Stimolare il dialogo italo-romeno intorno al teatro come luogo privilegiato di indagine, confronto e condivisione: una possibilità di incontro tra compagnie teatrali, artisti e pubblico che consente di approfondire la conoscenza reciproca. E’ questa la mission del Festival teatROmania_emersioni sceniche che dal 27 al 29 giugno prossimi proporrà la sua quarta edizione all’Accademia di Romania (Villa Borghese, Roma) grazie alla ricerca ed alla direzione artistica dell’Associazione Telluris Associati di Pontedera. Da quattro anni, dunque, il progetto (portato avanti con la collaborazione del Forum Intellettuali Romeni d’Italia e dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest) non è soltanto quello di ospitare una rassegna di teatro estero o dell’Est, ma di portare sulla stessa scena compagnie e artisti provenienti da tradizioni teatrali diverse, capaci di offrire al pubblico di Roma fermenti culturali di qualità e rilevanti per il confronto critico con la contemporaneità.
Ne parliamo con Letteria Giuffrè di Tellurius Associati
Come è nato questo progetto? Su quali sogni e ideazioni si è creato e quali sono le sue finalità?
Dopo alcuni viaggi in Romania, nel 2008 iniziamo la lavorazione dello spettacolo La colonna infinita, dedicato allo scultore romeno Constantin Brancusi e tratto dall’omonima pièce teatrale di Mircea Eliade. Ci avviciniamo così all’universo creativo di Brancusi, al suo sogno di trovare “una forma perfetta, che contenga tutte le forme”, cerchiamo di andare all’essenza del discorso creativo dell’artista, colto e sviscerato da un inedito Eliade in veste di drammaturgo. Due grandi personaggi, che oltre ad avere in comune la nazionalità, in qualche modo incarnano con la loro vita e le loro opere lo spirito universale dell’uomo di fronte alle grandi domande dell’esistenza. L’attore porta in scena, in un processo di contaminazione tra diversi linguaggi performativi, il suo stesso dramma: il blocco creativo – la ripetizione della forma, l’incubo di non riuscire a superarsi e ad andare oltre se stessi. Un argomento – quello del blocco creativo – tanto tabù quanto conosciuto a ogni artista. Ne viene fuori uno spettacolo particolare, strano, fuori dalle righe. In Italia trova spazio solo in contesti contaminati, marginali o informali, mentre in Romania riscuote grande successo anche da parte del pubblico e della critica ufficiale. È stato grazie a La colonna infinita che siamo arrivati all’Accademia di Romania, invitati a Spazi Aperti nel 2009. Abbiamo visto e lavorato negli spazi suggestivi della villa, lo spettacolo è andato in scena nella “rotonda” all’aperto e lì, proprio in quelle sere d’estate, ci è venuta l’idea di un festival che potesse essere una vetrina sul teatro e sulle drammaturgie dell’Est. Insomma, uno stimolo per il confronto tra culture diverse intorno ai linguaggi della scena, e così l’anno dopo, diamo il via alla prima edizione.
Raccontateci della scena teatrale rumena contemporanea. Esiste una drammaturgia che affronta tematiche contemporanee? Quali sono le sue proposte e con che tipo di linguaggio?
La percezione generale che si ha della Romania – e dei romeni – dall’Italia non ci aiuta molto a capire cosa stia succedendo lì – e più in generale nell’Europa dell’Est. I grandi cambiamenti economici, politici e sociali si rispecchiano anche nella produzione artistica contemporanea. Per esempio il cinema, più conosciuto da noi, ci delinea i contorni della società e le sue inquietudini, i traumi della storia recente, le ombre del passato insieme a uno slancio e una freschezza del tutto nuovi. In un certo senso, ricorda il fermento della nuova Berlino. In Romania, nella capitale ma anche in altre città, succede qualcosa di molto simile, ed è comprensibile intuirne i motivi e le analogie. Per quanto riguarda il teatro, negli ultimi anni in Italia cominciano ad arrivare sporadiche produzioni dell’Est, anche grazie a progetti o festival come il nostro. La drammaturgia contemporanea romena è molto interessante ed è stata da stimolo alla nascita di teatROmania: nella prima edizione abbiamo preferito proporre un cartellone contaminato, con molta musica, danza e teatro, per introdurre lo sguardo su questo teatro in modo ampio e non aggredire subito con spettacoli in lingua. L’anno successivo abbiamo avuto l’onore di ospitare due spettacoli –prodotti da teatri diversi– della drammaturga Alina Nelega, che è stata presente alle rappresentazioni. Lei, oggi direttore artistico di un importante teatro in Romania, altri autori più giovani, ma anche il più conosciuto (perché attivo in Francia) Vișniec, sono estremamente interessanti e spero vivamente che trovino sempre più spazio nella “vecchia Europa”. Ciò che mi colpisce è lo stile della scrittura, il ritmo, la capacità di sintesi, una parola che si presta in modo fresco e tagliente al gioco scenico. Ma non voglio generalizzare, ogni autore, come in qualsiasi altra parte del mondo, ha bisogno delle sue accurate riflessioni. Le anteprime nazionali che abbiamo a teatROmania hanno avuto sinora una calorosa accoglienza da parte del pubblico, mi ha colpito molto come molta gente si ferma con gli autori e gli artisti dopo le rappresentazioni, con uno spirito misto di curiosità e sorpresa. Devo dire che il fattore linguistico non ha limitato il fluire dei messaggi, delle emozioni e della forza espressiva che questi spettacoli ci hanno dato. Se abbiamo aperto una breccia mi auguro che questa venga colta, oltre che dal pubblico anche dagli operatori del settore.
Com’è in Romania il rapporto fra il Teatro e le istituzioni? C’è un sostegno ufficiale oppure, la maggior parte della ricerca è affidata alle compagnie indipendenti?
C’è ancora una realtà istituzionale che ha ereditato, nel bene o nel male, l’organizzazione precedente il 1989. Nel contempo, però, alcune delle istituzioni pubbliche si sono internazionalizzate, anche molto –basti pensare al festival di Sibiu che oggi è uno più grandi d’ Europa– mentre altre hanno avuto un ridimensionamento di fondi. Parallelamente, si stanno affermando sempre più compagnie e gruppi indipendenti, in uno spazio ancora non così saturo come da noi.
Nel corso di questi quattro anni come si è evoluto il Festival? E come sono cresciuti i rapporti con le compagnie italiane che vi partecipano?
Noi –Telluris Associati– siamo una piccola compagnia e in più operiamo in Toscana, quindi organizzando il festival in trasferta. Abbiamo dovuto subito avvalerci di collaboratori locali, in primis l’Accademia di Romania, che col suo staff organizza con noi l’evento, e il FIRI (forum degli intellettuali romeni d’Italia), che si occupa di mediazione, traduzioni, supporto locale. Sempre con loro abbiamo in cantiere la pubblicazione delle varie pièce rappresentate finora a teatROmania tradotte in lingua italiana, per consentire una più ampia diffusione di queste scritture. Con lo scorso anno abbiamo dato un taglio internazionale al festival, nell’idea che queste giornate debbano essere da stimolo a nuovi incontri e una piattaforma di sperimentazione, più che una sola vetrina. Infatti accanto a produzioni che arrivano dalla Romania, spesso di gruppi indipendenti ma comunque per la prima volta in Italia, teatROmania invita compagnie italiane che abbiano messo in scena opere di drammaturghi dell’Est – o ispirate a essi – o che accolgano il nostro invito a iniziare a farlo, sulla base della tematica scelta di anno in anno, come è stato il caso di Wasabi (Milano), Scenari Armonici (Parma), Progetto Miniera (Roma) o della stessa Telluris – tutte compagnie indipendenti.
Il festival diventa così la prima scena di una nuova produzione – site specific – che prende qui vita e che troverà forma altrove.
Al di là delle progettualità, pensate che il teatro possa davvero essere un luogo di incontro, confronto e condivisione fra culture? Anche in questo momento epocale così difficile e diffidente?
Perché no? Quest’anno non a caso abbiamo scelto di indagare sul mondo delle fiabe e… sull’eterno ritorno alla loro saggezza! Superare le difficoltà congiunturali è possibile, anche nell’azione culturale, se si fa gioco di squadra, ottimizzando le risorse e attivando reti significative di collaborazione.
Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.












