Tutto parte dalla parola in Piedi Nudi e Parole Crude, lo spettacolo adattato, diretto e interpretato da Maria Concetta Borgese e Guido Lomoro con la partecipazione di Gea Lucetti e le musiche composte ed eseguite dal vivo da Theo Allegretti, andato in scena a Teatrosophia.

La parola è quella di Antonio Veneziani, poeta vibrante capace di trasformare in poesia ogni pensiero, ogni piccola azione, meditazione, ricordo.
Parte dalla parola, ma si trasforma in danza e in musica e in un significato che amplia il respiro della poesia e diventa un’unica zolla; una terra splendente e feconda.
“Ballerina, sii gentile, svelaci i segreti del ruscello;
mostra, insieme all’erba alta, i muscoli della brezza.
Vorrei andarmene ma mani di seta mi trattengono.
Ero ladro e assassino, un tempo, ora son sasso.”
Dialoga con la danzatrice, il poeta. Dialoga sapendo di trovare risposte. Anche lontane e indecifrabili, ma tènere e capaci di tenere a bada l’inquietudine.
Scritte per Maria Concetta Borgese, che le coreografa e le interpreta, queste poesie aiutano il percorso di noi umani. Lo aiutano mostrandoci fili di invisibile, fiducia e generosità dimenticate.
La scena accoglie tre personaggi in continuo divenire e un pianoforte che sembra dar loro vita. I corpi si muovono, si torcono, lievitano, strisciano, volano. Raccontano. Raccontano ogni poesia. Le voci si susseguoni e si intrecciano. Perdono la loro origine per diventare attimo presente. La musica si ferma, sottilmente si fa acqua e ciottoli. Un pavimento di primavera screziato di parole e passi.
È la musica o sono i piedi nudi della ballerina a innescare lo scambio con il poeta. Chi comanda questa rappresentazione? A volte sembra che la musica abbia le mani agili di un burattinaio capace di sollevare i corpi dalla terra, ma basta un attimo e sono proprio quei piedi che affermano di poterci portare ovunque, così simili ad ali. E, proprio mentre credi di aver capito il gioco, ecco di nuovo la parola che ti riporta alle origini del racconto.

Maria Concetta Borgese, Guido Lo Moro, Gea Lucetti e Theo Allegretti, non risparmiano emozioni. Le loro azioni sono intime, ma non escludono mai il pubblico. Lo chiamano, lo integrano, gli sussurrano all’orecchio di guardare oltre i loro corpi, oltre le note, oltre i fogli accartocciati dove tutta quella poesia si rannicchia. Mentre un sorriso appena accennato ci accompagna fino alla fine mettendoci in guardia dal dimenticare limiti e ironia.
Nelle note di regia, Guido Lo Moro sintetizza il senso più profondo di un lavoro complesso e amato:
“In un vortice di parole poetiche e movimento uniti in un’unica armonia che va a fondersi con la musica si snoda il tutto. Ecco che vanno a toccarsi le corde più profonde ed estreme di due anime, bisognose l’una dell’altra, complici nell’esplorare tutte le sfumature del pensiero e dell’esistenza, nell’affondare se stesse in tutti i colori, dai più tetri ai più sorridenti, del percorso umano. Anime complici fino allo spasimo perché intrise di reciproca fiducia.”
È proprio questo non poter separare l’uno dall’altro ciascuno degli elementi che compongono lo spettacolo a farne un momento privilegiato di ascolto, di incontro e di scoperta.
Questo sembra dire anche l’immagine finale del poeta proiettata sul muro dietro il palcoscenico, immerso in una stagione in divenire, fra le braccia di un albero secolare.
“Rapida come il fulmine è stata l’estate.
Dietro il palco, in muratura grezza, ancora una volta:
Piedi, mani sguardi, rimandi; ecco il tattile dubbio che scava carne e spirito”
Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.
- Isabella Moroni
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