine delicata, ma anche terribile di questo libro mi lascia sospesa. Tornare alle origini, essere mura e fondamenta, evaporare, diventare il proprio stesso nome immaginavo potesse essere un racconto che non finisse all’improvviso.
Invece la vita è vento di mare, è soffio.
È un libro bello che all’improvviso ti lascia andare via.
Potremo incontrare Marco Proietti Mancini e Io sono Hotel Garibaldi martedì 3 settembre alle ore 19.15 nel corso della rassegna Le Belle Sere (3-8 settembre 2024) a Villa Lais (Piazza G. Cagliero, 20 – Roma).
Marco Proietti Mancini (1961) è nato e vive a Roma. Ha pubblicato i romanzi Parlando dei miei giorni (Augh!, 2022), La luce degli istanti felici (Edizioni della Sera, 2021), La terapia del dolore (Historica, 2016), Da parte di Padre (Edizioni della Sera, 2016), Il coraggio delle madri (Edizioni della Sera, 2015), Oltre gli occhi (Giubilei & Regnani, 2014), Gli anni belli (Edizioni della Sera, 2013) e le raccolte di racconti Non serve nascondersi (Miraggi, 2019) e Roma per sempre (Edizioni della Sera, 2012).
Suoi racconti sono presenti in molte antologie, tra cui Nessuna Più – quaranta scrittori contro il femminicidio (Elliot, 2013). È giurato nei premi “Città di Subiaco” e “Città di Latina”.
Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.









