Letteratura inaspettata #22. Sangue di Giuda. Le donne in noir di Milvia Comastri

Quando il femminile diventa molteplice, le storie prendono strade inaspettate che portano in luoghi dapprima bui che s’illuminano di bellezza e di cura.

E quattro sono le donne di Sangue di Giuda romanzo noir senza paura di Milvia Comastri che, nei suoi racconti, ci aveva già fatto conoscere la sua scrittura accogliente e narrativa, ma capace – all’improvviso – di farci sperimentare il sapore amaro.

Celeste, la nonna, chiusa nella sua stanza da anni che tiene fra le mani le sorti di una famigia di donne. Donne in castigo, donne soverchiate dal silenzio che segue l’impossibilità di guardarsi negli occhi. Assunta, la prima figlia, votata ad una causa che odia solo per scontare quella che crede sia la sua colpa ancestrale e che ripete i suoi rituali con cui esorcizza e al contempo richiama la morte. Nadia, la seconda figlia, un corpo estraneo da sempre: il peccato, il disprezzo, la caduta che si trasformano nella stolta ricerca d’attenzione e d’affetto. E infine Mira, la figlia di Nadia, l’unica che parla con Celeste, l’unica che suscita un barlume d’amore, ma che già porta con sé segreti più grandi della sua adolescenza.

Uomini? Sì, c’è Vincenzo, il marito di Celeste, un matrimonio quasi bianco che lei forza pur di avere quella unica notte in cui concepire Assunta; ci sono tutti gli uomini che Nadia cambia per sentirsi amata, e fra questi Arturo che insidia Mira, ma soprattutto c’è lui, Leo Angelo Spataro, l’unico vero amore di Celeste.

La storia, dai risvolti inquietanti, si delinea pagina dopo pagina, raccontata dalle quattro donne, che s’avvicendano offrendo ciascuna i propri ricordi, la propria percezione della realtà, il senso di quello che ha lasciato, i tradimenti, la rabbia, la maledizione del non volersi mai guardarsi indietro. È l’incapacità di guardare oltre il loro sentimento a dividerle; sono le necessità, i doveri, l’impossibilità di rallentare il corso della vita a tenerle comunque legate.

Fino al giorno in cui Mira decide di andare via mettendo nello zaino i jeans, il pupazzo smangiucchiato dal tempo e Il buio oltre la siepe, il libro nel quale si rispecchia. Ha 14 anni, è una ragazza consapevole, ma nonostante si sia sentita gratificata delle attenzioni del fidanzato della madre, non vuole più stare ai ricatti e alla rudezza di Arturo; non capisce la zia ed ancor meno la madre. Crede che il mondo sia tutto uguale al suo e, appena lascia il suo guscio, si rende conto che le possibilità di affetto sono infinite, così come la rabbia, i dolori, le indifferenze.

La fuga di Mira, che vuole soltanto andare al mare, coincide con l’arrivo di una lettera che sembra venire da un tempo e da un luogo immensamente lontani. Una lettera indirizzata a Celeste, ma che la donna non ha il coraggio di aprire. Succederà tutto in una volta, come se fosse arrivato il vento di libeccio, quello che porta tempesta e lascia il cielo sereno. La lettera sgretolerà tutti i sensi di colpa e porterà consapevolezza e nuova curiosità. Le donne riprenderanno in mano i loro destini, luminose.

Quella di Milvia Comastri è una scrittura coraggiosa, che non teme di usare parole dirette e crude per raccontare tabu e sentimenti.
Una scrittura che sbaraglia tutti i luoghi comuni e le “correttezze” che ci hanno reso ebeti da qualche decennio a questa parte.
Colpisce la sua capacità di raccontare le molestie dal punto di vista della ragazza; un punto di vista che, nella realtà, viene sempre evitato, oscurato o, il più delle volte, letto soltanto attraverso i parametri degli adulti; colpisce l’attualità dei segreti delle famiglie, delle violenze sulle donne, della confusione delle identità.

Sangue di Giuda si manifesta come una composizione estraniata che non prende le parti di nessuno dei protagonisti né li giudica, ma li delinea con accortezza e pietas. È un noir “gentile” che avvince e cambia le prospettive.
Una scrittura femminile, hanno detto, anche se forse lo è soprattutto perché contiene in sé la consapevolezza della cura, dell’attenzione e dell’ascolto.

Isabella Moroni

Isabella Moroni

Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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