Cosa potesse essere “quella” Londra della seconda metà degli anni ’70, quella dove esplose il punk in tutte le sue declinazioni, si può scoprire nello spettacolo Love Kills, andato in scena al Teatro di Documenti.

Scritta da Alessandra Eva Modica, la storia di Sid Vicious e dei Sex Pistols, ci viene raccontata come esempio estremo di trasgressione, provocazione, emarginazione con, in più, una vena politica anarchica.

immagine per Love Kills, al Teatro di Documenti.
Love Kills, al Teatro di Documenti.

 

Il testo è forte e dirompente, come in un déjà vu di spettacoli ormai dimenticati: inizia con gli attori che fanno entrare il pubblico in una delle sale dell’immaginifico Teatro, opera di Luciano Damiani a suon di parolacce, urla, relazioni dirette, bottiglie scolate a canna.

Ci si accomoda, ma dura poco: il tempo di una presentazione dei personaggi che incontrano per la prima volta Nancy, la groupie americana attorno alla quale girò tutta la breve vita di un gruppo musicale destinato, nonostante tutto, a restare scolpito nell’immaginario collettivo.

Poi tutti in un’altra sala, quella più teatrale dove si viene accolti dal letto di Sid e Nancy che sarà l’unico palcoscenico ingombro di siringhe, lacci emostatici, pasticche, lattine di birra, bottiglie e tutto l’armamentario della perdizione chimica.

Sono stati proprio gli anni ’70 a portare alla luce disagi ed emarginazioni di un mondo che cambiava in fretta senza, però, tenere conto delle classi operaie, delle povertà, delle solitudini, tutti luoghi in cui la droga e l’alcol doventavano il sostegno più semplice e a portata di mano da procurarsi. Bastava avere qualche sterlina e quella le ragazze sapevano come procurarsela. E anche i ragazzi.

Chissà come viene percepito quel tempo, neanche troppo lontano, da chi, in quegli anni non era ancora nato, da chi è cresciuto con altri valori, con altri supporti e con un’altra narrazione della realtà.

Non che fosse un tempo eroico, ma è stato lo starter di una nuova visione del mondo, di nuove leggi, di maggiori attenzioni, supporti e possibilità. Che non sono durate molto, ma che hanno forgiato il tempo attuale, decisamente molto più “comodo” di quello di allora.

immagine per Love Kills, al Teatro di Documenti.
Love Kills, al Teatro di Documenti.

 

Il testo dello spettacolo, che a prima vista potrebbe sembrare aggressivo, scomodo offensivo, in realtà racconta non solo la storia del bel bassista dei Sex Pistols che trova nella sua ragazza dannazione, supporto, complicità, unicità, motivazioni, affetto, bellezza, passione e amore, ma riesce anche ad entrare nel mood di un’epoca complessa come poche altre.

La regia dettagliata, movimentata e ritmica di Massimiliano Vado cesella soprattutto la recitazione, la forza delle parole, l’unicità della performance e l’espressività degli attori, ma il testo si presterebbe anche a una sperimentazione eccessiva, crudele, sacrificale, fuori dai canoni estetici.
Certo, non siamo più abituati a questo e per molti spettatori lo spettacolo sarà stato disturbante ed eccessivo. Non è più il tempo in cui è normale infrangere le regole. Siamo entrati nel tempo in cui è diventato necessario farlo.

Forti e ben compresi nei loro personaggi Lorenzo Martinelli (Malcolm) e Federico Valdi (Johnny) che sono riusciti ad entrare non solo nei caratteri, ma anche nel sentire dell’epoca.
Alessandra Eva Modica si immedesima con sapienza nella groupie ambiziosa, nell’eroinomane che muta la vita di Vicious, a tratti impaurita e storidita, gioca con un po’ di timore (reverenziale?) col personaggio che ha creato, ma che sembra, a volte, dominarla.

Nel ruolo faticoso, estremo, sexy e mutevole di Sid, Andrea Memoli usa con perizia e con grazia, la sua fisicità e la sua espressività per scovare le sfumature dell’anima punk di Vicious; si diverte a rendere il personaggio, nonostante, anche lui, in alcune scene sembri sovrastato e incredulo da tanto eccesso e provocazione.

La bravissima scenografa Giorgia Zafarana, che immagina la stanza n. 100 dell’Hotel Chelsea, quella dove tutto finisce, come un tripudio di minimalismo e disfacimento,mentre, in scena entra anche l’aiuto regia Silvia Brandolini che  interpreta con intenzione un’occasionale amica della coppia che morirà nella loro totale indifferenza.

Love Kills può essere letto come uno squarcio su un passato tanto recente quanto dimenticato, come una storia d’amore furente e incontenibile, o come la riproposizione di quella disobbedienza al conformismo, con la quale il punk si proponeva di “fare incazzare tutti e far pensare la gente”.

E di questo ne abbiamo, ogni giorno di più, bisogno.

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Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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