Quello che si è appena chiuso è stato un anno complicato per tutti, anche per la cultura sempre in bilico fra libertà di immaginario, di creazione e schemi di mercato.
Artisti, gente di teatro, scrittori e, in genere, chi pratica la cultura dopo alcuni anni in cui si è provato a trovare del buono nelle modalità proposte dal mainstream, cominciano a non riuscire più a riconoscersi nel gioco del contributo e del finanziamento (sia quelli stratosferici, sia quelli irrisori) dato in cambio di proposte che devono sempre rispondere alle stesse richieste: innovazione, giovani under 35, spettacolarità. Tutte direzioni che, alla lunga, non riescono più a creare un prodotto voluto, sentito, umano, reale. Nell’arte, come nello spettacolo o nell’editoria.
Ma, forse, siamo all’alba di una nuova visione. Almeno per coloro che nel progettare e nel narrare la cultura ci mettono passione, creatività e cuore.

art a part of cult(ure) – come i lettori, sempre affezionati, sanno bene – ha scelto, fin dall’inizio, di seguire lo slancio della curiosità, della scoperta, dell’incontro con tutte le arti, privilegiando quelle nascoste, quelle senza voce; gli spettacoli dei teatri più piccoli o dei festival di periferia; i libri che non avranno passaggi in TV e raramente saranno nelle vetrine delle grandi catene di librerie; le mostre che coniugano estetica ed etica, che sanno anche far rivivere i territori e portare benefici alle comunità, o mettere in risalto opere capaci di raccontare il presente fatto anche di tanto passato e di complessità.
È una ricerca continua, quella fatta dalla redazione e dai collaboratori, per poter proporre prodotti culturali che non siano sempre e solo al centro dell’interesse “ufficiale”, né di quella forza centrifuga, spesso distruttrice, che sono i dibattiti sui social, dove l’aggressività vince anche sulla qualità.
È un lavoro entusiasmante leggere i comunicati stampa e capire quanta bellezza ci sia in un progetto, oppure quanta strada c’è ancora da fare… a volte siamo tentate di scambiare opinioni con tutti, di farci raccontare cosa porta a inventare nuovi percorsi, di offrire consigli.
Purtroppo non c’è mai tempo per ascoltare davvero tutti, ma per chi sa suscitare emozione, proviamo a trovarlo sempre.
E l’emozione che ci guida non è mai quella dei tutorial per essere vincenti, per preparare la descrizione migliore, per – in qualche modo – dare un’immagine professionale, certo, ma a volte non veritiera.
Ci guida l’emozione che privilegia il bello, la ricerca, il non fidarsi delle abitudini, l’andare oltre il visibile.
L’augurio per questo 2025 è quello di tuffarsi nel mare della creatività, del pensiero trasversale, del dialogo, della rivelazione, della promessa.
Noi ringraziamo tutti i lettori, tutti i redattori, i collaboratori, gli uffici stampa, gli addetti ai lavori e non e, in genere, chi ci porta meraviglia e splendore.
Buon anno a tutte e tutti voi, di vero cuore.
Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.
- Isabella Moroni
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