Raggiungere la chiesa di S. Nicola a Campo di Bove, sull’Appia Antica, proprio sul limite in cui l’asfalto si trasforma in basolato e di fronte hai il Mausoleo di Cecilia Metella e tutto attorno millenni di storia e di vestigia, fa della sera d’estate, azzurra e luminosa, un evento straordinario.
Appia nel Mito è il titolo della rassegna immaginata da Alessandro Machía e Fabrizio Federici (Zerkalo Teatro) che l’anno ideata e curata con una passione che non smette di travolgere il pubblico.
Un festival pop dedicato al mito è il filo conduttore della rassegna che, dopo i siti archeologici dell’Appia Antica, si trasferisce a Villa Sciarra e a Villa Torlonia a Frascati fino al 30 luglio, per ricordare il presente, ovvero per scoprire come il mito sia prepotentemente attuale e permetta – come dice Alessandro Machía nelle sue note – di «far emergere quella linea invisibile che connette il mito al nostro presente: al di sotto dei nostri progetti di razionalità, delle “magnifiche sorti e progressive”, agisce ancora potente il mito. E ci parla. Ci parla oggi. E dunque ricordare il presente è ricordare il mito nel presente, interrogarlo come facevano Omero e Esiodo, che chiedevano la parola alle Muse per comprendere il proprio tempo e l’enigma che siamo. In questi nostri tempi bui, in cui il pensiero sembra aver ceduto il passo al tifo e alla falsa contrapposizione delle opinioni dove tutto si annulla, abbiamo bisogno di parole autentiche, di parole che vengono da lontano, dal Mito. E di ascoltarle insieme, come comunità».
Ecco, così si fa.
E la notte, fra le mura della chiesa di S. Nicola, mentre il blu entra dalle finestre ad arco trilobato di marmo chiaro, vanno in scena i miti, come quello mai abbastanza approfondito della maga Circe.
Circe. Le origini. Si intitola lo spettacolo, mise en espace, ma già prova d’attore di grande potenza. Alessandra Fallucchi, diretta da Marcella Favilla, mette in scena una Circe dei primordi, figlia del dio del Sole, Elios e della ninfa Perseide. Diversa da tutti gli altri fratelli di stirpe divina, ma, come loro sapiente di arti magiche ed erboristiche.
Circe, la trasmutatrice.
In gran parte ispirato dal libro di Madeline Miller, lo spettacolo racconta il mito dal punto di vista femminile. E va anche oltre il mito storico quale ce lo hanno consegnato i rapsodi e i drammaturghi greci.
Il mito, così come lo conosciamo, come lo studiamo sui “dizionarietti” o sui “lessici ragionati”, è infatti la lettura data molti secoli dopo il (probabile) verificarsi degli eventi narrati, quando già la società si era strutturata e il mito aveva assunto il compito di insegnare, ammonire, ricordare. Di tracciare l’asse d’equilibrio fra pulsioni e convivenza, fra pace e guerra, fra potere e conquista.
Ma il mito, come ci racconta con ironia, tenacia e inappuntabile estro interpretativo Alessandra Fallucchi, non è solo quella specie di codice di storie che siamo abituati a conoscere.
Il mito ha una storia potente, ha un’origine, appunto, un motivo culturale: lascia l’impronta dell’evoluzione o, come nel caso del femminile dell’involuzione, del mondo.
Ecco dunque che Circe diventa qui una sorta di deus ex machina delle sorti della storia: esiliata per aver sperimentato per amore la magia dei farmaka sul pescatore Glauco (trasformato in dio) e, per gelosia, sulla ninfa Scilla (trasformata nel mostro a sei teste, di cui molto sappiamo dai racconti di Omero) si trova padrona assoluta di sé stessa e della sua isola.
La vediamo affinare i suoi saperi medici, divertirsi nello sperimentare trasformazioni accogliere il dio Hermes ciarliero, pettegolo e appassionato, seguire Dedalo l’artigiano nel viaggio che la condurrà da sua sorella Pasifae che sta per partorire il Minotauro, ammansire Scilla al loro passaggio e poi tornare fino all’arrivo di Odisseo.
Una fiamma e poi il buio. E qui può cominciare un’altra vita.
Questa Circe è caleidoscopica, raduna in sé tutte le possibili sfaccettature del femminile, positive e negative. Mobile, attiva, curiosa, felice e al contempo cupa, potente, ma mai apprezzata. Sognatrice e risolutrice, libera, ribelle eppure sempre devota.
Stati d’animo che Alessandra Fallucchi interpreta attraverso una gamma coloratissima di azioni, gesti, vocalità e intenzioni che rendono fino all’ultima incarnazione l’animo femminile e il suo indomabile sapere.
Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.













