L’Imperatrice. Intervista impossibile a Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione in scena a Teatrosophia, fino a domenica 19 ottobre è la seconda carta degli arcani maggiori femminili che viene “voltata” e “letta” nel progetto teatrale Free Women Suite, ideato da Andrea Balzola e Beatrice Schiaffino.

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L’Imperatrice. Intervista impossibile a Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione – Teatrosophia 2025

Sono storie di donne libere e ribelli, iniziate con La Papessa e pronte a moltiplicarsi in sette storie di coloro che hanno saputo incarnare la forza e il simbolismo racchiusi nei Tarocchi.

Virginia Oldoini, la Contessa di Castiglione, nata nel 1837, è stata una donna straordinaria, di quelle che, purtroppo non ci è più dato di poter incontrare: bellissima e intelligente, dalla vita turbolenta e dalla fama ambigua (oggi si direbbe controversa), fu una pioniera di mode e di arte (fra le prime a indossare biancheria intima di seta e a sperimentare la fotografia artistica) e, già da giovanissima, capace di trasgredire e sedurre.
E, come diceva sempre, di salvare il papato e fare l’Italia. Una realtà.

Su richiesta di suo cugino, Camillo Benso Conte di Cavour, divenne una spia italiana alla corte di Versailles al fine di favorire il ruolo del Piemonte nelle trattative che avrebbero toccato anche la questione italiana. Per riuscire nel suo compito, sarebbe diventata l’amante dell’Imperatore Napoleone III.
Fra gli altri, ovviamente.

Virginia si materializza sul palcoscenico con la grazia e la passione di Beatrice Schiaffino, avvolta in un abito di un color melanzana cangiante che lascia senza fiato, cosparso di rose e ricami, con una scollatura profondissima di pizzo, indossando fili di perle e anelli lucenti ad ogni dito.

È pronta a rispondere alle video domande di un’intervistatrice molto pop e molto contemporanea che conduce un programma (dal titolo proprio di Free Women Suite) sospeso fra il gossip e la seduta psicoanalitica.

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L’Imperatrice. Intervista impossibile a Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione – Teatrosophia 2025

È questa la cifra drammaturgica del progetto di cui L’Imperatrice fa parte: una contaminazione di passato e presente, un’innovazione nel linguaggio teatrale, un salto alternato dal passato al presente, che consente alla protagonista di raccontare anche la parte meno visibile della sua vita, quella della solitudine, che sarà la sua realtà e l’accompagnerà fino alla morte.

Non saprei dire se questa attualizzazione, così connotata da sigle azzurrine digitali e filmati di guerre contemporanee, renda più vicina agli spettatori di oggi la vita, la storia e l’essenza della Contessa.
Sicuramente, però, toglie alla bravura di Schiaffino la possibilità di offrire le sfaccettature più nascoste del personaggio, di usare il sottotesto, di dialogare con lo spettatore, costruendo con lui quell’opera di seduzione di cui narra.

Nell’intensità della recitazione, nella capacità di trasformarsi e incarnare il personaggio, nelle (brevi) incursioni nell’ironia che caratterizzano l’interpretazione, perché non dare modo a quel mondo, ormai sconosciuto, di rivelarsi in tutta la sua potenza che va oltre ogni moda?

Ricordo il racconto della Contessa che faceva mia nonna quando ero bambina: di tutta la sua storia -scremata per l’infanzia che la ascoltava- a me rimanevano gli specchi velati di nero, le finestre serrate della sua casa, il tornare sui ricordi dei fasti, mentre si lasciava in qualche modo morire.
Un’eroina disperata che solo la mia successiva passione per il decadentismo, riportò alla vita scintillante che Virginia aveva vissuto prima di essere abbandonata da chi l’aveva usata e sfruttata.

Un ricordo che, nell’alternarsi di voci registrate e reali, sulle quali va in scena il testamento tradito della Contessa di Castiglione, torna prepotentemente e fa riemergere quello spirito simbolista che sa assegnare ad ogni oggetto un valore vitale e al contempo una visione estrema della realtà.

Che, forse, non è poi così diverso da quel che succede nella contemporaneità.

L’Imperatrice
Intervista impossibile a Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione

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Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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